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Quando vanno in prescrizione le tasse non pagate?

8 Febbraio 2021
Quando vanno in prescrizione le tasse non pagate?

Quando si prescrivono le imposte e le cartelle esattoriali: i termini massimi per avviare l’accertamento fiscale e il pignoramento. 

Ci si chiede spesso quando vanno in prescrizione le tasse non pagate. La prescrizione è infatti l’unico modo per liberarsi dai debiti quando non si è potuto (o voluto) fare ricorso al giudice e l’atto di pagamento è divenuto definitivo.

Per comprendere però quando vanno in prescrizione le tasse non pagate bisogna innanzitutto ricordare quali sono le tecniche che la Pubblica Amministrazione e gli enti locali possono attuare per recuperare le somme ad essi dovuti: tecniche che – come noto – si avvalgono delle cosiddette «cartelle esattoriali», anche note come «cartelle di pagamento». Sono questi atti che, al termine di un procedimento amministrativo, segnano il passaggio alle “maniere forti”. Le cartelle esattoriali sono infatti «titoli esecutivi» ossia documenti che, una volta emessi e notificati al debitore, consentono nei suoi confronti l’avvio del pignoramento senza la necessità di ricorrere a un tribunale. 

Dunque, chiedersi quando vanno in prescrizione le tasse non pagate equivale a sapere quando vanno in prescrizione le cartelle esattoriali poiché sono queste l’ultimo tassello di una lunga serie di atti rivolta al recupero delle imposte. Ma procediamo con ordine.

Cosa succede a chi non paga le tasse?

Non pagare le tasse è, innanzitutto, un illecito tributario, di carattere quindi amministrativo. La conseguenza è l’applicazione di una sanzione pecuniaria che si aggiunge all’importo originariamente dovuto. Così l’importo delle somme dovute allo Stato, alla Regione, alla Provincia o al Comune lievita per il solo fatto di non aver pagato nei termini. 

La pendenza di tale debito comporta una conseguenza di carattere patrimoniale: l’avvio della procedura di riscossione esattoriale che culmina con il pignoramento dei beni del contribuente. 

Solo al superamento di determinate soglie stabilite dalla legge l’evasione fiscale fa scattare anche conseguenze di carattere penale. Il più delle volte, si tratta di importi talmente alti da essere applicabili soprattutto agli imprenditori. Sul punto, leggi “L’evasione fiscale è reato?“. Tanto per fare un esempio, l’omesso versamento Iva diventa reato solo se, in un singolo anno d’imposta, il debito con l’Erario raggiunge 150mila euro. In questo caso, dunque, alle conseguenze di carattere tributario (applicazione delle sanzioni e pignoramento) si aggiungono anche quelle di carattere penale.

Chi riscuote le tasse non pagate?

Abbiamo appena detto che chi non paga le tasse nei termini indicati dalla legge subisce una procedura di accertamento fiscale e, successivamente, quella di riscossione esattoriale. La prima, che mira a contestare l’illecito e a sollecitare il pagamento bonario, è condotta direttamente dall’ente titolare del credito (ad esempio, l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune). La seconda invece, che ha come scopo l’esecuzione forzata tramite il pignoramento dei beni del debitore, è gestita dall’Agente per la riscossione esattoriale: Agente che, per i crediti dovuti allo Stato, è Agenzia Entrate Riscossione, mentre per quelli dovuti agli enti locali, è la società di riscossione locale con cui l’ente ha stretto un’apposita convenzione. 

Quanto tempo per riscuotere le tasse?

La legge fissa dei termini massimi per accertare il mancato pagamento delle tasse e, una volta accertata l’inadempienza, per riscuoterle. 

Partiamo dall’accertamento. Se è in contestazione una dichiarazione dei redditi non veritiera (si pensi al caso di chi occulti dei redditi in nero o incrementi artificialmente i costi), gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. 

Se invece è in contestazione la stessa presentazione della dichiarazione (nel caso cioè in cui questa venga omessa o sia nulla), l’avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

Per quanto riguarda invece la riscossione, i termini sono diversi a seconda del tipo di tassa. In particolare:

  • Irpef: 10 anni;
  • Irap: 10 anni;
  • Ires: 10 anni;
  • Iva: 10 anni;
  • Imposta di bollo: 10 anni;
  • Imposta ipotecaria: 10 anni;
  • Imposta catastale: 10 anni;
  • Canone Rai: 10 anni;
  • Contributi alla Camera di Commercio: 10 anni;
  • Imu: 5 anni;
  • Tari: 5 anni;
  • Tasi: 5 anni;
  • Tosap: 5 anni;
  • sanzioni amministrative: 5 anni;
  • violazioni del Codice della strada: 5 anni;
  • contributi previdenziali Inps: 5 anni;
  • contributi assistenziali Inail: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni.

Scaduti questi termini, le tasse non accertate ed il cui mancato pagamento non è stato contestato al contribuente cadono in prescrizione.

Quando cadono in prescrizione le cartelle esattoriali?

Se l’Ente titolare del credito (ad es. Agenzia Entrate, Comune, Inps, ecc.) contesta al contribuente, nei termini appena indicati, l’omesso versamento delle tasse, e non interviene alcun pagamento, la pratica passa all’Agente per la riscossione esattoriale che, come abbiamo detto prima, per i crediti della Pubblica Amministrazione è Agenzia Entrate Riscossione.

Quest’ultimo notifica al contribuente la cartella esattoriale e, dopo di questa, avvia gli atti cautelari (ad esempio, ipoteca, fermo) e/o esecutivi (pignoramento).

Se dopo la cartella esattoriale non viene avviata alcuna azione legale, scatta anche in questo caso la prescrizione.

Tuttavia, se non ci sono dubbi sui termini di prescrizione delle tasse (v. sopra), sui tempi di prescrizione delle cartelle esattoriali si registrano due diverse interpretazioni.

Secondo una prima interpretazione – che al momento sembra essere quella più seguita – i termini di prescrizione delle cartelle sono gli stessi di quelli previsti per le imposte o sanzioni che sono alla loro stessa base. Così, ad esempio, una cartella relativa ad Iva, si prescriverebbe nel termine di 10 anni, mentre una per il bollo auto nel termine di 3 anni.

Secondo un altro orientamento che si sta via via sempre più affermando, anche dinanzi alla stessa Cassazione, la prescrizione delle cartelle esattoriali è sempre di cinque anni, a prescindere dal tipo di somma riscossa. Leggi sul punto Cartella esattoriale: prescrizione sempre di cinque anni.

Questa posizione è stata sposata, proprio di recente, da un altro (l’ennesimo) tribunale: la Commissione Tributaria Provinciale di Varese [1]. Secondo quest’ultima, i crediti erariali, quindi pur attinenti alle imposte dirette e Iva, contenuti in una intimazione di pagamento che ne contenga anche i relativi titoli esattoriali, si prescrivono nel termine di cinque anni poiché tali ultime cartelle sono atti amministrativi. 

La Ctp si è attenuta all’orientamento di Cassazione con cui è stata messa in evidenza la natura dell’atto esattoriale (la cartella), quale provvedimento amministrativo che, pur se cumulante in sé le caratteristiche del titolo esecutivo, risulta comunque privo della capacità di acquisire efficacia di giudicato. Per tali ragioni è stato applicato il termine prescrizionale quinquennale sotteso a ogni atto amministrativo.


note

[1] Ctp Varese, sent. n. 206/04/2020.

Autore immagine: depositphotos.com

 Ctp Varese, sent. n. 206/04/2020.

La ricorrente, che si difende in proprio, impugna l’avviso di intimazione indicato in premessa, eccependo quanto segue:

1) nullità dell’avviso di intimazione per omessa notifica dell’atto prodromico, nullità della cartella, perché mai notificata e conseguente nullità dell’estratto di ruolo ivi unitamente impugnato;

2) illegittimità della cartella relativa a credito prescritto.

L’avviso di intimazione in epigrafe è stato emesso sul presupposto della notifica alla ricorrente della cartella esattoriale n. (…), asseritamente effettuata il 31 marzo 2016.

Ciò premesso la ricorrente ne eccepisce invece l’omessa notifica, non avendo mai ricevuto al proprio domicilio il predetto atto.

La stessa dichiara che, recatasi presso l’Agenzia delle entrate-Riscossione Agente della Riscossione per la Provincia di Varese, le è stata consegnata dall’addetto allo sportello l’estratto in atti depositato. Sostiene la parte che la documentazione visionata non persuade circa l’asserita regolarità della notificazione, poiché, in primo luogo, pare non essere sufficiente a dimostrare l’avvenuta notifica (…).

Non essendo la cartella esattoriale (oggi impugnata insieme all’avviso di intimazione sopra indicato e all’estratto di ruolo) mai notificata la stessa deve ritenersi nulla e la somma richiesta non più dovuta.

2) Illegittimità della cartella relativa a credito prescritto.

A causa della mancata notifica della cartella esattoriale impugnata, vi è estinzione del credito intimato, visto il decorso del termine di prescrizione quinquennale previsto dalla legge.(…)

Ciò posto dall’esame degli atti depositati dalla parte ricorrente e in assenza di contrarie dimostrazioni di parte convenuta, si deve rilevare l’assenza di elementi che certifichino l’avvenuta notifica degli atti.

Per quanto concerne la seconda questione si deve rilevare che a tal riguardo le Sezioni unite della Cassazione hanno ribadito la prescrizione quinquennale per le cartelle esattoriali relative a tributi Irpef, avendo la stessa natura di atto amministrativo, che cumula le caratteristiche del titolo esecutivo, ma essendo prive di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato, né potendo costituire atto interruttivo la sola iscrizione a ruolo del tributo da parte dell’Agenzia delle entrate.

Non risultando agli atti avvenute notifiche di atti interruttivi, si deve dichiarare in merito l’avvenuta prescrizione della pretesa erariale.

P.Q.M.

La Commissione dichiara accolto il ricorso. Nulla per le spese.


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