Diritto e Fisco | Articoli

Regali in contanti: quali rischi si possono avere?

9 Febbraio 2021
Regali in contanti: quali rischi si possono avere?

Rischi fiscali e con i familiari: i vincoli alle donazioni in contanti, i limiti alla tracciabilità dei pagamenti, l’accertamento fiscale, la lesione delle quote di legittima. 

La criminalizzazione dei contanti, nell’eterna lotta all’evasione e al riciclaggio del denaro sporco, ha portato i contribuenti a porsi numerose domande in merito all’impiego di tale mezzo di pagamento. Una di queste è: «Quali rischi si possono avere in caso di regali in contanti?».

Bisogna partire dal principio che fare regali in denaro è assolutamente lecito, così come è lecito utilizzare i contanti entro una determinata soglia stabilita dalla legge. A fronte di ciò, è necessario considerare l’opportunità di difendersi da eventuali contestazioni sollevate dall’Agenzia delle Entrate tutte le volte in cui non v’è prova documentale della donazione, specie quando il gesto si ripete periodicamente. Senza poi tralasciare il rischio di contestazioni che i familiari del donante potrebbero sollevare nel caso di un atto di eccessiva generosità.  

Cerchiamo allora di fare il punto della situazione per comprendere, in caso di regali in contanti, quali rischi si possono avere. 

Donazione in denaro: si può fare?

La donazione di denaro è un atto giuridicamente lecito che non deve essere nascosto né agli occhi del Fisco né a quelli dei parenti. Bisogna però sapere che se la donazione non è di modico valore è necessario recarsi dal notaio e stipulare un atto di donazione. Si tratta dei casi in cui l’importo regalato è tale da comportare un sostanziale impoverimento del donante. La modicità del valore va quindi rapportata alle condizioni economiche di quest’ultimo. Così, si potrà ritenere di modico valore una donazione di mille euro; al contrario, non sarà tale una donazione di 10mila euro per una persona che ne guadagna appena 500 al mese.

La stipula dell’atto di donazione dinanzi al notaio implica il versamento dell’imposta di registro e dell’imposta sulle donazioni. Quest’ultima però non va versata se si tratta di donazioni tra coniugi o tra genitori e figli di valore non superiore a 1 milione di euro (al superamento di tale soglia, l’aliquota è del 4%); o di donazioni tra fratelli e sorelle di valore non superiore a 100mila euro (al superamento di tale soglia, l’aliquota è del 6%).

La donazione di non modico valore fatta senza l’atto notarile è nulla e può essere contestata da chiunque, senza limiti di tempo. Anche lo stesso donante, quindi, potrebbe ripensarci in un secondo momento e chiedere la restituzione dei soldi. 

Se la donazione avviene per uno specifico fine (cosiddetta «donazione indiretta») e viene eseguita tramite bonifico bancario, non è più necessario l’atto notarile. Si pensi al caso del padre che accrediti, sul conto corrente del figlio, la somma per l’acquisto della casa o dell’auto. Il successivo atto di acquisto dovrà indicare la provenienza del denaro.

Regali in contanti: si possono fare?

Fare regali in contanti è perfettamente lecito, a condizione però che non si superino le soglie di tracciabilità fissate dalla normativa sull’antiriciclaggio. Questo significa che, fino al 31 dicembre 2021, è possibile fare regali in contanti fino a 1.999,99 euro; oltre tale soglia bisogna usare l’assegno, il bonifico bancario o altri strumenti tracciabili (ad esempio carte ricaricabili, vaglia, ecc.). Invece, dal 1° gennaio 2022, è possibile fare regali in contanti fino a 999,99 euro; oltre tale soglia scatta l’obbligo dei predetti mezzi di pagamento tracciabili.

Non è detto che, superati tali valori, sia necessario recarsi dal notaio. Questo perché una donazione di 2.000 euro non può essere considerata «di non modico valore». Quindi, ben è possibile fare, ad esempio, una donazione di 3.000 euro senza atto notarile, escludendo tuttavia l’impiego dei contanti.

Chi fa una donazione in contanti superando le soglie appena indicate può essere passibile di una sanzione amministrativa che va da 1.000 a 50.000 euro (in proporzione quindi all’importo donato). La sanzione scatta sia in capo al donante che al donatario.

Regali in contanti: rischi con il Fisco

Oltre al divieto di utilizzo dei contanti, in presenza di una donazione di denaro in contanti è bene prestare attenzione a un altro rischio: quello che si incorre con il Fisco tutte le volte in cui aumenta il potere di spesa del donatario. Se infatti l’Agenzia delle Entrate dovesse accorgersi che quest’ultimo sta conducendo un tenore di vita superiore alle sue possibilità potrebbe invitarlo a fornire chiarimenti in merito alla provenienza del denaro e, in assenza di una prova scritta, potrebbe notificargli un accertamento fiscale. Ma ciò avviene solo in presenza di cifre consistenti o elargite costantemente. Si pensi al caso di un giovane disoccupato che, grazie ai soldi ottenuti mensilmente dal padre, riesca a comprarsi un’auto o una moto di grossa cilindrata. 

Spetterà al contribuente dimostrare che il denaro con cui ha potuto permettersi il bene di lusso è stato acquistato con i contanti ricevuti in donazione. E qui ci si scontra con il problema dell’assenza di traccia che tali scambi implicano: la consegna di contanti avviene di solito a mani, senza la sottoscrizione di documenti o ricevute. Peraltro, la semplice scrittura privata, se non autenticata, non è sufficiente a superare le “presunzioni” del Fisco, perché non è munita di data certa e, quindi, non è opponibile a terzi.

Il donatario allora, qualora beneficiario di cifre elevate, dovrà impiegare i contanti per acquisti che non possano insospettire l’Agenzia delle Entrate o comunque che non siano da quest’ultima tracciabili (ossia spese senza la necessità di fornire il codice fiscale).

Regali in contanti: rischi con gli eredi

I familiari del donante non possono contestare le donazioni da questi fatte finché è in vita. Solo alla sua morte, tutte le donazioni rientrano nel calcolo della cosiddetta legittima ed, entro 10 anni dal decesso, possono essere contestate se hanno privato i parenti più stretti (coniugi e figli o, in assenza di questi ultimi, genitori) della quota minima di eredità spettante loro per legge. In buona sostanza, chi riceve una donazione potrebbe essere costretto a restituire i soldi agli altri eredi.

Anche qui però il problema per chi intenda contestare la donazione sarà la prova: se infatti il denaro viene consegnato in contanti, sarà difficile dimostrare la donazione e, quindi, anche contestarla. 

 



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