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Rischio elettivo: ultime sentenze

10 Febbraio 2021
Rischio elettivo: ultime sentenze

Infortunio sul lavoro e infortunio in itinere: solo una condotta imprevedibile, abnorme ed esorbitante del lavoratore esclude la responsabilità del datore in caso di infortunio.

Infortunio sul lavoro: concorso di colpa del dipendente

La condotta incauta del lavoratore non comporta un concorso se la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore è munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento.

In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l’art. 1227, comma 1, c.c., tuttavia, la condotta incauta del lavoratore non comporta un concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento dannoso; in particolare, tanto avviene quando l’infortunio si sia realizzato per l’osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio, quando l’infortunio scaturisca dall’integrale impostazione della lavorazione su disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o, infine, quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l’imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell’evento dannoso.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2020, n.23146

In tema di infortunio sul lavoro, deve escludersi la sussistenza di un concorso di colpa della vittima, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., al di fuori dei casi di cd. rischio elettivo, quando risulti che il datore di lavoro abbia mancato di adottare le prescritte misure di sicurezza, oppure abbia egli stesso impartito l’ordine, nell’esecuzione puntuale del quale si è verificato l’infortunio, od ancora abbia trascurato di fornire al lavoratore infortunato una adeguata formazione ed informazione sui rischi lavorativi; ricorrendo tali ipotesi, l’eventuale condotta imprudente della vittima degrada a mera occasione dell’infortunio ed è, pertanto, giuridicamente irrilevante.

Cassazione civile sez. VI, 15/05/2020, n.8988

Infortunio sul lavoro e incidenza della condotta incauta del lavoratore

In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l’art. 1227 c.c., comma 1; tuttavia la condotta incauta del lavoratore non comporta concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia giuridicamente da considerare come munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento dannoso, il che in particolare avviene quando l’infortunio si sia realizzato per l’osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio o quando l’infortunio scaturisca dall’avere il datore di lavoro integralmente impostato la lavorazione sulla base di disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o infine quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l’imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell’evento dannoso.

Cassazione civile sez. lav., 25/11/2019, n.30679

In materia di infortuni sul lavoro, al di fuori dei casi di rischio elettivo, nei quali la responsabilità datoriale è esclusa, qualora ricorrano comportamenti colposi del lavoratore, trova applicazione l’art. 1227, comma 1, c.c., tuttavia, la condotta incauta del lavoratore non comporta un concorso idoneo a ridurre la misura del risarcimento ogni qual volta la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro sia munita di incidenza esclusiva rispetto alla determinazione dell’evento dannoso; in particolare, tanto avviene quando l’infortunio si sia realizzato per l’osservanza di specifici ordini o disposizioni datoriali che impongano colpevolmente al lavoratore di affrontare il rischio, quando l’infortunio scaturisca dall’integrale impostazione della lavorazione su disposizioni illegali e gravemente contrarie ad ogni regola di prudenza o, infine, quando vi sia inadempimento datoriale rispetto all’adozione di cautele, tipiche o atipiche, concretamente individuabili, nonché esigibili ex ante ed idonee ad impedire, nonostante l’imprudenza del lavoratore, il verificarsi dell’evento dannoso.

Cassazione civile sez. lav., 25/11/2019, n.30679

Nel caso in cui il danno non derivi da dinamismo o pericolosità intrinseca della cosa, ma presupponga l’intervento umano sulla stessa, allorché venga accertato che la situazione di pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata superabile mediante un comportamento ordinariamente cauto da parte del danneggiato, la responsabilità del custode può essere esclusa ricorrendo una scelta consapevole del danneggiato, cd. rischio elettivo, che integra il caso fortuito.

Corte appello Firenze sez. II, 10/10/2019, n.2405

Il rischio elettivo

Solo una condotta abnorme, inopinabile ed esorbitante del lavoratore esclude la responsabilità del datore in caso di infortunio.

Il datore dei lavoro (ed i suoi collaboratori/delegati) è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, anche qualora l’infortunio sia ascrivibile non soltanto ad una sua disattenzione, ma anche ad imperizia, negligenza ed imprudenza; egli è totalmente esonerato da ogni responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore assuma i caratteri di abnormità, in opinabilità ed esorbitanza, necessariamente riferiti al procedimento lavorativo “tipico” ed alle direttive ricevute, in modo da porsi quale causa esclusiva dell’evento, così integrando il c.d. “rischio elettivo”, ossia una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall’esercizio della prestazione lavorativa o anche ad essa riconducibile, ma esercitata e intrapresa volontariamente in base a ragioni e motivazioni del tutto personali, al di fuori dell’attività lavorativa e prescindendo da essa, come tale idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata.

Corte appello Roma sez. III, 04/09/2019, n.5349

In materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, il rischio elettivo, che delimita l’ambito della tutela assicurativa, è riferito al comportamento del lavoratore e si connota per il simultaneo concorso dei seguenti elementi: a) presenza di un atto volontario ed arbitrario, ossia illogico ed estraneo alle finalità produttive; b) direzione di tale atto alla soddisfazione di impulsi meramente personali; c) mancanza di nesso di derivazione con lo svolgimento dell’attività lavorativa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto indennizzabile l’infortunio occorso ad un lavoratore che, anziché seguire il percorso usuale per ispezionare le valvole di alcune vasche, si era introdotto all’interno di un cantiere non appartenente alla società datrice, dal quale le valvole potevano comunque essere viste e, mentre le stava esaminando, era caduto in una cisterna).

Cassazione civile sez. lav., 19/03/2019, n.7649

Solo una condotta abnorme, inopinabile ed esorbitante del lavoratore esclude la responsabilità del datore in caso di infortunio.

Il rischio elettivo si determina allorquando venga tenuto dal lavoratore una condotta “abnorme, inopinabile ed esorbitante” che si pone al di fuori dell’attività lavorativa e prescindendo da essa, come tale idonea ad interrompere il nesso eziologico” con la prestazione e quindi non rientrante nella copertura dell’obbligo di sicurezza datoriale, notoriamente esteso, viceversa, alla prevenzione rispetto ad eventuali comportamenti meramente colposi del lavoratore (confermata, nella specie, la responsabilità del datore per l’infortunio occorso al lavoratore causato dalla caduta del dipendente che in quel momento stava fumando appoggiato al camion della raccolta rifiuti e si era sorretto alla barra laterale e non a quella orizzontale, così finendo con la mano schiacciata tra tale barra ed il muro del limitrofo edificio).

Cassazione civile sez. lav., 23/05/2018, n.12807

Rischio elettivo e infortunio in itinere

La tutela assicurativa è estesa a qualsiasi infortunio verificatosi lungo il percorso da casa al luogo di lavoro, escludendo qualsiasi rilevanza all’entità del rischio o alla tipologia della specifica attività lavorativa cui l’infortunato sia addetto e tutelando piuttosto il rischio generico (connesso al compimento del c.d. percorso normale tra abitazione e luogo di lavoro) cui soggiace qualsiasi persona che lavori, restando per conseguenza confinato il c.d. rischio elettivo a tutto ciò che sia dovuto piuttosto ad una scelta arbitraria del lavoratore, il quale crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella legata al c.d. percorso normale, ponendo così in essere una condotta interruttiva di ogni nesso tra rischio ed evento.

Tribunale Frosinone sez. lav., 29/10/2020, n.817

In tema di infortunio “in itinere”, la tutela assicurativa copre i sinistri verificatisi nel normale percorso abitazione-luogo di lavoro anche in caso di fruizione da parte del lavoratore di un permesso per motivi personali che, quale fattispecie di sospensione dell’attività lavorativa ontologicamente non differente dalle pause o dai riposi, da cui si differenzia soltanto per il carattere occasionale ed eventuale, a fronte del connotato di periodicità e prevedibilità tipico degli altri, non recide il rapporto finalistico con l’attività lavorativa, né concretizza una ipotesi di rischio cd. elettivo.

Cassazione civile sez. lav., 08/09/2020, n.18659

L’uso della bicicletta privata per il tragitto “luogo di lavoro -abitazione” può essere consentito secondo un canone di necessità relativa, ragionevolmente valutato in relazione al costume sociale, anche per assicurare un più intenso rapporto con la comunità familiare, e per tutelare l’esigenza di raggiungere in modo riposato e disteso i luoghi di lavoro in funzione di una maggiore gratificazione dell’attività ivi svolta, restando invece escluso il cd. rischio elettivo, inteso come quello che, estraneo e non attinente all’attività lavorativa, sia dovuto ad una scelta arbitraria del dipendente, che crei ed affronti volutamente, in base a ragioni o ad impulsi personali, una situazione diversa da quella ad essa inerente.

Cassazione civile sez. lav., 31/08/2018, n.21516

Rischio elettivo e assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro

In materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, il rischio elettivo, che delimita l’ambito della tutela assicurativa, è riferito al comportamento del lavoratore e si connota per il simultaneo concorso dei seguenti elementi: a) presenza di un atto volontario ed arbitrario, ossia illogico ed estraneo alle finalità produttive; b) direzione di tale atto alla soddisfazione di impulsi meramente personali; c) mancanza di nesso di derivazione con lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Tribunale Siena sez. lav., 15/05/2020, n.57

Responsabilità del datore di lavoro per infortuni sul lavoro

Il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 c.c., è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia del lavoratore, dimostrando di aver messo in atto a tal fine ogni mezzo preventivo idoneo, con l’unico limite del cd. rischio elettivo, da intendere come condotta personalissima del dipendente, intrapresa volontariamente e per motivazioni personali, al di fuori delle attività lavorative ed in modo da interrompere il nesso eziologico tra prestazione e attività assicurata.

Tribunale Siena sez. lav., 15/05/2020, n.57

Sicurezza sul lavoro ed onere probatorio incombente sul datore di lavoro

Al datore spetta l’onere di vigilare sull’operato del dipendente, fornendo allo stesso le adeguate protezioni tese a tutelare la sua incolumità fisica durante l’espletamento delle attività lavorative potenzialmente pericolose e assicurandosi altresì che il lavoratore ne faccia buon uso. Il datore rimane esente da responsabilità solo quando sia effettivamente interrotto il nesso causale tra infortunio e comportamento colpevole del datore.

Tale nesso non è interrotto neppure in caso di concorso di colpa del lavoratore quando la colpa di quest’ultimo rientra nel normale e prevedibile rischio del lavoro. Insomma, la responsabilità è esclusa solo in caso di dolo o rischio elettivo del lavoratore, ovvero di rischio generato da una attività che non abbia rapporti con lo svolgimento dell’attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa, mentre l’eventuale colpa del lavoratore non è in sé idonea ad escludere il nesso causale tra il verificarsi del danno e la responsabilità del datore di lavoro, sul quale grava l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno stesso.

Tribunale Lecco sez. lav., 02/09/2019, n.19

Infortuni sul lavoro e principio di autoresponsabilità del lavoratore

In tema di infortuni sul lavoro, il modello “iperprotettivo”, incentrato esclusivamente sulla figura del datore di lavoro e sui suoi obblighi di prevenzione degli infortuni, è stato superato in favore di un modello “collaborativo”, con la conseguenza che assume rilievo anche il principio di autoresponsabilità del lavoratore, da considerarsi quale parte attiva della realtà aziendale e come soggetto titolare non solo di un diritto alla sicurezza, ma anche di un dovere di rispetto delle relative prescrizioni. A ciò consegue che alcuni comportamenti, che si pongono in consapevole contrasto con le regole di sicurezza, devono essere qualificati come “abnormi”, con l’effetto di escludere l’addebito di responsabilità in capo al datore di lavoro che abbia correttamente curato manutenzione e formazione, a fronte di un comportamento non arginabile, in quanto consapevolmente e volontariamente perseguito dal lavoratore.

Ciò posto, nel caso di specie, il Tribunale ha assolto il legale rappresentante di una società di autotrasporti per le lesioni riportate dal lavoratore, in quanto quest’ultimo si era infortunato attraversando una zona interdetta ai pedoni e venendo travolto da un muletto, ponendo cioè in essere una condotta eccentrica rispetto alle proprie mansioni lavorative, attivando così un rischio elettivo, ossia scelto consapevolmente, e non governabile, perché non prevedibile, dal datore di lavoro.

Tribunale Lecce sez. I, 04/04/2019, n.139

Responsabilità del datore in un caso di infortunio mortale occorso ad un lavoratore

Il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 c.c., è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia del lavoratore, dimostrando di aver messo in atto a tal fine ogni mezzo preventivo idoneo, con l’unico limite del cd. rischio elettivo, da intendere come condotta personalissima del dipendente, intrapresa volontariamente e per motivazioni personali, al di fuori delle attività lavorative ed in modo da interrompere il nesso eziologico tra prestazione e attività assicurata.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di merito, che aveva escluso la responsabilità del datore in un caso di infortunio mortale occorso ad un lavoratore, investito dal treno mentre operava un controllo degli scambi ferroviari sul rilievo che l’intervento era stato effettuato in anticipo rispetto all’orario prefissato).

Cassazione civile sez. lav., 18/06/2018, n.16026



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