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Revoca fondo patrimoniale: ultime sentenze

11 Febbraio 2021
Revoca fondo patrimoniale: ultime sentenze

Condizioni per l’azione revocatoria del fondo patrimoniale, la scientia damni, la natura del debito e la revocatoria penale. 

Revocabilità fondo patrimoniale 

La costituzione di fondo patrimoniale è atto a titolo gratuito suscettibile di revocatoria.

La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un’attribuzione in favore dei disponesti.

Corte appello Torino sez. I, 01/10/2020, n.964

Il fondo patrimoniale costituito da un soggetto che, in data precedente all’atto di disposizione può essere oggetto di azione revocatoria ex art.2901 cc.. La costituzione di un fondo patrimoniale è atto a titolo gratuito, non soltanto nell’ipotesi in cui provenga da un terzo o da uno solo dei coniugi, ma anche quando provenga da entrambi i coniugi, non sussistendo mai alcuna contropartita in favore del costituente o dei costituenti, come tale soggetto alla azione de qua.

Tribunale Catania sez. III, 17/06/2020, n.2092

Revocabilità del fondo patrimoniale e prova 

In tema di revocatoria ordinaria nei confronti di fondo patrimoniale costituito successivamente all’assunzione del debito, è sufficiente, ai fini della cosiddetta scientia damni, la semplice consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore, ovvero la previsione di un mero danno potenziale, rimanendo, invece, irrilevanti tanto l’intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore, quanto la relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo.

Tribunale Livorno, 11/12/2020, n.856

In tema di revocatoria ordinaria nei confronti di fondo patrimoniale costituito successivamente all’assunzione del debito, è sufficiente, ai fini della cosiddetta scientia damni, la semplice consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore, ovvero la previsione di un mero danno potenziale, rimanendo, invece, irrilevanti tanto l’intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore, quanto la relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo.

Tribunale Torino sez. I, 05/11/2020, n.3867

In caso di esperimento dell’azione revocatoria ordinaria nei confronti dell’atto di costituzione di un fondo patrimoniale effettuato da entrambi i coniugi, la prova della conoscenza del pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie è fornita in re ipsa dalla circostanza che tale atto abbia ad oggetto l’unico bene immobile di proprietà dei disponenti.

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2020, n.10025

Il fondo patrimoniale può essere revocato ai sensi dell’art. 2901 c.c. quando sia stato costituito in epoca anteriore all’assunzione di una garanzia fideiussoria. L’animus nocendi richiesto dall’art. 2901, comma 1, n. 1, c.c. è integrato dal mero dolo generico, non essendo necessaria la ricorrenza del dolo specifico, e va provato dal soggetto che lo allega, ma può essere accertato anche mediante il ricorso a presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di merito.

Corte appello Ancona sez. II, 24/09/2019, n.1392

Revocatoria di fondo patrimoniale: litisconsorzio necessario del coniuge non debitore

In tema di azione revocatoria, nel giudizio promosso dal creditore personale di uno dei coniugi per la declaratoria d’inefficacia dell’atto di costituzione di un fondo patrimoniale stipulato da entrambi i coniugi, sussiste litisconsorzio necessario del coniuge non debitore, ancorché non sia neppure proprietario dei beni costituiti nel fondo stesso, in quanto beneficiario dei relativi frutti, destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, e, quindi, destinatario degli eventuali esiti pregiudizievoli conseguenti all’accoglimento della domanda revocatoria; il fatto di essere destinatario comunque di effetti complessivamente sfavorevoli rende, pertanto, tale parte legittimata passivamente alla domanda di revocatoria e quindi se del caso soccombente.

Tribunale Asti, 25/09/2020, n.514

Revoca fondo patrimoniale dell’imprenditore fallito 

La costituzione del fondo  patrimoniale, ex art. 167 cod. civ., effettuata dall’imprenditore successivamente fallito, può essere dichiarata inefficace nei confronti della massa anche a mezzo di azione revocatoria ordinaria, proposta dal curatore, a norma dell’art. 2901 cod. civ., espressamente richiamato dall’art. 66 L.F.

Corte appello Potenza, 06/07/2020, n.398

Sequestro conservativo in caso di illegittima costituzione del fondo patrimoniale

È legittimo il sequestro conservativo del fondo patrimoniale, ottenuto dall’Agenzia delle Entrate in epoca anteriore all’esercizio dell’azione pauliana, sussistendo comunque un interesse concreto dell’Amministrazione ad agire al fine di ottenere l’inopponibilità nei propri confronti dell’atto con il quale i contribuenti abbiano conferito i propri immobili.​

Cassazione civile sez. VI, 01/07/2020, n.13275

Azione revocatoria e fondo patrimoniale: legittimazione passiva e sopravvenuta inesistenza del credito

La titolarità di un diritto di credito, anche eventuale, costituisce condizione dell’azione revocatoria sotto il profilo della legitimatio ad causam dell’attore. Pertanto, il sopravvenire in corso di causa di un giudicato che accerti l’inesistenza del credito sulla base del quale l’azione era stata esercitata, determina il venir meno dell’interesse all’azione revocatoria, non sussistendo più l’esigenza di dichiarare l’inefficacia dell’atto di disposizione del patrimonio.

Inoltre, poiché la legitimatio ad causam e l’interesse ad agire dell’attore sono elementi del rapporto processuale che devono permanere, quali condizioni dell’azione, sino al momento della decisione definitiva, il sopravvenuto difetto degli stessi, in pendenza del giudizio di legittimità, deve essere rilevato dalla Corte di Cassazione e comporta, indipendentemente dall’originaria fondatezza o meno della domanda, il rigetto nel merito della domanda stessa.

Cassazione civile sez. VI, 30/06/2020, n.12975

In tema di azione revocatoria, nel giudizio promosso dal creditore personale di uno dei coniugi per la declaratoria d’inefficacia dell’atto di costituzione di un fondo patrimoniale stipulato da entrambi i coniugi, sussiste litisconsorzio necessario del coniuge non debitore, ancorché non sia neppure proprietario dei beni costituiti nel fondo stesso, in quanto beneficiario dei relativi frutti, destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, e, quindi, destinatario degli eventuali esiti pregiudizievoli conseguenti all’accoglimento della domanda revocatoria; il fatto di essere destinatario comunque di effetti complessivamente sfavorevoli rende, pertanto, tale parte legittimata passivamente alla domanda di revocatoria e quindi se del caso soccombente.

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2020, n.1141

In relazione all’azione revocatoria esperita dal creditore personale di uno dei coniugi per la declaratoria d’inefficacia dell’atto di costituzione di un fondo patrimoniale stipulato da entrambi i coniugi, sussiste litisconsorzio necessario del coniuge non debitore, anche se questi non sia neppure proprietario dei beni costituiti nel fondo stesso. Ciò dipende dal fatto che il coniuge non debitore è comunque beneficiario dei relativi frutti, destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, e, quindi, destinatario degli eventuali esiti pregiudizievoli conseguenti all’accoglimento della domanda revocatoria.

Aderendo al recente orientamento di legittimità, il Tribunale ha ritenuto infondata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva della moglie del debitore, sollevata dalla stessa sulla base della sua estraneità al debito vantato dalla società attrice nei confronti del coniuge.

Tribunale Vicenza, 03/03/2020, n.486

Presupposti azione revocatoria fondo patrimoniale 

L’azione revocatoria ordinaria presuppone, per la sua esperibilità, la semplice esistenza di un debito, e non anche la sua concreta esigibilità, con la conseguenza che, concessa fideiussione in relazione alle future obbligazioni del debitore principale connesse all’apertura di credito regolata in conto corrente, gli atti dispositivi del fideiussore successivi alla detta apertura di credito ed alla prestazione della fideiussione, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti all’azione revocatoria, ai sensi dell’art. 2901, n. 1, prima parte, c.c., in base al mero requisito soggettivo della consapevolezza del fideiussore (e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo) di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore (“scientia damni”) ed al solo fattore oggettivo dell’avvenuto accreditamento, giacché l’insorgenza del credito deve essere apprezzata con riferimento al momento dell’accreditamento e non a quello, eventualmente successivo, dell’effettivo prelievo da parte del debitore principale della somma messa a sua disposizione.

(La S.C., richiamato il principio di cui in massima, ha ritenuto di farne applicazione in fattispecie nella quale il soggetto tenuto alla responsabilità patrimoniale per conto di un’associazione non riconosciuta aveva costituito alcuni immobili di sua proprietà in fondo patrimoniale).

Cassazione civile sez. VI, 03/06/2020, n.10522

L’esperimento dell’azione revocatoria presuppone che  l’esistenza del credito sia  antecedente alla costituzione dell’atto e non anche che il credito sia certo, liquido ed esigibile. (Nel caso di specie si trattava di incarichi legali  affidati da una società che successivamente aveva costituito un fondo patrimoniale in favore di due signori senza retribuire il legale).

Tribunale Firenze sez. III, 26/04/2020, n.990

Costituiscono pregiudizio revocatorio tutti gli atti dispositivi in grado di escludere i beni del debitore dall’azione esecutiva dei creditori, anche nel caso in cui la quantità permanga invariata, quali ad esempio la vendita di un immobile, ancorché a giusto prezzo, l’alienazione della sola nuda proprietà con riserva di usufrutto, il conferimento dei beni in un fondo patrimoniale; non sussiste, invece, l’eventus damni qualora al tempo dell’alienazione di un bene siano presenti nel patrimonio del debitore altri beni non già vincolati, idonei a soddisfare le ragioni dei creditori, ancorché tali beni vengano successivamente sottoposti ad esecuzione forza.

Tribunale Tivoli, 26/03/2020, n.499

Nell’esercizio dell’azione revocatoria ai fini della configurabilità dell’eventus damni non è necessario che sussista già un danno concreto ed effettivo, essendo, invece, sufficiente un pericolo di danno derivante dal compimento di un atto di disposizione che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito e che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore (come a seguito della dismissione di beni), ma anche in una modificazione qualitativa di esso (nella specie era stato costituito un fondo patrimoniale per mettere al riparo dei beni dalle aggressioni dei creditori), mentre la scientia damni sussiste quando l’atto oggetto della revocatoria (nella specie fondo patrimoniale) è stato posto in essere da un amministratore unico di una società in bonis e come tale necessariamente a conoscenza della grave situazione di crisi creatasi nella società, da cui deriva anche la consapevolezza del fatto che l’atto dispositivo avrebbe arrecato pregiudizio alle ragioni del creditore (nella specie: un istituto di credito), né rileva la predisposizione di trattative finalizzate alla presentazione di un accordo ex art. 67, comma 3, lett. d) r.d. 267/1942 in quanto attività, tutte, successive all’intervenuta costituzione del fondo patrimoniale medesimo.

Tribunale Milano sez. II, 13/02/2020, n.1401

Revocatoria penale e fondo patrimoniale 

In tema della della c.d. “revocatoria penale” di cui agli artt 192 e ss cp, l’inefficacia della costituzione del fondo patrimoniale, pacificamente da qualificarsi come atto a titolo gratuito intervenuto in epoca successiva alla commissione del reato da cui è derivato l’obbligazione risarcitoria ex delicto , può quindi essere fatta direttamente valere dal creditore procedente per contrastare la proposta opposizione all’esecuzione, senza che sia necessaria la previa instaurazione dell’azione revocatoria.

Tale principio, che si fonda sulla generale previsione di cui all’art 192 cp di inopponibilità alla vittima del reato dell’atto a titolo gratuito con cui il reo si sia spogliato del suo bene, ha valore assoluto e non richiede, a differenza della c.d. “revocatoria ordinaria”, la preventiva declaratoria di inefficacia dell’atto fraudolento, che può essere pertanto “incorporata” nella decisione di rigetto dell’opposizione, con conseguente buon diritto del creditore di proseguire l’intrapresa esecuzione.

Corte appello Taranto, 27/04/2020, n.166

Fondo patrimoniale: natura dei debiti  

Il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo patrimoniale va ricercato non già nella natura delle obbligazioni (legale o contrattuale), ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse ed i bisogni della famiglia, essendo irrilevante l’anteriorità o posteriorità del credito rispetto alla costituzione del fondo, atteso che il divieto di esecuzione forzata non è limitato ai soli crediti (estranei ai bisogni della famiglia) sorti successivamente alla sua costituzione, ma vale anche per i crediti sorti anteriormente, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i presupposti, di agire in via revocatoria.

Tribunale Arezzo, 11/02/2020, n.153

L’atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche quando è posto in essere dagli stessi coniugi, costituisce un atto a titolo gratuito che può essere dichiarato inefficace nei confronti del creditore, qualora ricorrano le condizioni di cui all’articolo 2901, n. 1, del codice civile. Posto che l’atto di disposizione del patrimonio può sostanziarsi anche nella costituzione di un vincolo di indisponibilità che sottragga il bene alla possibilità di aggressione da parte dei creditori insoddisfatti, trattandosi di atto a titolo gratuito, sotto il profilo dell’elemento soggettivo è sufficiente la mera consapevolezza di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore, la cosiddetta scientia damni, ovvero la previsione di un mero danno potenziale. Non occorre, invece, indagare l’atteggiamento soggettivo del terzo, coniuge o figli, in quanto essendo l’atto a titolo gratuito, la legge non consente loro di esimersi dagli effetti della revocatoria in forza di una supposta o anche provata buona fede.

Tribunale Milano sez. II, 16/01/2020, n.428

Simulazione degli atti costitutivi di fondo patrimoniale

In assenza di una norma che vieti, in via generale, di porre in essere attività negoziali pregiudizievoli per i terzi, il negozio lesivo dei diritti o delle aspettative dei creditori compiuto in frode a quest’ultimi non è di per sé illecito e ad esso non è, dunque, correlata la sanzione di nullità, apprestando l’ordinamento, a tutela di chi risulti danneggiato da tale atto, dei rimedi speciali che comportano, in presenza di particolari condizioni, l’applicazione della sola sanzione dell’inefficacia.

È di natura assolutamente simulata e deve, dunque, dichiararsi inefficace l’atto di costituzione di fondo patrimoniale che consenta ai costituenti, al di fuori di ogni controllo giurisdizionale, di disporre dei beni in modo assolutamente discrezionale, svilendo per l’effetto la destinazione familiare del fondo stesso.

I giudizi riguardanti una revocatoria ordinaria e un’azione di responsabilità non hanno comunanza né di titolo né di causa petendi e non si trovano in un rapporto di pregiudizialità, ragion per cui la competenza a decidere l’actio pauliana è del Tribunale individuato secondo i canoni ordinari e non di quello istituito ai sensi dell’art. 3 D.Lgs n. 168/2003, e ciò anche quando a quest’ultimo sia stata, nel frattempo, devoluta l’azione di responsabilità dalla quale dipende l’esecuzione della sentenza dichiarativa dell’atto revocato.

Tribunale Savona, 09/01/2020

Fondo patrimoniale in presenza di figli minori

In presenza di figli minori, lo scioglimento del fondo patrimoniale posto in essere dai genitori senza autorizzazione del giudice tutelare è invalido, ma, poiché il divieto di scioglimento è posto a vantaggio dei detti minori, l’azione di annullamento spetta soltanto a questi ultimi e non pure ai terzi, ancorché creditori in revocatoria.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso potesse formare oggetto di azione revocatoria, essendo già inefficace, il fondo patrimoniale sciolto dai genitori, nonostante vi fossero figli minori e mancasse l’autorizzazione del giudice tutelare).

Cassazione civile sez. III, 22/11/2019, n.30517

Revoca fondo patrimoniale per fideiussione 

L’atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche quando é posto in essere dagli stessi coniugi, costituisce un atto a titolo gratuito che può essere dichiarato inefficace nei confronti del creditore, qualora ricorrano le condizioni di cui al n. 1 dell’art. 2901 c.c.

Nell’ambito della nozione lata di credito accolta dalla norma citata, non limitata in termini di certezza, liquidità ed esigibilità, ma estesa fino a comprendere le legittime ragioni o aspettative di credito – in coerenza con la funzione propria dell’azione revocatoria, la quale non persegue scopi specificamente restitutori, bensì mira a conservare la garanzia generica sul patrimonio del debitore in favore di tutti i creditori – deve considerarsi ricompresa la fideiussione.

Tribunale Catania sez. III, 14/10/2019, n.4060



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