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Cosa non rientra nella legittima?

11 Febbraio 2021
Cosa non rientra nella legittima?

Beni che non rientrano nell’asse ereditario e che non si calcolano ai fini delle quote di legittima: Tfr, indennità di preavviso, assicurazioni sulla vita e fondi pensione. 

È risaputo che chi fa testamento non è libero di destinare tutti i propri beni a chi vuole: una quota del suo patrimonio deve per legge andare ai parenti più stretti (i cosiddetti «legittimari») che sono il coniuge (a meno che sia intervenuto il divorzio), i figli (anche adottivi) o, in loro assenza, i genitori. 

Tuttavia, ci sono dei beni che non rientrano nella quota legittima e che pertanto non solo possono essere destinati a chi si vuole ma non rientrano neanche nel calcolo della quota minima che il legittimario ha diritto a pretendere nei confronti degli altri eredi. 

Ebbene, cosa non rientra nella legittima? Di tanto ci occuperemo in questo breve articolo. Spiegheremo innanzitutto cos’è la legittima per poi stabilire quali beni non vi rientrano. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la legittima

La legittima, come a tutti noto, è quella parte di patrimonio di cui non si può liberamente disporre, neppure tramite testamento perché deve andare necessariamente – sempre che questi esistano – al coniuge ai figli o, in loro assenza, ai genitori. A loro, infatti, la legge riserva sempre una parte dell’eredità e questa parte si chiama appunto “legittima”. 

La frase “ti diseredo” in Italia non ha alcun senso se non come artificio retorico. Se un tale non va più d’accordo con i propri figli o con i propri genitori, per quanto non voglia e gli ripugni, una quota del suo patrimonio, anche contro la sua volontà, deve andare per legge agli eredi legittimi. A meno che non spenda tutto prima di morire, nel qual caso conseguirebbe il proprio intento, ma allora non potrebbe dare nulla nemmeno alle persone a lui care. In sintesi, finché esiste un patrimonio, una parte è sottratta al volere del proprietario e deve essere assegnata agli eredi legittimi (i cosiddetti «legittimari»), piaccia o meno. 

Cosa non rientra nella legittima?

Abbiamo esordito dicendo che non tutti i beni rientrano nella legittima. Alcuni di questi infatti possono essere destinati a chi si vuole, anche senza bisogno di fare un testamento. Tali beni peraltro non rientrano propriamente nell’asse ereditario, non concorrono a formare la quota di legittima; con la conseguenza che, se destinati al legittimario, quest’ultimo avrà diritto, in aggiunta, a pretendere anche la quota legittima prevista per legge.

Ecco quali sono tali beni:

  • il trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato (il cosiddetto Tfr) nonché l’indennità di preavviso;
  • le quote di fondi pensione che vengono liquidate solo ai beneficiari; pertanto, questi non saranno tenuti a dividere tali somme con i legittimari;
  • i rimborsi delle assicurazioni sulla vita: anche in questo caso, il denaro versato dalla compagnia assicuratrice non rientra nella quota di legittima e può essere destinato a chiunque. In pratica, si può rendere beneficiario dell’assicurazione chi si vuole. 

Tfr, indennità di preavviso, quote di fondi pensione

Partiamo dalle indennità di preavviso e dal Tfr. Si tratta di somme dovute dal datore di lavoro del dipendente defunto al coniuge, ai figli e, qualora fossero a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado (ad esempio, uno zio) e agli affini entro il secondo (suoceri, cognati, generi, nuore).

Tali indennità non entrano in successione in quanto maturano a seguito della morte del lavoratore; pertanto, non fanno neanche parte della legittima. Non rientrando nell’asse ereditario, non sono neanche soggette a imposta di successione.

Se non sono presenti i beneficiari (come detto: il coniuge, i figli, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo), il testatore può destinare tali somme in favore di chi vuole.

Lo stesso trattamento viene riservato alle quote di fondi pensione a cui il deceduto aveva destinato le indennità di preavviso e il Tfr. 

Assicurazioni sulla vita

Anche le somme dovute a titolo di polizza vita, somme che l’assicurazione liquida al beneficiario della polizza stessa a seguito della morte del proprio cliente, non entrano nell’asse ereditario e, quindi, oltre a non scontare le imposte sulla successione, non fanno parte della legittima. Questo perché chi incassa tali somme non lo fa in qualità di erede ma di beneficiario della polizza. Beneficiario che può essere un erede legittimo o meno, e che il sottoscrittore può modificare in qualsiasi momento anche attraverso una disposizione testamentaria.

L’unica possibilità che in questo caso rimane ai legittimari è di agire contro il beneficiario della polizza per recuperare le somme pagate a titolo di premi dal testatore, prima della morte di questi, in violazione delle quote di legittima. 



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