Benzina e diesel: nuova stangata sui prezzi

8 Febbraio 2021
Benzina e diesel: nuova stangata sui prezzi

Brutta notizia per gli automobilisti. Da novembre a questa parte, nient’altro che rincari: «+4 euro per ogni pieno», lancia l’allarme l’Unione dei consumatori.

Spostarsi in automobile diventa più caro: ormai da mesi, il prezzo del carburante non accenna a scendere, ma sale inesorabilmente. È quanto risulta dalle ultime rilevazioni del ministero dello Sviluppo Economico, tramite l’osservatorio dedicato «Osservaprezzi carburante».

I rincari riguardano la benzina come il diesel. La prima è arrivata a sfiorare e, in alcuni casi, oltrepassare l’1,5 euro al litro in modalità self-service (precisamente il prezzo medio è 1,494 euro), con oscillazioni tra 1,490 e 1,515 euro; l’ultimo dato disponibile, della settimana scorsa, dava 1,486 euro al litro.

Il diesel, invece, ha raggiunto quota 1,367 euro al litro, sempre in modalità self (la variazione è tra 1,367 e 1,392 euro; prezzo della settimana scorsa: 1,358).

Se si viene serviti, il costo è notoriamente superiore. Anche qui, rincari paragonabili alla modalità self: 1,636 euro al litro per la benzina (da 1,629 della scorsa settimana) e 1,514 euro al litro per il diesel (da 1,507 della settimana scorsa).

Ma il fenomeno è costante ormai da mesi, al punto da mettere in allarme le associazioni del comparto e provocarne la levata di scudi. L’Unione nazionale dei consumatori (Unc) la definisce «una vergogna».

«Gli aumenti dei carburanti, secondo i dati settimanali del ministero dello Sviluppo Economico, durano ininterrottamente dal 16 novembre 2020 – fa presente, in una nota, il presidente Massimiliano Dona -, con un rialzo di 9,5 centesimi al litro sia per la benzina (9,453) che per il gasolio (9,426), rispetto agli ultimi dati settimanali disponibili, relativi al 1 febbraio».

Una stangata sulla mobilità personale che Dona quantifica precisamente. «Su un pieno di 50 litri di carburanti c’è stato un aggravio di 4,73 euro per la benzina e 4,76 euro per il gasolio. Su base annua è pari a un incremento di spesa per autovettura, considerando i consumi pre-lockdown di due pieni di carburanti al mese, pari a 113 euro all’anno per la benzina e 114 euro per il gasolio».

Ma non è solo l’Unc a farsi sentire. La preoccupazione è condivisa da Codacons, che spinge le lancette dell’orologio ancora più indietro, per far capire come il caro benzina sia diventato una costante.

«Oggi, per un pieno, si spendono 6,5 euro in più rispetto a maggio 2020, quando i prezzi alla pompa toccarono i livelli più bassi dell’anno (1,365 euro al litro le verde, 1,255 euro/litro il diesel). Attualmente – scrive il presidente di Codancons, Carlo Rienzi, in un comunicato – un litro di benzina costa alla pompa il 9,4% in più rispetto allo scorso maggio, mentre per il gasolio si spende l’8,9% in più».

Il timore, e non solo per Codacons, è che il fenomeno non sia isolato e abbia un «effetto domino» su altri beni di consumo. «Il rischio concreto – continua Rienzi – è che l’andamento al rialzo dei prezzi di benzina e gasolio produrrà nelle prossime settimane rincari generalizzati per ortofrutta e alimentari. Beni che, come noto, viaggiano su gomma, con ricadute negative su tutto il comparto dell’energia».

«Se salgono i prezzi del carburante – osserva anche Coldiretti – si riduce il potere di acquisto degli italiani, che hanno meno risorse da destinare ai consumi mentre aumentano i costi per le imprese. A subire gli effetti dei prezzi dei carburanti è anche l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano a incidere fino dal 30 al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura. In queste condizioni è importante individuare alternative green».



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