Reddito di cittadinanza: conta per il gratuito patrocinio

8 Febbraio 2021 | Autore:
Reddito di cittadinanza: conta per il gratuito patrocinio

Il sussidio va rilevato quando si deve determinare il reddito che dà diritto ad avere il difensore a spese dello Stato. La nuova soglia da rispettare.

Chi percepisce il reddito di cittadinanza e, per qualsiasi motivo, ha bisogno di un avvocato, non ha diritto «a priori» di beneficiare del gratuito patrocinio ma dovrà rientrare nella soglia massima stabilita dal decreto del ministero della Giustizia per poter avere un difensore a spese dello Stato. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, sottolineando che il reddito di cittadinanza è rilevante ai fini di determinare il limite di reddito per rientrare nel gratuito patrocinio.

Per confermare questo aspetto, l’Agenzia rispolvera una sentenza della Cassazione in cui si sostiene che «ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per la determinazione dei limiti di reddito rilevano anche i redditi che non sono stati assoggettati ad imposte vuoi perché non rientranti nella base imponibile, vuoi perché esenti, vuoi perché di fatto non hanno subito alcuna imposizione; ne consegue che rilevano anche i redditi da attività illecite ovvero i redditi per i quali l’imposizione fiscale è stata esclusa» [1].

In altre parole, per avere il beneficio della difesa pagata dallo Stato rilevano anche i redditi che, come quello di cittadinanza, viene considerato ai fini Isee ma non è tassabile.

Va ricordato che un decreto del ministero della Giustizia, recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha alzato la soglia massima per accedere al gratuito patrocinio sulla base degli aggiornamenti Istat. Il nuovo limite è stato fissato in 11.746,68 euro, vale a dire 252,86 euro in più rispetto agli 11.493,82 euro della vecchia soglia. Questo comporta un aumento della platea dei beneficiari di circa 280mila persone.

Per determinare la soglia di reddito che consente l’accesso al gratuito patrocinio, bisogna tenere conto anche dei redditi:

  • esenti per legge dall’Irpef, come la pensione di invalidità, l’accompagnamento o, appunto, il reddito di cittadinanza;
  • soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (interessi sui conti correnti, ad esempio);
  • soggetti a imposta sostitutiva.

Questi redditi si aggiungono alle pensioni sostitutive della retribuzione, agli assegni di separazione o di divorzio, agli interessi su fondi o titoli di investimento, ecc.


note

[1] Cass. sent. n. 36362/2010.


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