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Mancata comunicazione decesso banca

9 Febbraio 2021
Mancata comunicazione decesso banca

Cosa succede se uno degli eredi fa un prelievo sul conto corrente o dal bancomat dopo la morte del titolare del conto corrente?

Uno dei primi effetti dell’apertura della successione è il congelamento dei conti correnti, sia bancari che postali, nonché dei libretti di risparmio, intestati al defunto. Il blocco scatta non appena la banca viene a conoscenza della morte del proprio cliente. Ma non è compito dell’istituto di credito investigare sullo stato di salute dei propri correntisti, così come non è neanche il Comune a comunicare i decessi che avvengono sul proprio territorio. Spetta invece agli eredi del defunto informare la banca del decesso del proprio caro con una raccomandata a.r. o con una Pec. 

Potrebbe allora succedere che gli eredi, proprio per evitare il congelamento delle somme depositate sul conto, mantengano segreta la morte di quest’ultimo. 

Quali conseguenze o sanzioni potrebbero derivare da tale condotta? In caso di mancata comunicazione del decesso alla banca cosa succede? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Decesso del correntista e blocco del conto corrente

Come abbiamo anticipato, la banca e/o gli intermediari finanziari, una volta ricevuta la notizia della morte del proprio cliente, attuano un parziale blocco dei suoi conti, negando la possibilità di prelievi anche nel caso in cui il rapporto bancario sia cointestato con uno o più eredi. Così, ad esempio, se muore il marito, la moglie contitolare del conto non può prelevare nulla da esso, anche nel caso in cui sullo stesso riceva lo stipendio o la pensione.

Il blocco permane fino a quando gli eredi – o anche uno solo di essi – non presentano all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione. Dopo tale adempimento, la banca è autorizzata a versare, a ciascun erede che ne faccia richiesta, la propria quota del conto corrente secondo le percentuali di successione.

La morte dell’intestatario non impedisce i versamenti, ma impedisce a tutti gli altri eredi di accedere ai soldi presenti. Il blocco non è totale. I conti restano in funzione per operazioni di amministrazione ordinaria: custodia titoli, deposito, ricevimento bonifici e incasso, pagamenti utenze e Rid. In sintesi, versare sì, prelevare no. 

La banca non può però chiudere il conto corrente senza un’apposita autorizzazione da parte degli eredi. Con la conseguenza che, se sul conto continuano ad essere addebitate delle spese periodiche – come ad esempio le bollette – per evitare che il rapporto vada “in rosso” e i conti non vengano pagati sarà necessario effettuare, di tanto in tanto, qualche versamento.

Dal conto corrente è possibile solo fare un piccolo prelievo per far fronte alle spese funebri, a condizione però che vi sia il consenso di tutti gli eredi.

Prelievo conto corrente dopo la morte

Chi preleva dal conto corrente dopo la morte del relativo titolare pone un atto che ha delle importanti conseguenze sul piano giuridico, alcune delle quali di carattere penale.

La prima conseguenza è l’impossibilità per chi esegue il prelievo di poter rinunciare all’eredità in un momento successivo. Questo perché il prelievo dal conto viene considerato come un atto di «accettazione tacita dell’eredità», non più revocabile. Ciò implica che l’erede, subentrando pro quota nel patrimonio attivo e passivo del defunto, dovrà far fronte anche ai relativi debiti da questi lasciati (sempre in proporzione alla propria quota). Insomma, il prelievo dal bancomat eseguito dopo la morte del correntista implica una responsabilità patrimoniale. 

La seconda conseguenza di tale azione è sempre di carattere civilistico e riguarda i rapporti con gli altri eredi. Poiché il denaro depositato sul conto deve essere diviso equamente tra tutti gli eredi, chi ha illegittimamente prelevato delle somme senza informare gli altri dovrà restituire i soldi, anche se spesi nell’interesse del defunto. Solo un accordo tra tutti gli eredi potrebbe giustificare l’impiego delle somme per finalità comuni come, ad esempio, le spese funebri. Ciò vale anche se chi effettua il prelievo ha la delega sul conto corrente, non potendo più operare a seguito del decesso del relativo titolare.

La terza, e forse più delicata, conseguenza del prelievo non autorizzato dal conto corrente è di carattere penale: gli eredi potrebbero sporgere querela contro chi ha eseguito il prelievo avendo questi compiuto un atto di «appropriazione indebita» su somme ormai cadute in successione e, quindi, nella titolarità degli eredi stessi. Egli infatti ha sottratto a questi ultimi una parte del patrimonio che sarebbe andata in successione e, quindi, ancora da dividere.

La banca può sapere chi ha prelevato dal conto corrente?

Se anche l’erede in possesso del bancomat del defunto dovesse effettuare un prelievo dopo la morte di quest’ultimo, le telecamere posizionate in corrispondenza dello sportello Atm sarebbero in grado di individuare l’identità, consentendo alla banca e anche agli eredi di risalire alla sua identità.

La banca è responsabile se non ha bloccato il conto corrente?

La banca può essere ritenuta responsabile dell’eventuale prelievo dal conto corrente operato dopo la morte del proprio cliente solo se ha avuto notizia del decesso e non ha eseguito il blocco del rapporto bancario. Invece, se nessun erede ha effettuato tale comunicazione, l’istituto di credito non subirà alcuna conseguenza e non sarà tenuto a restituire gli importi agli eredi che abbiano subito la sottrazione fraudolenta di tali somme. A questi ultimi non resterà che agire contro il responsabile per come anticipato prima. 

Sanzioni per mancata comunicazione alla banca della morte del correntista

Da quanto visto, alcuna sanzione di carattere penale o amministrativo scatta nei confronti degli eredi che non abbiano comunicato alla banca il decesso del correntista. Tuttavia, è nel loro stesso interesse farlo, solo così potendo bloccare ogni illegittimo prelievo che potrebbe avvenire in caso di possesso, da parte di terzi, del bancomat del defunto.



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7 Commenti

  1. E’ tutto chiaro ma ha tralasciato una situazione importante e molto comune: – Cosa accade nel caso che il conto sia cointestato con un familiare sia esso il coniuge o un figlio?

    1. Veramente tale circostanza non mi pare sia stata tralasciata da quest’articolo.
      Ad ogni buon conto, ogni cointestatario, così come ciascuno degli eredi non intestatatari, può ritirare l’intero saldo ed estinguere il conto, senza necessità che tutti coloro che hanno diritto su quei soldi debbano presentarsi a firmare per quietanza.
      Infatti Cass S.U. Civ. 24657/2007, da tempo ha stabilito… “…il principio secondo cui i crediti del de cuius non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria; ciascuno dei partecipanti ad essa può agire singolarmente per far valere l’intero credito ereditario comune o anche la sola parte di credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti
      di tutti gli altri coeredi. La partecipazione al giudizio di costoro può essere richiesta dal convenuto debitore in
      relazione ad un concreto interesse all’accertamento nei confronti di tutti della sussistenza o meno del credito”.

      In altre parole: la Banca non deve pretendere quietanza congiunta di tutti gli altri intestatari e di tutti gli eredi. E’ sufficiente che uno solo di coloro che hanno diritto su quei soldi (sia “iure proprio” cioé intestatario diretto, sia “iure successioni” cioé erede non intestatario) presenti la richiesta di ritirare il saldo (tutto intero, potendo anche estinguere il rapporto. Oppure, se preferisce e per “quieto vivere”, ritirerà solo la quota di propria spettanza, senza obbligo di farlo sapere a tutti gli altri “aventi diritto” come lui.
      Nel caso ritiro tutto il saldo, la Banca sarà irresponsabile, se chi ha ritirato si rivelerà essersi appropriato di tutto il patrimonio senza dividerlo “pro quota ” con gli altri “partecipanti alla comunione ereditaria”. Chi avesse da ridire, dovrà prendersela con chi ha ritirato tutto, e non con la Banca.

    2. In base a più d’una sentenza di Cassazione (ad es.: Sezione Uniti Civili 24657 del 2007, Vi sez. Civ. 27417-2017) ognuno dei cointestatari oppure ognuno degli eredi ha diritto di riscuotere non solo la propria quota spettante, ma perfino l’intero saldo, senza che la Banca debba pretendere la firma per quietanza di tutti gli intestatari e dei co-eredi congiuntamente. Occorre però dimostrare di aver assolto agli obblighi fiscali sulla successione, ovvero aver inserito il conto (e l’importo) nella “dichiarazione di successione” presentata all’Agenzia delle Entrate
      I Buoni Postali, così come tutti i Titoli di Stato, non vanno inseriti nella “dichiarazione di successione”, quindi possono esser ritirati dal cointestatario a firma disgiunta senza altre formalità.
      Ogni comportamento difforme di Banche e Poste va contestato, prima alla banca con reclamo scritto, e poi all’Arbitro Bancario Finanziario

    3. In caso di conto corrente cointestato, la banca procede al congelamento della metà delle somme fino alla presentazione della dichiarazione di successione. Ne abbiamo parlato in maniera approfondita nei seguenti articoli: Successione conto corrente cointestato; Conto corrente: cosa succede in caso di morte; Conto corrente cointestato in successione; Conto cointestato: se uno dei cointestatari muore?; Successione: conto cointestato e accesso degli eredi ai dati bancari; Eredità e conto corrente cointestato: che fa la banca?; Conto corrente in caso di morte di uno dei cointestatari.

      1. E nel caso in cui ci fosse un unico erede, può prelevare senza problemi prima di comunicare la morte alla banca?

  2. Se in data antecedente alla morte uno dei cointestatari ha emesso un assegno e questo viene presentato all’incasso dopo il decesso la banca potrebbe rifiutare il pagamento?

  3. Cosa succede al conto corrente del defunto se non viene chiuso e sul quale ci sono solo poche centinaia di euro?
    Cosa rischiano gli eredi?

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