Cashback: i piccoli pagamenti controllati dal Fisco

9 Febbraio 2021 | Autore:
Cashback: i piccoli pagamenti controllati dal Fisco

I benzinai scrivono al ministero dell’Economia e denunciano: spese minime frazionate per accumulare più operazioni. Con più costi per gli esercenti.

Prendendo la legge alla lettera, a volte chi vuole fare il furbo non ha bisogno di aggirarla o di trasgredire per trarne vantaggio: basta applicarla fino all’ultima virgola. È quello che sta succedendo con il cashback di Stato, l’agevolazione introdotta dal Governo Conte che garantisce la restituzione del 10% dei pagamenti fatti con moneta elettronica purché il consumatore abbia fatto in un semestre un minimo di 50 transazioni per un massimo di 150 euro a spesa.

Un minimo di 50 transazioni al semestre significa, come può sembrare ovvio, un minimo di 50 acquisti diversi. E invece c’è chi ha trovato il modo per effettuare quel numero di operazioni in un altro modo: frazionando la spesa fatta.

Ad esempio: vado al supermercato, prendo due litri di latte e pago un litro alla volta con la carta di credito. Due operazioni conteggiate ai fini del cashback per una spesa di nemmeno 4 euro. Oppure, nel caso opposto, riempio il carrello e, alla cassa, anziché fare una transazione da 200 euro che mi garantirebbe un cashback del 10% su 150 euro (la cifra massima riconosciuta per ogni operazione) pago 100 euro per volta per far risultare due operazioni o 50 euro per volta per averne quattro. In questo modo, sarà più veloce la corsa per rientrare tra i primi 100mila contribuenti che hanno fatto il maggior numero di transazioni e cercare di accaparrarsi il super cashback da 1.500 euro. Che sarebbe il vero obiettivo di questo stratagemma.

Forse, al supermercato non cambia un granché, ma ci sono delle realtà in cui frazionare i pagamenti può creare qualche problema legato al costo delle operazioni e ad un mancato guadagno. Non a caso, la questione è stata sollevata dalle associazioni dei benzinai, che hanno inviato una comunicazione scritta in proposito al ministero dell’Economia. Risultato: ora il Fisco controllerà anche i piccoli pagamenti fatti con carta di credito o Bancomat, per capire la loro natura ed evitare qualche frode a danno degli esercenti.

Il problema (per gli esercenti) è che il Fisco ha ben poco da controllare da questo punto di vista, perché la normativa sul cashback parla di un numero di operazioni minimo da raggiungere al semestre e di un 10% da recuperare su una spesa massima di 150 euro per ogni operazione fatta con la moneta elettronica. Quello che le regole del gioco non dicono è quante volte si può utilizzare la carta di credito o il Bancomat nello stesso esercizio in una sola giornata o nell’arco di un quarto d’ora. È l’esempio del supermercato fatto prima. O anche quello di chi va al bar, prende un caffè, paga con il Bancomat (l’obiettivo del piano cashless è proprio quello, cioè togliere di mezzo i contanti e privilegiare i pagamenti con carta anche per le spese più piccole) e solo dopo dice al barista: «Anzi, prendo anche un cornetto alla crema». E via una seconda operazione. Ben potrebbe uscire dal locale, rientrare due minuti dopo e dire che aveva dimenticato le caramelle. Tre operazioni per nemmeno 5 euro. Al consumatore va bene perché, di questo passo, arriva al minimo richiesto nell’arco di qualche ora. Al barista un po’ meno, perché su quei quattro euro e passa deve pagare il costo di tre operazioni: il margine di guadagno diventa più sottile.

Ad oggi, quindi, non è vietato frazionare i pagamenti nello stesso esercizio, purché ci sia una logica, ovviamente. Uno non è che va a fare 50 euro di benzina e chiede al gestore se gli può fare 5 transazioni da 10 euro. Il buon senso, però, porterebbe ad evitare che, se oltre ai 50 euro di benzina deve fare colazione al bar del distributore, l’automobilista faccia due pagamenti diversi. Ma il Fisco non può controllare il buon senso.

Alcuni consumatori hanno segnalato che quando si fanno più acquisti nell’arco della giornata nello stesso esercizio, il sistema dell’app IO conteggia ai fini del cashback solo l’ultima transazione effettuata. Se così fosse, visto che la normativa non lo prevede, il problema sarebbe doppio: da un lato, l’esercente pagherebbe comunque i costi su più transazioni e il danno ci sarebbe comunque. Danno inutile perché, dall’altro lato, l’app IO priverebbe il consumatore del suo diritto, riconosciuto dalla legge, ad accumulare operazioni.



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6 Commenti

  1. Ma non è vero,IO le conteggia proprio tutte,è per questo che fanno migliaia di transazioni alle pompe
    L’unica soluzione è accorpare in un’unica transazione grande quelle multi presso stesso pos,esercente e fatte a distanza di minuti una dall’altra

  2. Ma ormai i principali gestori di pos prendono percentuali dalle transazioni e non fissi a transazione. Quindi che cambia? A noi tutti i contratti proposti prevedevano delle percentuali tra il 0,35% e il 0,7% ( piuttosto costi oltre 1% per le carte di credito business… Di quelle mi preoccuperei).

  3. In realtà i problemi del super cashback sono due….uno è evitare che il povero gestore di benzina paghi eccessive transazioni (anche se in questo caso uno potrebbe anche consigliare loro di rivedere i contratti pos che hanno con le banche ed optare per commissioni percentuali)..e l’altro è il fatto di non snaturare la logica della normativa con troppi pagamenti frazionati presso la stessa pompa di benzina..il fatto è che anche in questo caso si possono limare le distorsioni..ma non eliminarle…se io ho a disposizione 5 o 6 pompe di benzina nell’arco di pochi chilometri..anche impedendo le transazioni multiple presso lo stesso esercente a distanza di pochi minuti…la solfa non cambia…uno potrebbe benissimo fare comunque 5 o 6 transazioni da pochi centesimi presso diversi gestori di benzina…perderebbe solo qualche quarto d’ora in piu’..quindi…non se ne venissero con controlli del fisco che farebbero ridere i polli…e’ la normativa che da spazio a tanti malfunzionamenti che…anche se corretti…difficilmente eliminerebbero il problema..PUNTO

  4. Per quanto riguarda 50 transazioni in sei mesi il problema non sussiste, personalmente ho già raggiunto il massimo rimborso già a gennaio, e con sole 25 transazioni. Il sistema dei primi 100k è sbagliato, secondo me dovrebbero essere premiati i primi 100k che hanno accumulato l’importo più alto e non aver fatto più transazioni.

  5. Potrebbe essere una parziale soluzione quella di EVITARE DI PUBBLICARE la classifica dei primi centomila. La gente, così, non essendo a conoscenza della propria posizione in classifica, eviterebbe (penso) di fare a gara con gli altri furbetti per la conquista dei primi posti. E siamo ancora ai primi di Febbraio, figuriamoci verso la fine di Giugno, con lo sprint finale. Per il momento si potrebbe sospendere o annullare questo primo tentativo di Cashback di giugno per vizio di forma, e riprenderlo dopo i dovuti aggiustamenti,(penso ad un intervallo di tempo tra uno scontrino e l’altro nella stessa rivendita) per il secondo periodo.

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