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Chat erotica con minorenne: è reato inviare una foto hard?

13 Febbraio 2021
Chat erotica con minorenne: è reato inviare una foto hard?

Ho inviato una foto hard a una ragazza minorenne conosciuta in una chat anonima. Lei era consenziente. Il fratello ha scoperto la foto e ora vuole denunciarmi. Cosa rischio? Ho commesso reato inviando una foto erotica a una minorenne?

I reati che più si avvicinano alla situazione prospettata sono quelli di adescamento di minorenni (art. 609-undecies c.p.) e di corruzione di minorenne (art. 609-quinquies c.p.).

Il primo reato punisce con la reclusione sino a tre anni chi adesca un minore di anni sedici per commettere un reato a sfondo sessuale.

Per la precisione, l’adescamento di minorenni presuppone che le lusinghe nei confronti della persona minore di sedici anni siano dirette a commettere uno dei seguenti reati: riduzione in schiavitù, prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico (anche virtuale), iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenni o violenza sessuale di gruppo.

Secondo la legge, per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo di internet o di altre reti o mezzi di comunicazione.

Dunque, la lusinga o l’allettamento del minore, di per sé, non costituisce reato; lo è, però, se è diretto a commettere uno dei reati sopra elencati, anche se poi l’intento non si realizza concretamente (per questo si dice che l’adescamento di minorenni è un reato di pericolo, perché è sufficiente che vi sia il semplice pericolo astratto che si verifichi una delle conseguenze che la norma intende scongiurare).

Per quanto riguarda l’età dichiarata dal minore, rientrerebbe in quella indicata dalla legge, pertanto non ci si può giustificare affermando di non avere contezza dell’età della vittima.

Peraltro, anche se la ragazza avesse dichiarato un’età superiore al limite di legge (sedici), la legge (art. 609-sexies c.p.) dice che l’ignoranza dell’età della persona offesa non scusa, a meno che non fosse un’ignoranza inevitabile.

Orbene, nel caso esposto, almeno così come prospettato, l’invio della foto erotica non sembra accompagnarsi a lusinghe o tentativi di ottenere lo stesso materiale o, peggio ancora, di commettere violenza. Anzi, sembrerebbe che l’invio del materiale sia stato in qualche modo sollecitato dal minorenne. Tuttavia, se si dovesse provare che l’invio di detta immagine è stata accompagnata da minacce, lusinghe o “stratagemmi” per ottenere una foto dello stesso contenuto da parte del minorenne o, peggio ancora, l’esibizione di parti intime del proprio corpo, allora potrebbe integrarsi il reato.

Passiamo ora al delitto di corruzione di minorenne che punisce con la reclusione fino a cinque anni le seguenti condotte:

  • chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere;
  • chiunque fa assistere una persona minore di anni quattordici al compimento di atti sessuali, ovvero mostra alla medesima materiale pornografico, al fine di indurla a compiere o a subire atti sessuali.

In assenza di pressioni, non è possibile parlare del reato di corruzione di minorenne. Si evince chiaramente da questo articolo che, affinché possa integrarsi il reato in questione, non è sufficiente mostrare al minore di quattordici anni una o più immagini pornografiche, ma è necessario che tale condotta sia finalizzata a far compiere o subire al predetto atti sessuali.

Inviare una foto pornografica a una terza persona, anche se minorenne, non costituisce di per sé reato: per essere considerata come corruzione di minore, l’azione deve consistere nel far assistere al minore ad atti sessuali in sua presenza o mostrare fotografie pornografiche per indurlo ad effettuare a sua volta atti sessuali.

Dunque, anche se nel caso prospettato l’interlocutore fosse minore di quattordici anni, dovrebbe essere provata la volontà consapevole (il dolo, cioè) di fargli compiere un atto sessuale; circostanza che, da quanto raccontato, non sembra ricorrere.

Diverso sarebbe stato, invece, il caso di chi chiede consapevolmente a minori di inviargli delle proprie foto a sfondo pornografico: in questa ipotesi potrebbe ricorrere il reato di pornografia minorile (ma anche in questa circostanza andrebbero fatte le dovute specificazioni, visto che la Corte di Cassazione, con la sentenza del 21 marzo 2016 n. 11675, ha stabilito che la detenzione e la cessione di materiale pedopornografico costituisce reato solamente quando le immagini sono carpite contro la volontà del minore, e non quando questi le diffonde spontaneamente).

Tirando le fila di quanto detto sinora, non sembrano ravvisarsi delitti nella condotta così come descritta nel quesito. Va comunque precisato che tali comportamenti, in caso di denuncia, possono comunque essere oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica in quanto si tratta di reati particolarmente gravi e pericolosi. Occorre quindi sempre evitare tali condotte, anche quando si agisce in buona fede e apparentemente sembra che non si possano commettere reati, in quanto la normativa posta a tutela dei minorenni, soprattutto in tema di reati sessuali, è molto complessa e severa, ricca di sfumature che possono sfuggire a chi non presta la dovuta attenzione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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