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Così Draghi porrà fine all’assistenzialismo

8 Febbraio 2021 | Autore:
Così Draghi porrà fine all’assistenzialismo

Nel rapporto firmato poco fa dal gruppo del G30 che presiede, indica come priorità ridurre gli aiuti alle imprese e riformare il diritto fallimentare.

Addio agli aiuti di Stato «a prescindere». Nel complicato lavoro che attende il futuro presidente del Consiglio Mario Draghi per traghettare l’economia dall’era Covid a quella del dopo coronavirus, uno dei suoi punti saldi dovrebbe essere quello di ridurre al minimo i sussidi alle imprese per puntare «verso misure più mirate, focalizzate sulle aziende che hanno bisogno di supporto, ma che si prevede siano sostenibili nel mondo post-Covid».

Draghi non ne ha ancora parlato nella veste di premier incaricato, ma lo aveva fatto un paio di mesi fa in qualità di presidente del gruppo di lavoro del G30 che si occupa della rivitalizzazione del settore aziendale, carica che condivide con l’ex governatore della Bank of India, Raghuram Rajan. Lo scorso mese di dicembre, infatti, il G30 (organizzazione di finanzieri e accademici con sede a Washington D.C.) pubblicò un rapporto firmato anche da Draghi in cui si tracciavano le linee guida da seguire per uscire in modo efficace dalla crisi economica e finanziaria provocata dal Covid. Un dossier, dunque, che dà delle indicazioni preziose sulla politica che verrà adottata dal futuro premier.

La premessa contenuta nel dossier elaborato dal gruppo presieduto da Draghi è estremamente schietta: la maggior parte dei Governi (compreso quello italiano, ovviamente) «dovrà fare scelte difficili e spesso impopolari», come quella, appunto, di «ridurre l’ampio sostegno fornito alle imprese, spostandosi verso misure più mirate».

Un aspetto fondamentale, si legge ancora, sarà «comunicare chiaramente questi obiettivi, e gestire le inevitabili reazioni contro lo smantellamento di programmi di supporto ampi e non mirati, lasciando fallire alcune imprese. È ugualmente necessario – si precisa – fornire sostegno ai lavoratori che avranno perso il posto, per aiutarli a passare verso nuove aree di crescita».

Secondo aspetto: occorre «limitare il sostegno governativo alle circostanze in cui c’è un fallimento di mercato». Per il Gruppo dei 30, bisogna «allearsi con il settore privato per finanziare le necessarie ristrutturazioni dei bilanci. Le banche e gli investitori del settore privato di solito hanno assai più esperienza nel valutare la sostenibilità e certamente affrontano meno pressioni politiche, quando prendono queste decisioni». In altre parole: la selezione delle imprese da sostenere va lasciata al mercato, anzitutto alle banche, che sanno valutare il merito di credito dei loro clienti.

Occorre poi investire nel capitale delle aziende: «Ora è tempo per molte imprese di aumentare il loro capitale e di limitare il loro indebitamento – sostiene il rapporto – per darsi un maggiore margine di errore e per diminuire gli oneri legati al debito. I governi possono incoraggiare questa ristrutturazione dei bilanci attraverso incentivi per il nuovo capitale o quasi-capitale in queste aziende selezionate come durevoli oppure facendo questi investimenti esse stesse».

Bisogna anche, secondo il parere del G30 – «cambiare le leggi sui fallimenti o introdurre nuovi schemi di ristrutturazione per le aziende che altrimenti fallirebbero». Il dossier firmato anche da Draghi, infatti, avverte che la maggior parte dei Paesi ha un diritto fallimentare «inadatto» ad una situazione come quella attuale, in cui ci sono «molte aziende con business solidi, ma bilanci non solidi». Questa crisi «aumenta la necessità di affrontare la riforma del diritto fallimentare oppure di tentare nuovi schemi che facilitino la ristrutturazione dei debiti, senza ricorrere alle procedure fallimentari».

In conclusione – è questo potrebbe essere uno dei pilastri della politica economica del nuovo Governo –, poiché i costi diretti e indiretti del Covid-19 continuano a crescere, «fornire sostegno alle imprese nel modo più efficiente ed efficace è essenziale per proteggere gli standard di vita nel mondo e per preparare il terreno alla resilienza economica di lungo termine e alla crescita, una volta che i peggiori effetti della pandemia saranno passati».



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1 Commento

  1. occorre far rientrare dai paesi dell’est le nostre industrie ex italiane in Italia con metodo corretto.

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