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Notifica a mani: effetti per il notificante e il notificato

9 Febbraio 2021
Notifica a mani: effetti per il notificante e il notificato

Ai fini della tempestività della notifica si valuta anche il momento della consegna all’ufficiale giudiziario.

Ai tecnici del diritto è noto il principio della «scissione degli effetti della notifica»: per il notificante, la notifica si considera avvenuta – ai fini del rispetto dei termini – nella data in cui l’atto viene consegnato all’ufficiale giudiziario; per il notificato invece si considera il momento in cui questi prende materiale conoscenza dell’atto che, per le notifiche a mezzo posta, coincide con la consegna della busta da parte del portalettere. Cosa succede invece nel caso di notifica a mani? Quali sono, in tale ipotesi, gli effetti per il notificante e per il notificato? 

A fornire la spiegazione è stata una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ecco qual è stata la risposta dei giudici supremi.

Momento della notifica per il notificante in caso di notifica a mani e per posta

Secondo la Corte, in base alla giurisprudenza consolidata, il momento in cui la notifica deve considerarsi perfezionata per il notificante si distingue da quello in cui essa si considera tale per il destinatario e tale regola vale tanto per le notificazioni a mezzo posta quanto per quelle eseguite direttamente dall’ufficiale giudiziario.    

Tale regola si desume da quella oggetto dell’art. 149 c.p.c. per la notificazione a mezzo posta, e deve conseguentemente applicarsi anche alla notificazione eseguita direttamente dall’ufficiale giudiziario, poiché anch’essa si perfeziona (per il notificante) al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.

Momento della notifica per gli atti tributari

Secondo poi la Ctp di Napoli [2], la regola della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il destinatario, sancita dalla giurisprudenza costituzionale con riguardo agli atti processuali e non a quelli sostanziali, si estende anche agli effetti sostanziali dei primi ove il diritto non possa farsi valere se non con un atto processuale; sicché, in tal caso, la prescrizione è interrotta dall’atto di esercizio del diritto, ovvero dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notifica, mentre in ogni altra ipotesi tale effetto si produce solo dal momento in cui l’atto perviene all’indirizzo del destinatario.

Così, per la verifica del rispetto del termine di decadenza per la notifica dell’avviso di accertamento occorre avere riguardo alla data di spedizione dell’atto e non a quella di ricezione dello stesso da parte del contribuente [3].

Ed ancora: «In tema di avviso di accertamento notificato a mezzo posta, ai fini della verifica del rispetto del termine di decadenza, occorre avere riguardo alla data di spedizione dell’atto e non a quella di ricezione dello stesso da parte del contribuente, atteso che il principio della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e per il notificato si applica in tutti i casi in cui debba valutarsi l’osservanza di un termine da parte del notificante e, quindi, anche con riferimento agli atti d’imposizione tributaria» [4]. 

Momento della notifica telematica

Veniamo ora alle notifiche telematiche. La notifica telematica si perfeziona nei confronti del mittente il giorno stesso in cui è eseguita se la ricevuta di accettazione viene rilasciata entro le ore 24.00. E ciò in applicazione della generale regola della scissione soggettiva degli effetti della notificazione [5].

È quindi tempestiva la notifica dell’atto di appello eseguita telematicamente entro le ore 24:00 dell’ultimo giorno utile [6].

 


note

[1] Cass. ord. n. 644/21 del 15.01.2021.

[2] Ctp Napoli, sent. n. 3482/2020.

[3] Ctp Salerno, sent. n. 246/2020.

[4] Ctp Palermo, sent. n. 1101/2020.

[5] Cass. sent. n. 22136/2020

[6] Cass. sent. n. 12224/2020.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 26 novembre 2020 – 15 gennaio 2021, n. 644

Presidente Campanile – Relatore Pazzi

Fatti di causa

1. Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 734/2010, dichiarava inammissibile, perché tardiva, l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico avverso il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti e in favore dell’Istituto di Vigilanza Metrosistemi s.r.l. (a titolo di rimborso del maggior canone asseritamente corrisposto per gli anni 1997, 1998 e 1999 per la concessione di ponti radio).

2. La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 23 aprile 2015, rigettava l’appello presentato dal Ministero dello Sviluppo economico, rilevando da un lato che la notifica dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo risultava tardivamente effettuata in data 31 gennaio 2006 e non il giorno precedente, dall’altro che la produzione documentale (avente per oggetto un certificato dell’U.N.E.P.) effettuata dall’amministrazione era inammissibile, ai sensi dell’art. 345 c.p.c..

3. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il Ministero dello Sviluppo Economico prospettando due motivi di doglianza.

L’intimato Istituto di Vigilanza Metrosistemi s.r.l. non ha svolto difese.

Ragioni della decisione

4. Il primo motivo di ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 345 c.p.c. e D.L. n. 83 del 2012, art. 54, poiché la Corte d’appello avrebbe ritenuto inammissibile il documento prodotto in sede di impugnazione malgrado la riforma dell’art. 345 c.p.c., comma 3, introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, trovi applicazione agli appelli notificati dal trentesimo giorno successivo all’11 agosto 2012 e dunque non riguardi i giudizi avviati in epoca antecedente.

Nel caso di specie il giudizio di appello, avviato nell’anno 2010, rimaneva perciò regolato dalla disciplina precedentemente in vigore, che imponeva la valutazione del carattere di indispensabilità del nuovo documento prodotto in sede di impugnazione.

5. Il motivo è fondato.

Il tenore del terzo capoverso dell’art. 345 c.p.c., è stato modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. Ob), convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 2012, n. 134, che ha soppresso le parole “che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione”.

La modifica, di tenore restrittivo rispetto alla produzione documentale in appello, trova applicazione – mancando una disciplina transitoria rispetto a questa specifica disposizione dell’art. 54 sopra citato, commi 3 e 3-bis e dovendosi ricorrere al principio tempus regit actum, a mente del quale occorre fare riferimento alla legge temporalmente in vigore all’epoca della proposizione dell’impugnazione – solo se la sentenza conclusiva del giudizio di primo grado sia stata pubblicata dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della L. n. 134 del 2012, di conv. del D.L. n. 83 cit. e, cioè, dal giorno 11 settembre 2012 (v. Cass. 6590/2017, Cass. 26654/2014).

Nel caso di specie la sentenza di primo grado era stata pubblicata, come indica la stessa decisione gravata, in data 14 gennaio 2010, di modo che la relativa impugnazione rimaneva regolata dalla legge temporalmente in vigore all’epoca della sua proposizione, che ammetteva la produzione in appello di documenti, ove gli stessi fossero ritenuti dal collegio indispensabili ai fini della decisione.

A fronte della produzione documentale operata dall’appellante la Corte distrettuale, quindi, non poteva limitarsi a rilevarne l’inammissibilità, ma era chiamata a valutare se il documento prodotto fosse o meno indispensabile ai fini della decisione.

6. Il secondo motivo di ricorso lamenta, a mente dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo, costituito dall’avvenuta tempestiva consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto di citazione in opposizione per la notifica.

7. Il motivo è fondato.

La decisione impugnata si sofferma sulla verifica della data in cui la notifica venne perfezionata nei confronti del destinatario, ma tralascia del tutto di considerare l’epoca in cui la consegna dell’atto di opposizione all’ufficiale giudiziario era avvenuta, malgrado l’amministrazione appellante avesse espressamente dedotto questa circostanza di fatto all’interno del proprio gravame.

Tale data era di certo decisiva ai fini della verifica della tempestività dell’opposizione.

In vero, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte risulta ormai acquisito dall’ordinamento, per effetto delle sentenze della Corte costituzionale n. 69 del 1994, n. 358 del 1996, n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004, il principio secondo il quale – relativamente alla funzione che sul piano processuale la notificazione è destinata a svolgere – il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il notificante deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario; la regola generale della distinzione dei due momenti deve essere desunta da quella espressamente prevista dall’art. 149 c.p.c., per la notificazione a mezzo posta e conseguentemente applicata anche alla notificazione eseguita direttamente dall’ufficiale giudiziario, sicché anche quest’ultima notifica si perfeziona, per il notificante, al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario (v. Cass. 11995/2004, Cass. 12618/2006).

La Corte di merito doveva quindi tenere conto, al fine di valutare la tempestività dell’opposizione, dell’epoca in cui il notificante aveva consegnato l’atto all’ufficiale giudiziario.

8. La sentenza impugnata andrà dunque cassata, con rinvio della causa alla Corte distrettuale, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterrà ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

 


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