Quanto costa licenziare un lavoratore nel 2021

8 Febbraio 2021 | Autore:
Quanto costa licenziare un lavoratore nel 2021

Gli importi dei ticket che le aziende devono pagare quest’anno per lasciare a casa un dipendente dopo la scadenza del divieto.

Oltre ad un’eventuale ripresa della pandemia in termini di contagi, con tutte le conseguenze che già conosciamo, tra le principali preoccupazioni di questo 2021 c’è la scadenza del divieto di licenziare, prevista per il 31 marzo prossimo. Si parla di un’eventuale proroga a fine aprile ma, in ogni caso, equivarrebbe soltanto a spostare di un mese il vero problema, cioè ciò che succederà dopo quella data: la tanto temuta «emorragia di posti di lavoro» nel momento in cui le aziende saranno autorizzate ad aprire i rubinetti degli esuberi è una paura concreta.

Converrà davvero ai datori di lavoro snellire gli organici? Come noto, chi decide di licenziare i dipendenti deve pagare un ticket, vale a dire una tassa operativa dal 2013 da versare quando si interrompe un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, a meno che ciò accada in seguito a dimissioni volontarie, risoluzioni consensuali, decesso del dipendente o allontanamento di un lavoratore domestico. Lo scopo di questa tassa è quello di chiedere un contributo ai datori per tenere in piedi la Naspi da pagare al lavoratore disoccupato.

L’importo di questo ticket è pari al 41% del massimale mensile del trattamento di disoccupazione e va pagato per ogni anno di anzianità del dipendente presso l’azienda dalla quale viene allontanato fino ad un massimo di tre anni. Se un’azienda soggetta a cassa integrazione straordinaria opera un licenziamento collettivo, l’importo del ticket è molto più alto. A questo punto, quanto costa nel 2021 licenziare un lavoratore? Quest’anno, l’importo del ticket è fissato in 503 euro per ogni anno di anzianità maturato fino ad un massimo di 1.509,89 euro per chi ha alle spalle tre o più anni di servizio. Se, però, il licenziamento è collettivo e viene messo in atto senza un accordo sindacale, ogni anno di anzianità comporta un ticket di 1.509,84 euro per arrivare ad un massimo di 4.529,52 euro.

Il ticket è dovuto anche quando un lavoratore di dimette per avere accesso alla pensione ma ha diritto alla Naspi, cioè nei casi di prepensionamento con finestra (Opzione donna, quota 100, ecc.). Lo stesso vale in caso di risoluzione del rapporto di un lavoratore che percepisce un assegno ordinario di invalidità ed ha diritto alla disoccupazione.

Ci sono, però, delle situazioni in cui il ticket sui licenziamenti non va versato. Secondo quanto chiarito in merito dall’Inps, la tassa non è dovuta in caso di:

  • licenziamento di dipendenti già pensionati;
  • società in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria che hanno utilizzato la cassa integrazione straordinaria;
  • licenziamento per chiusura di cantiere, ma solo se le parti avviano la procedura di conciliazione e questa si conclude prevedendo la risoluzione del contratto per tale motivo.


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