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Avviso di accertamento illegittimo se emesso prima di 60 giorni dalla ispezione fiscale

4 febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2014



In caso di ispezioni fiscali, il Fisco deve attendere sessanta giorni dalla data di rilascio del verbale al contribuente prima di poter emettere l’avviso di accertamento.

Annullato l’avviso di accertamento emesso dall’Amministrazione finanziaria prima che siano decorsi sessanta giorni dalla data della rilascio del verbale di ispezione fiscale.

È quanto chiarito dalla Cassazione che, in una sentenza di stamattina [1], ha dichiarato l’illegittimità di un avviso di rettifica Iva notificato al contribuente prima della scadenza del predetto termine.

Il contribuente soggetto a verifiche e ispezioni fiscali, dopo il rilascio della copia del verbale di chiusura delle operazioni da parte degli ispettori, può comunicare, entro sessanta giorni, osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori [2].

Di conseguenza l’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza di tali sessanta giorni; ciò, infatti, lede il diritto di difesa e al contraddittorio del contribuente. a tutela dei quali è stato previsto il termine stesso.

L’unica eccezione al divieto dell’Amministrazione di agire prima del termine di sessanta giorni riguarda le ipotesi di particolare e motivata urgenza. Sottolineano i giudici, però, che l’urgenza deve essere effettiva provata dal Fisco e non basta la sua generica indicazione.

Dunque, l’avviso di accertamento emesso prima del decorso dei sessanta giorni dal rilascio del verbale di ispezione, in assenza di ragioni di urgenza, è annullabile in quanto preclude la possibilità del contribuente di opporsi al verbale stesso e difendersi in contraddittorio con il Fisco.

Con una sentenza del giorno dopo, tuttavia, la Cassazione [3] ha attenutati il suddetto principio. Secondo la Corte, quando il fisco fa un’ispezione presso un contribuente più volte accusato di evasione fiscale può emettere l’avviso di accertamento prima del termine di sessanta giorni dalla consegna del verbale da parte della Guardia di finanza. Insomma, le reiterate violazioni penali tributarie sono un valido motivo d’urgenza.

Il pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie si può considerare una valida ragione d’urgenza atta a giustificare l’anticipazione della notifica dell’atto impositivo in deroga al termine imposto dalla legge [4], tanto più nel quadro della situazione emersa dal verbale di verifica, della supposta partecipazione della società contribuente ad un’organizzata frode ai danni dell’Erario.

note

[1] Cass. sent. n. 2279 del 4.02.2014.

[2] Art. 12 della L. n. 212/2000 (Statuto del contribuente).

[3] Cass. sent. n. 2587 del 5.02.2014.

[4] Comma 7 dell’articolo 12 della legge n. 212 del 2000.

Autore immagine: 123rf.com

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2 Commenti

  1. Buongiorno, quanto sopra è successo a me, però l’agenzia delle entrate ha annullato l’avviso di accertamento e ne ha riemesso un’altro identico cambiando solo il numero e la data.
    E’ regolare tutto ciò?
    Grazie

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