Diritto e Fisco | Articoli

Affido dei figli: quando si può perdere

7 Giugno 2021 | Autore:
Affido dei figli: quando si può perdere

Se nessuno dei due genitori risulta idoneo alla responsabilità, il giudice può disporre l’affidamento dei minori ai servizi sociali.

Non è l’esame di teoria per prendere la patente e neppure il quiz a risposta multipla in un concorso pubblico; si tratta invece di un’aula di tribunale, dove due coniugi si stanno separando e bisogna prendere una decisione per l’affidamento dei figli minori.

Il caso è complesso e problematico, le parti in causa sono fortemente contrapposte e ciascuna sostiene argomenti a proprio favore contro l’altro; così il giudice decide di utilizzare, tra gli elementi disponibili, anche i risultati dei test psicologici somministrati alla coppia dai servizi sociali. E l’esito ti potrà apparire clamoroso: alla fine, nessuno dei due genitori ottiene l’affidamento dei suoi figli, né congiunto né in via esclusiva.

Ora, ti spieghiamo cosa è successo e potrai constatare quando si può perdere l’affido dei figli anche per un test “sbagliato” da cui emerge, secondo la valutazione degli esperti, l’inadeguatezza ad esercitare la responsabilità genitoriale.

Ovviamente, i test psicologici non sono l’unico elemento che entra in gioco; occorre valutare molti altri fattori, ma in alcune situazioni possono avere un ruolo decisivo come è accaduto in questo recentissimo caso, probabilmente destinato a far discutere ma che ha applicato rigorosamente le previsioni della legge per le situazioni conflittuali nella coppia che si ripercuotono negativamente sui figli.

Quando la separazione coniugale è conflittuale

Nella vicenda decisa con sentenza dal tribunale di Monza [1] la conflittualità tra marito e moglie è elevata, persistente, esasperata. I due litigano continuamente e si scambiano accuse reciproche e circostanziate di tradimenti, incurie e assenze dalla famiglia, così addebitando l’uno all’altra il fallimento del matrimonio. Ci sono anche denunce pendenti per minacce e per stalking.

La figlia minore della coppia – una bambina di 12 anni – risente molto di questa situazione e il tribunale nel corso del giudizio di separazione coniugale per esplorare meglio la vicenda ricorre al supporto dei servizi sociali del Comune.

Il Blacky pictures test

Gli esperti somministrano dei test psicologici alla coppia, li valutano in una relazione e sottopongono gli esiti al giudice. Tra i test psicodiagnostici ce n’è uno piuttosto famoso: si tratta del “The blacky pictures”, una serie di vignette di cani; il protagonista è un cagnolino nero accompagnato dalla sua famiglia (mamma, papà e fratello o sorella) in varie situazioni e scenette più o meno “avventurose”. I soggetti che si sottopongono al test devono interpretare ciascuna di queste situazioni narrative illustrate nei fumetti, fornendo la loro risposta.

I risultati vengono letti e valutati dallo psicologo in base ai criteri della metodologia psicoanalitica (la validità dimostrativa del test, introdotto nel Dopoguerra e largamente diffuso nella pratica, non è però unanimemente riconosciuta dagli scienziati ed anzi è contestata da alcuni ricercatori).

La valutazione del test nel giudizio di separazione

Nel caso deciso, la valutazione degli psicologi e degli assistenti sociali, che il giudice ha recepito in sentenza, è stata molto severa: è emerso che nessuno dei due era in grado di affrontare le responsabilità del ruolo genitoriale ed entrambi hanno avuto bisogno di compiere un percorso di supporto per avvicinarsi gradualmente ai figli e ai loro bisogni.

L’affidamento condiviso, in queste condizioni, è ritenuto «impraticabile», ma non può neppure essere stabilito l’affidamento esclusivo alla madre o al padre, perché nessuno dei due appare idoneo ad assumersi la responsabilità genitoriale ed i compiti educativi.

Così l’unica alternativa che resta è quella di affidare i bambini ai servizi sociali del Comune. Saranno loro, e non più i genitori, ad adottare le decisioni più importanti che riguardano la figlia minore, come quelle in materia di salute, istruzione, educazione e residenza. È stata questa la decisione del tribunale.

Ora vediamo come si è arrivati a questo risultato e quali sono state le motivazioni poste a sostegno della scelta.

L’affidamento condiviso o esclusivo dei figli

Bisogna ricordare che l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori dopo la separazione coniugale è divenuto da oltre 15 anni la regola. «È prioritaria la modalità di affido condiviso della prole minore di età a entrambi i genitori, dovendosi sempre tutelare, ove possibile, il diritto alla c.d. bigenitorialità», ricordano i giudici monzesi nella loro sentenza.

In tale prospettiva, l’affidamento esclusivo dei figli minori ad uno solo dei genitori costituisce l’eccezione allo schema generale che predilige, ove possibile, l’affidamento condiviso [2]. Il giudice dispone l’affido esclusivo a un genitore – spiega la sentenza -«quando l’affido all’altro sia contrario al superiore interesse del minore. La regola generale dell’affido condiviso, pertanto, è derogabile solo ove seriamente pregiudizievole per il minore».

I provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale

Proprio qui si innesta lo snodo del ragionamento che ammette l’ingresso dei test psicologici nella decisione giudiziale sul tipo di affido: infatti, dagli elementi raccolti nel corso del giudizio potrebbe emergere che entrambi i genitori sono privi dei requisiti necessari per ottenere l’affidamento dei loro figli. E, allora, nonostante le richieste avanzate dalle parti, i minori non potranno essere legittimamente affidati a nessuno dei due.

La sentenza al riguardo spiega che «in tale logica, ove il Tribunale non abbia elementi sufficienti per formulare una prognosi favorevole circa l’idoneità di entrambi i genitori all’esercizio della responsabilità genitoriale, ben potrà adottare provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale [3] o, in ultima analisi, la decadenza della stessa [4]».

Queste norme di legge infatti dispongono che, ove la condotta di uno o di entrambi i genitori sia «pregiudizievole» per il figlio minore, «il giudice, secondo le circostanze può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore». Nei casi estremi, che si verificano «quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio», il giudice potrà pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

In questo caso, il tribunale ha preferito la prima strada e, dunque, ha scelto di adottare «gli opportuni provvedimenti che limitino l’attribuzione della responsabilità genitoriale». Tra questi provvedimenti è prevista l’attribuzione a un soggetto terzo – di regola, il Comune del luogo di residenza abituale dei minori – del potere di adottare le scelte ordinarie, o eventualmente anche quelle più importanti, nell’interesse dei minori stessi.

Perché il test negativo impedisce l’affido dei figli ai genitori

E allora nella vicenda che stiamo esaminando si è arrivati a constatare che la conflittualità esasperata tra i coniugi e la «fatica a sintonizzarsi sui bisogni dei figli» comportava, se valutata unitamente all’esito dei test somministrati, l’esistenza a carico di entrambi i genitori di «fattori di rischio nell’esercizio della genitorialità», come la rabbia incontrollata, l’impulsività e l’incapacità a prendersi adeguatamente cura dei minori.

Secondo gli psicologi e gli assistenti sociali che hanno esaminato i componenti della famiglia, per colmare questi fattori negativi e dannosi nei confronti del minore era necessario «l’avvio di un percorso di supporto alla genitorialità», mentre l’esercizio condiviso della genitorialità è stato ritenuto «impraticabile».

Il tribunale ha recepito queste valutazioni ed anzi, dopo aver constatato che gli interventi di supporto attivati dai servizi sociali non avevano ottenuto risultati positivi sulla relazione genitoriale (pur avendo provocato un leggero miglioramento nei rapporti di coppia dei coniugi), ha ritenuto che fosse «emersa l’inidoneità di entrambe le parti all’esercizio della genitorialità». Una decisione adottata nel precipuo interesse della figlia minore e, dunque, disattendendo le richieste delle parti in causa, che reclamavano ciascuna l’affido esclusivo della figlia in proprio favore.

Per questi motivi, il tribunale ha disposto l’affido della bambina ai servizi sociali del Comune, rimettendogli «l’adozione delle decisioni più importanti per la minore, ivi incluse quelle in materia di salute, istruzione, educazione e residenza». La figlia intanto sarà collocata prevalentemente presso la madre; il padre avrà facoltà di tenerla con sé secondo un calendario di incontri stabiliti e, nel frattempo, perdurerà l’intervento educativo di assistenza domiciliare minori (Adm) già in essere.

Motivi di perdita della responsabilità genitoriale

Al di là del caso che abbiamo esaminato, che ha limitato ma non escluso la potestà dei genitori, esistono altri e più gravi motivi di perdita della responsabilità genitoriale.

Se il genitore si disinteressa completamente del proprio figlio minore e lo lascia in condizioni di abbandono morale o materiale può essere dichiarato decaduto, così come quando attua comportamenti gravi e lesivi della sua integrità fisica o anche psicologica. Può trattarsi di un genitore violento o che si rende responsabile di maltrattamenti in famiglia che coinvolgono i figli anche provocando loro umiliazioni e malesseri.

Sarà sempre il giudice, dopo un’attenta valutazione del caso, a pronunciare la decadenza dalla responsabilità genitoriale e a disporre l’allontanamento del genitore dal figlio se vi è pericolo per la sua incolumità o grave pregiudizio per la sua crescita.

Il procedimento per la declaratoria di decadenza di un genitore dalla potestà può essere instaurato con ricorso al Tribunale [5] dall’altro genitore, dai parenti o d’iniziativa del pubblico ministero che ha acquisito la notizia di reato di violenza, lesioni o maltrattamenti commessi in danno del minore.

Il provvedimento non è definitivo: in seguito, se le ragioni per le quali è stata pronunciata la decadenza cessano e non vi è più pericolo per i figli, la pronuncia può essere revocata e il genitore decaduto potrà essere reintegrato nella responsabilità genitoriale.

Per approfondire questi aspetti leggi gli articoli “Quando si perde la responsabilità genitoriale?” e “Come togliere la responsabilità genitoriale“.


note

[1] Trib. Monza, Sez. 4°, sent. n. 184/21 del 1 febbraio 2021.

[2] Art. 337 Cod. civ.

[3] Art. 333 Cod. civ.

[4] Art. 330 Cod. civ.

[5] Art. 336 Cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube