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Il danno da perdita di chance: cos’è?

12 Febbraio 2021 | Autore:
Il danno da perdita di chance: cos’è?

Che succede quando ad un soggetto viene impedita la possibilità di provare a raggiungere un obiettivo che comporta un miglioramento per la sua vita?

Quando si pensa alla possibilità di subire un danno, di solito, si considera l’eventualità di vedere rovinato un bene che già possediamo. Ad esempio, la macchina che resta ammaccata dopo un tamponamento, la macchia di umidità nel soffitto per una perdita di acqua al piano di sopra. Ma anche il danno che si riporta nel proprio corpo a causa di un errore durante un intervento chirurgico o di una terapia o una diagnosi sbagliate. Ci sono, però, altre situazioni in cui viene lesa la possibilità di raggiungere un traguardo. Non un bene in sé ma l’aspettativa di poterlo avere. È quello che si chiama danno da perdita di chance: cos’è?

Formalmente, la chance è l’effettiva e concreta occasione favorevole al conseguimento di un determinato bene della vita. Pensiamo, ad esempio, al mondo del lavoro: chi svolge una determinata attività in un’azienda ha, ogni giorno, la possibilità di formarsi e di allargare i propri contatti e può aspirare a migliorare la propria posizione, anche da un punto di vista economico. Questa è, ad esempio, la sua chance. Che potrebbe essere compromessa (ma è solo uno dei tanti casi) con un licenziamento ingiustificato, magari in un momento particolarmente sfavorevole per trovare un’altra occupazione nel suo settore. Ecco dove si troverebbe il danno da perdita di chance (oltre a tutti gli altri danni che genera un licenziamento, ovviamente).

Come nel mondo del lavoro, anche in altri ambiti si può avere questo tipo di danno. Che, tra l’altro, può essere anche risarcito. Vediamo.

Perdita di chance: cosa significa?

Nel linguaggio comune, si usa spesso l’espressione «hai perso una chance», quando ad esempio ci si riferisce ad una scelta fatta male o ad un obiettivo mancato. In «legalese», invece, l’espressione «perdita di chance» viene utilizzata soprattutto quando un soggetto trova un ostacolo posto da qualcun altro che gli impedisce di provare a raggiungere una legittima aspirazione.

Si pensi, ad esempio, a chi ha tutti i requisiti per fare un passo avanti della propria azienda ma viene escluso da qualsiasi selezione interna. Qui, nasce il danno da perdita di chance: il soggetto, a causa di un inadempimento o di un illecito commesso da un terzo, perde un’occasione veramente esistente di conseguire un vantaggio economico o un determinato bene.

In altre parole, come ha avuto modo di sottolineare la Cassazione [1], il danno da perdita di chance rappresenta un danno anche patrimoniale, poiché si tratta di un’occasione di cui il soggetto leso è già in possesso al momento in cui viene commesso l’inadempimento o l’illecito, e viene commisurato non in relazione alla perdita del risultato ma alla mancata possibilità di conseguirlo, cioè a non dare al danneggiato nemmeno la possibilità di provarci, indipendentemente dal fatto che poi fosse stato capace di arrivare o meno a quel traguardo.

Perdita di chance: il danno patrimoniale e non patrimoniale

La perdita di chance può dare origine a due tipi di danno: quello patrimoniale e quello non patrimoniale.

Il danno patrimoniale si verifica partendo da una situazione positiva. Nel caso della responsabilità medica, ad esempio, la specializzazione e l’esperienza di un dottore creano a priori una chance di guarigione per il paziente. Chance che si perde nel momento in cui il medico commette un errore non consono alla sua esperienza e ai suoi titoli di studio.

Il danno non patrimoniale, invece, parte da una situazione negativa (in questo caso, può essere la patologia con cui il paziente si presenta in ospedale) che può migliorare con l’intervento medico. L’eventuale imperizia cancella questa chance di guarigione provocando il danno.

Perdita di chance: c’è un risarcimento?

Come si può intuire da quanto appena esposto, il danno da perdita di chance va distinto da quello per il mancato raggiungimento di un obiettivo.

Riproponiamo uno degli esempi fatti in precedenza per rendere ancora più chiaro il concetto. Mario Rossi subirebbe un danno da perdita di chance nel caso in cui, pur avendo i requisiti, non venisse ammesso ad un concorso aziendale a cui ha diritto a partecipare: gli si sta impedendo di avere la possibilità di perseguire il suo obiettivo, cioè quello di partecipare ad una prova da superare per ottenere un posto di lavoro.

Diverso sarebbe se venisse ammesso al concorso e, pur ottenendo il miglior risultato, fosse deliberatamente favorito un altro candidato. In questo caso (tra le altre cose), ci potrebbe essere il danno da mancato guadagno, poiché ha avuto la possibilità di aspirare al suo obiettivo e, oltretutto, l’aveva anche raggiunto.

Il danno da perdita di chance può presentarsi anche in ambito di responsabilità medica. Ad esempio, quando a causa di un errore si verifica la perdita o la riduzione della possibilità di guarigione o di vivere più a lungo. Nel caso in cui si dimostri il nesso causale tra imperizia del personale sanitario e la mancata possibilità di guarigione o di sopravvivenza più lunga, si può parlare di perdita di chance come danno non patrimoniale. Deve esserci, però, un pregiudizio apprezzabile, serio e consistente: se il paziente muore perché le sue condizioni non gli avrebbero consentito di sopravvivere più a lungo, il danno non viene considerato [2].

Il danno patrimoniale viene di norma risarcito sulla base di criteri oggettivi, come può essere una percentuale sul valore di un lavoro da cui si è stato indebitamente esclusi.

Il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita di chance è frutto di una valutazione sulla possibilità di ottenere il risultato perseguito.


note

[1] Cass. sent. n. 21245/2012.

[2] Cass sent. n. 28993/2019.


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