Diritto e Fisco | Articoli

Come faccio a vedere se ho pagato l’Imu?

3 Giugno 2021 | Autore:
Come faccio a vedere se ho pagato l’Imu?

I modi per verificare se l’F24 o il bollettino postale è stato regolarmente versato e risulta al Comune o all’Agenzia delle Entrate.

L’Imu è una delle imposte più odiate dagli italiani perché è una tassa di tipo patrimoniale sulla proprietà di abitazioni o altri tipi di immobili, come fabbricati non affittati e in cattivo stato o terreni inutilizzabili, che, in molti casi, non producono neppure un reddito utile. A complicare le cose c’è anche il fatto che le aliquote sono diverse per ogni Comune e che si paga in due rate, una in acconto e una a saldo.

Così molti contribuenti alle prese con tanti adempimenti e scadenze possono confondersi e dimenticare qualche versamento. A distanza di tempo, sorge il dubbio: avrò pagato o no l’Imu per quella seconda o terza casa o per quel magazzino che non uso mai? E per quel determinato anno avevo fatto il versamento con il bollettino di conto corrente postale o utilizzando il modello F24?

In questi casi, non c’è bisogno di sforzare la memoria, di aprire cassetti e faldoni di carte e neppure di recarsi fisicamente presso Comuni dagli sportelli affollati o che possono trovarsi a grande distanza dal proprio luogo di residenza. Esistono infatti diversi modi utili per sapere se l’Imu è stata pagata oppure no.

Ma in concreto come faccio a vedere se ho pagato l’Imu? Te lo spiegheremo in questo articolo e sarà più semplice di quanto credi. Ciò che ti diremo è valido anche per la vecchia Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, che dal 2020 è stata assorbita dall’Imu, ma per le annualità precedenti è ancora accertabile se non è stata versata.

La nuova Imu dal 2020

La legge di Bilancio 2020 [1] ha abolito la Iuc (Imposta unica comunale), eliminando la Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) come voce autonoma e così ha disciplinato la nuova Imu. L’accorpamento tra Imu e Tasi, in realtà, ha determinato una fusione delle due tasse che non è avvenuta a costo zero, ma ha provocato un aumento delle aliquote dell’Imu “allargata”: quella di base è passata dal 7,6 all’8,6 per mille, mentre quella massima è stata portata all’11,4 per mille e molti Comuni l’hanno applicata in tale misura.

Resta ferma l’esenzione integrale dall’Imu per la prima casa, se è destinata ad abitazione principale e non è di lusso. Può beneficiare dell’esenzione anche una (e una sola) pertinenza di tale immobile (cantina, magazzino, box o tettoia). In casi particolari, è possibile ottenere anche l’esenzione Imu sulla seconda casa.

Sono rimaste invariate anche le scadenze di pagamento: si può pagare in due rate anziché in un’unica soluzione, l’acconto va versato entro il 16 giugno e il saldo entro il 16 dicembre (se i termini scadono di sabato o di domenica la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo).

Come controllare i pagamenti Imu al Comune

Sui siti istituzionali dei Comuni italiani compare quasi sempre un’apposita sezione dedicata all’Imu che, a volte, sui portali non aggiornati è ancora denominata come Iuc: l’Imposta unica comunale, che fino al 2019 comprendeva Imu e Tasi. Quest’area, oltre alla parte descrittiva (regolamenti, aliquote applicate, modulistica), consente anche – ma non sempre – di interrogare il sistema per conoscere i versamenti effettuati dai singoli contribuenti.

Per accedere bisogna essere muniti delle credenziali (nome utente e password) rilasciate a seguito di registrazione preliminare al sistema con i propri dati identificativi. Questo servizio però non è presente in molti Comuni poiché in parecchi casi (comprese alcune grandi città) gli archivi, anche se già informatizzati, non sono ancora stati resi consultabili online al pubblico. Di conseguenza, può accadere che i dati dei pagamenti effettuati non siano visualizzabili online.

In ogni caso, in virtù delle norme obbligatorie sulla trasparenza amministrativa, ogni Comune deve rendere noti sui siti web, nella sezione contatti o nell’area dedicata alle imposte e tasse, i recapiti e gli orari di apertura dei propri Uffici Tributi ed anche i nominativi dei funzionari incaricati per la gestione dell’Imu e dell’ex Tasi (sono indicati come responsabili di procedimento o di provvedimento).

Così diventa possibile interloquire con l’Ente anche a distanza, per telefono o via e-mail, oppure prendendo un appuntamento presso l’ufficio, in modo da ottenere le informazioni desiderate sullo stato dei pagamenti eseguiti per ciascun immobile.

Come verificare i modelli F24 sul sito dell’Agenzia delle Entrate

Se i Comuni non aiutano molto a causa della loro gestione frastagliata e non completamente informatizzata, c’è un’altra possibilità per andare (quasi) a colpo sicuro nella ricerca dei pagamenti Imu effettuati: è il sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate.

Collegandosi al sito è infatti possibile conoscere tutti i versamenti Imu eseguiti con il modello F24. Questo documento è informatizzato in partenza, anche quando viene pagato in modo manuale, agli sportelli bancari o presso gli uffici postali: contiene i codici del tributo e dei Comuni, il periodo di riferimento e la specificazione del versamento eseguito in acconto, a saldo oppure in unica soluzione. Così nel momento in cui l’F24 viene pagato, l’informazione è immediatamente disponibile all’Agenzia delle Entrate e, nel giro di poche ore, viene caricata sul sito per la consultazione.

Chi, invece, ha pagato l’Imu con bollettino postale dovrà rivolgersi a Poste Italiane, o al diverso operatore incaricato, per conoscere anche a distanza di tempo l’esito del proprio bollettino. Su Poste Italiane, la ricevuta del pagamento è reperibile nella funzione “Cerca operazioni online” dell’area pagamenti presente nel sito Poste.it.

Tornando all’Agenzia delle Entrate, per verificare tutti i pagamenti eseguiti con F24 negli ultimi 10 anni bisogna accedere al sito nell’area riservata con una di questa modalità di autenticazione:

  • le credenziali Spid (Sistema pubblico di identità digitale),
  • la Cns (Carta Nazionale dei Servizi) attivata dall’Ente emettitore, come la tessera sanitaria;
  • la Cie (Carta di identità elettronica);
  • il sistema Fisconline inserendo le credenziali di accesso (codice fiscale, password e Pin identificativo) fornite dall’Agenzia all’atto della registrazione.

Eseguito l’accesso, nella scheda “consultazioni” compare il cassetto fiscale personale, che contiene tutti i pagamenti eseguiti per l’Imu o per altre imposte e tasse, come la Tari (Tassa sui rifiuti).

Ad ogni versamento corrisponde il relativo modello F24: cliccando sulla lente di ingrandimento a fianco di ciascuno, è possibile riscontrare i dati in esso contenuti, dunque il Comune di riferimento e i relativi immobili, oltre alla data di versamento e all’importo. Verificando queste informazioni di dettaglio si può dunque capire se l’Imu che ci interessa (per quell’immobile e per quell’anno di imposta) è stata versata, quando, da chi e per quale importo.

Bisogna ricordare che il pagamento tramite modello F24 si realizza e va a buon fine soltanto quando la somma viene addebitata sul conto corrente bancario o postale indicato; perciò, non è sufficiente la registrazione dell’operazione allo sportello, o l’invio telematico, se il conto non ha la capienza necessaria a fronteggiare il pagamento. Invece, quando l’operazione risulta accreditata dall’Agenzia delle Entrate si può stare tranquilli: il pagamento è regolarmente avvenuto ed è stato contabilizzato con valore di quietanza.

La funzione di consultazione messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate sugli F24 versati è particolarmente utile se ci sono diversi comproprietari del bene, come nel caso di vari fratelli coeredi del medesimo immobile, ciascuno dei quali è tenuto al pagamento della propria quota d’imposta; in tali casi, spesso accade che, in base agli accordi interni, per comodità uno solo provvede al pagamento integrale e, poi, si rivale sugli altri (per approfondire leggi gli articoli “Casa cointestata Imu” e “Imu pagata da un solo comproprietario“.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube