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5 errori più comuni in busta paga

11 Febbraio 2021
5 errori più comuni in busta paga

Il datore di lavoro, all’atto del pagamento della retribuzione mensile, è obbligato a consegnare al dipendente il prospetto paga.

Leggendo la tua busta paga mensile, nonostante la scarsa chiarezza del documento, ti sembra di intravedere delle incongruenze rispetto alle ore di lavoro effettivamente lavorate ed alla retribuzione che ti spetta. Vuoi sapere quali sono le voci del cedolino cui prestare particolare attenzione.

La busta paga assolve ad una importantissima funzione informativa nei confronti del lavoratore. Leggendo il cedolino, infatti, il dipendente può avere contezza della retribuzione erogata dal datore di lavoro e di tutte le somme trattenute per il pagamento dei contributi previdenziali e delle tasse. Saper leggere il prospetto paga è, dunque, importantissimo per far valere efficacemente i propri diritti. In questo articolo vedremo quali sono i 5 errori più comuni in busta paga. In questo modo, sarà più semplice per il lavoratore fare attenzione alle voci del cedolino a maggiore rischio di errore. Occorre, infatti, evidenziare che eventuali incongruenze nelle varie voci che compongono il cedolino finiscono per ridurre la retribuzione e gli altri istituti contrattuali spettanti ai dipendenti, creando dunque un danno economico.

Cos’è la busta paga?

Ogni lavoratore subordinato riceve dal proprio datore di lavoro, mensilmente, la busta paga (detta anche cedolino o prospetto paga). Si tratta del documento riepilogativo della retribuzione erogata e delle operazioni effettuate dal datore di lavoro, in qualità di sostituto di imposta, sul reddito.

La consegna della busta paga è un obbligo di legge [1] e i datori di lavoro sono tenuti a consegnare il prospetto di paga (che deve recare la firma, sigla o timbro del datore di lavoro o di chi ne fa le veci) ai lavoratori dipendenti nel momento della corresponsione della retribuzione mensile. Da tale adempimento sono esclusi i dirigenti.

Busta paga: quali informazioni deve contenere?

Nel cedolino, per espressa previsione di legge, devono essere inserite le seguenti informazioni:

  • nome, cognome e qualifica professionale del lavoratore;
  • periodo cui la retribuzione si riferisce;
  • assegni familiari e tutti gli altri elementi che, comunque, compongono la retribuzione;
  • singole trattenute operate sullo stipendio lordo.

Spesso, tuttavia, la busta paga contiene anche informazioni aggiuntive, tra cui:

  • dati identificativi del datore di lavoro;
  • componenti della retribuzione fissa del dipendente;
  • calendario presenze del mese;
  • saldo ferie e permessi retribuiti;
  • quota Tfr accantonata e accantonamento complessivo.

Saper leggere la busta paga è fondamentale poiché il datore di lavoro potrebbe commettere degli errori nella redazione di questo documento che si traducono nel mancato pagamento al lavoratore di quanto gli spetta sulla base delle disposizioni di legge e del contratto collettivo applicato.

5 errori più comuni in busta paga

Per individuare eventuali errori nella redazione del prospetto paga è utile sapere quali sono i 5 errori più comuni in busta paga.

Mancata retribuzione dello straordinario

Può accadere che, nel corso del mese di riferimento, il lavoratore ha svolto delle prestazioni di lavoro straordinario che, come noto, devono essere retribuite dal datore di lavoro con l’applicazione di una maggiorazione retributiva il cui importo è fissato dal Ccnl di settore. A volte il datore di lavoro omette di registrare le ore di straordinario in busta paga e, conseguentemente, di remunerarle al dipendente.

Erronea applicazione di detrazioni fiscali e bonus

Il datore di lavoro, come sostituto di imposta, è tenuto ad applicare le detrazioni fiscali per i figli a carico, sulla base della dichiarazione resa dal dipendente, nonché i bonus come il bonus Renzi. Può accadere, però, che l’azienda ometta di inserire in busta paga tali voci, creando un danno economico al dipendente.

Mancata liquidazione dei permessi retribuiti

I Ccnl prevedono il diritto dei lavoratori a dei permessi retribuiti orari. Se tali permessi non vengono fruiti entro le tempistiche di godimento previste dal Ccnl il datore di lavoro deve liquidarli in busta paga. Può accadere, però, che il datore di lavoro scarichi i permessi dal saldo residuo senza, tuttavia, erogare al lavoratore la relativa somma di denaro.

Mancato recepimento dell’aumento contrattuale

Nel nostro ordinamento sono i Ccnl a stabilire, sulla base del livello di inquadramento del dipendente, la paga minima spettante. Quando le parti stipulanti rinnovano il Ccnl prevedono anche un aumento di questo importo. Talvolta, però, il datore di lavoro non provvede ad adeguare l’importo della paga base ai nuovi valori previsti nel Ccnl.

Mancata attribuzione scatti di anzianità

I Ccnl prevedono, spesso, che il lavoratore, dopo un certo numero di anni di servizio presso la stessa azienda, maturi il diritto a ricevere una ulteriore voce retributiva mensile detta scatto di anzianità. Può accadere che il datore di lavoro, pur avendo il dipendente maturato il diritto a tale emolumento, non provveda ad inserirlo in busta paga.


note

[1] L. 4/1953.


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