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Cosa succede se ti rubano il codice Iban?

3 Giugno 2021 | Autore:
Cosa succede se ti rubano il codice Iban?

Si può truffare una persona conoscendo le coordinate Iban e il numero di conto corrente bancario o postale?

Le coordinate bancarie sono oramai importanti quanto le proprie generalità o il codice fiscale. Ciò perché i pagamenti avvengono sempre più spesso tramite bonifici o mezzi analoghi che consentono non solo la sicurezza dell’incasso ma anche la tracciabilità del versamento. Proprio per via di questa enorme importanza attribuita ai conti correnti e a tutto ciò che riguarda gli strumenti bancari e postali, i malintenzionati si concentrano su truffe che consentano di accedere ai risparmi depositati presso gli istituti di credito per sottrarli.

Cos’è l’Iban? Cosa succede se ti rubano il codice Iban? L’Iban è quel codice composto di lettere e cifre che serve a individuare il conto di una persona. Ma non solo: la funzione principale dell’Iban è quella di consentire il pagamento mediante bonifico. Il bonifico è un’operazione bancaria che, su richiesta del cliente, consente di trasferire denaro da un conto corrente a un altro. Oggi, anche alcune carte prepagate sono munite di Iban, con la conseguenza che è possibile effettuare bonifici anche verso di essi. È rischioso fornire il proprio Iban? Cosa succede se qualche malintenzionato se ne appropria senza consenso? Si può essere truffati? È possibile che, mediante l’Iban, qualche ladro rubi i soldi che ci sono sul conto? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto. Prosegui nella lettura se vuoi sapere cosa succede se ti rubano il codice Iban.

Iban: cos’è?

Come anticipato, l’Iban (acronimo che sta per International Bank Account Number) non è altro che una serie di numeri che si riferisce alle coordinate bancarie. È costituito da 27 caratteri, tra i quali si trova anche l’identificativo del conto corrente.

L’Iban, infatti, fornisce determinate indicazioni. Ad esempio, le prime due lettere iniziali indicano la provenienza del conto (la sigla IT sta per Italia, DE sta per Germania mentre GB indica il Regno Unito), mentre le ultime dodici cifre individuano il numero di conto corrente.

Iban: a cosa serve?

Attraverso le coordinate Iban è possibile effettuare diverse operazioni bancarie; ad esempio, grazie agli attuali servizi di home banking, senza doversi recare presso il proprio istituto di credito (banca o poste) si può pagare direttamente da casa, semplicemente conoscendo il codice Iban del beneficiario.

Possedendo il codice Iban, si possono inviare bonifici indirizzati a beneficiari con conti in Italia e all’estero: ciò che occorre fare è semplicemente inserire le coordinate nell’apposito spazio, insieme alla causale del versamento ed i dati di chi lo riceve. Ovviamente, si può effettuare la stessa operazione presso lo sportello di una banca, compilando l’apposito formulario in formato cartaceo.

L’Iban consente non solo di fare, ma anche di ricevere bonifici, nonché accrediti direttamente sul proprio conto, come lo stipendio e la pensione.

Perfino alcune carte di credito o carte prepagate posseggono il codice iban, stampato sulla facciata principale della tessera: è il caso, ad esempio, della nota Postepay Evolution emessa da Poste Italiane.

L’Iban consente altresì di effettuare la domiciliazione delle utenze, come la bolletta della luce, del telefono o del gas. Così facendo, la società fornitrice del servizio preleverà l’importo della bolletta direttamente dal conto.

Iban: cosa succede se rubano le coordinate?

Come spiegato nell’articolo “È sicuro dare codice Iban“, le coordinate espresse dall’Iban non devono necessariamente essere tenute segrete; anzi, è prassi comune fornire il proprio Iban per farsi pagare compensi, onorari, parcelle, prestazioni, ecc.

Non c’è nulla da temere se qualcuno dovesse “rubare” il codice Iban di altri ovvero venirne a conoscenza senza l’autorizzazione del titolare del conto; ciò perché l’Iban serve solamente per effettuare i pagamenti, non per prelevare denaro.

In altre parole, se una persona viene a conoscenza del tuo codice Iban, ciò che al massimo potrà fare è disporre un bonifico a tuo favore; non potrà invece fare l’operazione inversa, cioè prelevare dal tuo conto predisponendo un bonifico a proprio vantaggio.

Poiché dall’Iban si viene a conoscenza anche del numero di conto corrente, si può pensare che un malintenzionato possa avvantaggiarsene per commettere una truffa. Così non è. Anche volendo risalire dall’Iban al conto corrente, una volta in possesso di questi dati non si può fare nulla, nemmeno conoscere l’intestatario del conto bancario o postale.

Conoscendo il codice Iban non si possono nemmeno autorizzare domiciliazioni indebite: poiché grazie al codice Iban è possibile solo effettuare pagamenti a favore dell’intestatario del conto, non è possibile addebitare spese o effettuare prelievi non autorizzati a carico di quest’ultimo.

Si può truffare con il codice Iban e nominativo?

Compiere una truffa conoscendo solamente il codice Iban è molto difficile se non impossibile. Come detto, l’Iban serve per ricevere bonifici: di conseguenza, chi è a conoscenza del codice Iban altrui potrà al massimo servirsene per fargli un pagamento.

Le cose non cambiano se, oltre all’Iban, il truffatore dovesse essere in possesso del nominativo oppure del codice fiscale del titolare del conto.

Ciò che davvero occorre a un truffatore per poter accedere al conto personale di un soggetto sono le credenziali riservate per effettuare l’accesso all’home banking. In altre parole, solo se in possesso della password necessaria ad entrare nell’area internet riservata, il truffatore potrà effettuare prelievi indebiti.

Un altro dato che va mantenuto segreto è il codice di sicurezza di tre cifre posto dietro le carte (di credito e di debito). Questo codice serve per autorizzare le transazioni a mezzo internet. Se un truffatore dovesse conoscere tale codice, unitamente al nominativo dell’intestatario e al numero della carta, potrebbe effettuare un ordine online e pagare con la carta altrui.



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