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Il medico che rispetta le linee guida non è sempre esente da responsabilità penale

3 Febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Febbraio 2014



In caso esito infausto dell’operazione, non basta l’adempimento delle linee guida della scienza medica ad esonerare il chirurgo da responsabilità penale: occorre verificare tutti gli elementi del caso concreto.

 

Dopo l’intervento con esito negativo per il paziente, il medico non è automaticamente esente da responsabilità per il solo fatto di essersi attenuto alle linee guida e alle best practice della scienza medica. Bisognerà infatti verificare che il medico si sia diligentemente attenuto alle linee terapeutiche più accreditate dalla scienza; si dovrà, a tal fine, guardare al caso clinico concreto e risalire alla vera causa delle lesioni subite dal paziente.

È quanto ricordato da una recente sentenza [1] della Cassazione,secondo cui la legge Balduzzi [2], pur avendo previsto la responsabilità penale del medico attenutosi alle linee guida  soltanto nei casi di dolo e colpa grave, non ha inteso stabilire che il solo rispetto delle direttive della scienza medica basti ad esonerare il medico da conseguenze penali.

È indispensabile accertare il nesso di causalità tra il peggioramento delle condizioni di salute del paziente e la condotta del medico. Se, infatti, quest’ultimo ha commesso un errore nella diagnosi o nella cura occorre stabilirne la gravità onde accertare il grado di colpa del medico stesso.

Se si tratta di colpa lieve, il medico che si è comunque attenuto alle linee guida scientifiche, non può essere considerato penalmente responsabile del danno subito dal paziente, ferma restando la responsabilità civile risarcitoria.

Se invece la negligenza del medico è stata tale da poter parlare di colpa grave, o addirittura gli errori siano stati da lui commessi con coscienza e volontà (dolo), il medico è passibile di condanna penale.

 

Vicenda

Nel caso trattato dalla citata sentenza, i giudici hanno escluso la responsabilità penale di un chirurgo estetico il quale aveva ritardato nel rimuovere le protesi che facevano infezione alla paziente. Il medico aveva provato in giudizio l’adempimento delle linee guida scientifiche e non c’erano elementi sufficienti per ritenere la sua colpa grave nell’inadeguatezza degli accertamenti clinici. Egli è stato comunque condannato al risarcimento del danno subito dalla donna.

note

[1] Cass. sent. n. 5028 del 31.01.2014.

[2] Art. 3 L. 189/12.

 

Autore immagine: 123rf.com


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