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Cassazione con rinvio

4 Giugno 2021 | Autore:
Cassazione con rinvio

I giudici della Corte possono decidere direttamente la controversia, senza necessità di un ulteriore giudizio, oppure possono rinviare la causa ad un giudice inferiore, che dovrà pronunciare un’altra sentenza.

Il nostro legislatore, sia per le cause civili sia per i processi penali, ha previsto tre gradi di giudizio. Il primo è quello che si svolge dinanzi al Giudice di Pace o al Tribunale, le cui sentenze possono essere impugnate, in secondo grado, dalla parte che non è rimasta soddisfatta, dinanzi alla Corte d’Appello.

Contro le decisioni della Corte d’Appello è possibile ricorrere alla Corte di Cassazione che, pertanto, rappresenta il giudice d’impugnazione di ultimo grado. Tuttavia, in alcune ipotesi specifiche e in presenza di determinati presupposti, il procedimento che si compie davanti a quest’ultima può non essere definitivo. Infatti, può accadere che la Corte ritenga che ai fini della decisione, il giudizio debba proseguire dinanzi ad un altro giudice, il quale dovrà emettere una nuova sentenza. Quindi, pronuncia la Cassazione (della sentenza) con rinvio.

Di solito, il rinvio viene fatto ad un giudice diverso da quello che ha emesso la sentenza impugnata ma comunque di pari grado, poiché nella maggior parte dei casi il ricorso per Cassazione segue il giudizio d’appello, il giudice del rinvio è un giudice di secondo grado.

Cassazione con rinvio: perché è stata prevista?

La ragione per la quale il legislatore italiano ha previsto la Cassazione con rinvio è da rinvenire nelle caratteristiche proprie del giudizio che si svolge dinanzi Suprema Corte. Si tratta, infatti, di un giudizio di legittimità, in quanto la Cassazione non decide la questione nel merito bensì si accerta della legittimità o meno della sentenza impugnata. In altre parole, verifica se la stessa è stata pronunciata o meno rispettando le norme di diritto.

Pertanto, qualora la Corte dovesse ritenere che, ai fini della decisione, siano necessari nuovi accertamenti di fatto, non potendovi procedere direttamente, rinvia al giudice di merito.

Competenza per il giudizio di rinvio: quali sono i casi particolari

Alla regola già sopra esposta secondo la quale il giudice di rinvio è un giudice diverso ma di pari grado di quello che ha pronunciato la sentenza impugnata, esistono, tuttavia, delle eccezioni.

Più precisamente, ciò non avviene quando:

  1. le parti si sono accordate per omettere il grado dell’appello, ricorrendo direttamente in Cassazione. La Corte, allora, rinvia al giudice che avrebbe dovuto decidere sull’appello se le parti non vi avessero rinunciato;
  2. la Cassazione rileva una nullità in una sentenza di primo grado, che avrebbe dovuto indurre il giudice di appello a rimettere le parti al primo giudice. In tal caso il rinvio viene disposto dinanzi a quest’ultimo;
  3. in campo civile, il giudizio dinanzi alla Suprema Corte ha ad oggetto un’ordinanza di inammissibilità dell’appello [1]. In questa ipotesi il rinvio viene fatto al giudice che avrebbe dovuto pronunciarsi sull’appello, salvo il caso in cui la Corte dovesse accogliere il ricorso per motivi di giurisdizione o di competenza [2];
  4. in ambito penale, la Cassazione annulla un’ordinanza, quindi, trasmette gli atti al giudice che l’ha pronunciata; oppure annulla una sentenza di condanna a causa di condanna per un fatto diverso o perché applica una circostanza aggravante in relazione alla quale è prevista una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato, per cui rinvia al giudice di primo grado;
  5. infine, sempre relativamente al processo penale, la Suprema Corte annulla solo le disposizioni o i capi di una sentenza che riguardano l’azione civile, perciò, rinvia al giudice civile.

Giudizio di rinvio: la decisione della Cassazione è vincolante

Se la Suprema Corte cassa la decisione adottata dal giudice di grado inferiore per l’esistenza di un vizio, deve enunciare anche il principio di diritto al quale deve attenersi il giudice di rinvio al momento del riesame dei fatti di causa. In tal caso, la pronuncia della Corte di Cassazione è vincolante per il giudizio in relazione al quale è stata emessa.

Viceversa, se il giudice del rinvio deve decidere una causa diversa, i principi stabiliti dalla Suprema Corte non sono vincolanti anche se, in genere, le sue decisioni costituiscono un precedente importante.

Come si svolge il giudizio di rinvio

In ambito civile, dopo che la Suprema Corte ha disposto il giudizio di rinvio, ciascuna delle parti può riassumere le causa davanti al giudice del rinvio nel termine di 3 mesi dalla pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione mediante deposito in cancelleria.

La riassunzione va fatta con atto di citazione notificato personalmente a tutte le parti [3].

Se la riassunzione non avviene del termine già sopra indicato, l’intero processo si estingue; tuttavia, la sentenza della Cassazione conserva il suo effetto vincolante anche se la domanda dovesse venire riproposta in un nuovo processo [4].

In sede di giudizio di rinvio, si osservano le stesse norme che disciplinano il procedimento dinanzi al giudice al quale la Corte ha rinviato. Le parti conservano la medesima posizione processuale che avevano nel procedimento in cui è stata pronunciata la sentenza cassata.

Nel giudizio di rinvio, è possibile deferire il giuramento decisorio ma le parti non possono presentare conclusioni diverse da quelle proposte nel giudizio nel quale è stata emessa la sentenza cassata, salvo l’ipotesi in cui l’esigenza sia sorta dalla sentenza di Cassazione [5].

In campo penale, in caso di annullamento della sentenza con rinvio la cancelleria della Corte di Cassazione trasmette gli atti del processo con la copia della sentenza al giudice che deve procedere al nuovo giudizio [6].

Nel giudizio di rinvio, non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento pronunciata dalla Suprema Corte, tranne se vi sono nuovi fatti dai quali discende la competenza di un giudice di grado superiore.

Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata. Inoltre, non può rilevare nullità o inammissibilità che si sono determinate nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari [7].


note

[1] Art. 348-bis co. 3 e 4 cod. proc. civ.

[2] Art. 382 cod. proc. civ.

[3] Art. 392 cod. proc. civ.

[4] Art. 393 cod. proc. civ.

[5] Art. 394 cod. proc. civ.

[6] Art. 625 cod. proc. civ.

[7] Art. 627 cod. proc. civ.


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