Diritto e Fisco | Articoli

Indagini bancarie: ci vuole l’autorizzazione?

11 Febbraio 2021
Indagini bancarie: ci vuole l’autorizzazione?

L’accertamento fiscale è valido anche se i dati dei conti bancari, e di qualunque altro rapporto intrattenuto con operatori finanziari, sono stati acquisiti senza alcuna autorizzazione e ciò sia ai fini Irpef che Iva. 

L’ufficio delle imposte – ossia la sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate – può eseguire indagini sui conti correnti, chiedendo alle banche o alle poste tutta la documentazione inerente ai rapporti intrattenuti dal contribuente. A tal fine, però, la legge [1] impone la previa autorizzazione del Direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della Guardia di Finanza, del comandante regionale.

È stato di recente chiesto alla Cassazione se, per le indagini bancarie ci vuole l’autorizzazione in ogni caso e che succede invece se i controlli vengono eseguiti in assenza di tale requisito. Ecco cosa ha detto a riguardo la Corte [2] seguendo un orientamento già sposato in passato.

Nel caso di specie, v’era stata una verifica a carico di un contribuente da cui erano emerse operazioni bancarie di versamento e prelievo da conti correnti ritenuti dall’ufficio non giustificati. Era seguita la notifica dell’atto impositivo, impugnato però dal contribuente per la mancata esibizione e produzione tardiva dell’autorizzazione rilasciata dalla competente autorità ai fini dei suddetti controlli fiscali bancari.

La Cassazione ha però dato ragione al Fisco. Secondo i giudici supremi, l’accertamento fiscale è valido anche se i dati dei conti bancari, e di qualunque altro rapporto intrattenuto con operatori finanziari, sono stati acquisiti senza alcuna autorizzazione e ciò sia ai fini Irpef che Iva. L’atto impositivo cade solo in caso di grave e concreto pregiudizio per il contribuente.

Per come già chiarito in passato, la Cassazione ricorda che, in materia di indagini bancarie, la mancanza di autorizzazione, prevista per gli accertamenti bancari sia in materia di Irpef che di Iva, e la mancanza di autorizzazione ai fini della richiesta di acquisizione dagli istituti di credito di copia delle movimentazioni dei conti correnti e di qualsiasi rapporto intrattenuto presso banche o operatori finanziari non implica, in assenza di previsioni specifiche, l’inutilizzabilità dei dati acquisiti, salvo che ne sia derivato un concreto pregiudizio al contribuente ovvero venga in discussione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale dello stesso, come l’inviolabilità della libertà personale o del domicilio. Per contestare l’accertamento fiscale, il contribuente deve addurre motivi di pregiudizio diversi dalla mancanza di tale autorizzazione o dall’assenza di motivazione della stessa, in relazione alla quale la legge non prevede alcun obbligo. 

Tale autorizzazione infatti attiene solo ai rapporti interni tra gli uffici ed in materia tributaria non vige il principio, invece sancito dal Codice di procedura penale, dell’inutilizzabilità della prova irritualmente acquisita.

La Cassazione ha anche chiarito che non vi è neppure l’obbligo di allegare l’autorizzazione. Si è infatti affermato che tale documento, richiesto dalla legge ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie ha solo una funzione organizzativa, incidente nei rapporti tra gli uffici e non richiede alcuna motivazione. Sicché, la sua mancata allegazione ed esibizione al contribuente interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite: illegittimità che può derivare solo dalla sua materiale assenza e sempre che ne sia derivato un concreto pregiudizio per il contribuente [3].

In particolare, si è detto che «l’esibizione tempestiva di tale autorizzazione non è indispensabile neppure ai fini del controllo della movimentazione bancaria considerato che, in tema di accertamento delle imposte sia dirette che indirette, l’autorizzazione necessaria agli uffici per l’espletamento delle indagini bancarie non deve essere corredata dall’indicazione dei motivi che ne hanno giustificato il rilascio. E ciò per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo perché, in relazione a detta autorizzazione, la legge non dispone alcun obbligo di motivazione, a differenza di quanto previsto per gli accessi e le perquisizioni domiciliari. Ma poi anche perché la medesima autorizzazione, esplicando una funzione organizzativa incidente esclusivamente nei rapporti tra uffici, ed avendo natura di atto meramente preparatorio, inserito nella fase di iniziativa del procedimento amministrativo di accertamento, non è nemmeno qualificabile come provvedimento o atto impositivo».

Per tali ragioni, pertanto, il fatto che l’autorizzazione del capo ufficio non sia stata allegata è del tutto irrilevante ai fini della validità degli atti impositivi emessi dall’Agenzia delle Entrate. 


note

[1] Art. 32, comma 1, n. 7 dei D.p.r. n. 600 del 1973 per l’accertamento delle imposte dirette, e art. 51, comma 2, n. 7 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di Iva.

[2] Cass. ord. n. 3242 del 10.02.2021.

[3] Cass. sent. n. 3628/2017, n. 16874/2009, n. 20420/2104.


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