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Autorizzazione indagini bancarie: ultime sentenze

11 Febbraio 2021
Autorizzazione indagini bancarie: ultime sentenze

Controllo del conto corrente ai fini dell’accertamento fiscale su Irpef e Iva: l’autorizzazione del capo ufficio non è necessaria ai fini della validità dell’atto impositivo e non va motivata. 

Mancata allegazione ed esibizione dell’autorizzazione controlli bancari

La mancata allegazione ed esibizione all’interessato dell’autorizzazione prescritta ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento

L’autorizzazione prescritta ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie esplica una funzione organizzativa, incidente nei rapporti tra uffici, e non richiede alcuna motivazione, sicché la sua mancata allegazione ed esibizione all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite, che può derivare solo dalla sua materiale assenza e sempre che ne sia derivato un concreto pregiudizio per il contribuente.

Cassazione civile sez. trib., 31/07/2020, n.16499

Consentite le indagini bancarie su conti correnti dei soci per accertare redditi di Srl

Sono consentite, previa autorizzazione degli organi a ciò deputati, le indagini bancarie da parte degli Uffici finanziari e della Guardia di finanza, ai fini dell’accertamento dei redditi di una società a responsabilità limitata sui conti correnti dei soci, incombendo sulla prima l’onere di dimostrare che non sono a sé riconducibili gli importi rinvenuti sugli stessi.

Cassazione civile sez. trib., 20/03/2019, n.7758

Accertamento bancario: ci vuole la motivazione?

In tema di accertamento delle imposte, l’autorizzazione necessaria agli Uffici per l’espletamento di indagini bancarie non deve essere corredata dall’indicazione dei motivi, non solo perché in relazione ad essa la legge non dispone alcun obbligo di motivazione, ma anche in quanto la medesima, nonostante il “nomen iuris” adottato, esplica una funzione organizzativa, incidente solo nei rapporti tra uffici, ed ha natura di atto meramente preparatorio, con la conseguenza che non è qualificabile come provvedimento o atto impositivo, tipologie di atti per le quali è previsto, rispettivamente, dall’art. 3, comma 1, della l. n. 241 del 1990 e dall’art. 7 della l. n. 212 del 2000, un obbligo di motivazione.

Cassazione civile sez. trib., 24/07/2018, n.19564

Senza autorizzazione le indagini bancarie sono illegittime se in pregiudizio per il contribuente

In tema di accertamento, la mancanza di autorizzazione alle indagini bancarie rende le stesse illegittime ove si sia tradotta in un concreto pregiudizio per il contribuente, in conformità alla concezione sostanzialistica dell’interesse del privato alla legittimità del provvedimento amministrativo, espressa, in via generale, dall’art. 21 octies della l. n. 241 del 1990.

Cassazione civile sez. trib., 18/04/2018, n.9480

Iva: sulla possibilità di utilizzare i dati acquisiti sulle movimentazioni dei conti correnti in assenza dell’autorizzazione ex art. 51 d.PR 633/72

In tema di IVA, la mancanza dell’autorizzazione di cui all’art. 51, comma 2, n. 7, del d.P.R. n. 633 del 1972, ai fini della richiesta di acquisizione, dagli istituti di credito, di copia delle movimentazioni dei conti bancari, non implica, in assenza di previsioni specifiche, l’inutilizzabilità dei dati acquisiti, salvo che ne sia derivato un concreto pregiudizio al contribuente ovvero venga in discussione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale dello stesso, come l’inviolabilità della libertà personale o del domicilio, in quanto detta autorizzazione attiene solo ai rapporti interni ed in materia tributaria non vige il principio, invece sancito dal c.p.p., dell’inutilizzabilità della prova irritualmente acquisita.

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2018, n.13353

Iva: autorizzazione alle indagini bancarie obbligo di motivazione

L’autorizzazione alle indagini bancarie non è atto necessario a motivare l’avviso di accertamento, né gli elementi contenuti nella stessa autorizzazione sono necessari al contribuente per comprendere le ragioni della pretesa tributaria. In tema di iva, la L. n. 413 del 1991, art. 18, ha rimosso limitazioni e reso più agevole la facoltà degli uffici iva o della G.d.F. di assumere notizie e copie di documenti presso gli istituti di credito – non interferisce sul rapporto tributario, non introduce infrazioni o sanzioni prima non previste, né tocca l’onere dell’Amministrazione di provare l pretesa impositiva, ma si occupa soltanto delle attività d’indagine ed accertamento, sicché la portata innovativa e la carenza di una previsione di retroattività non precludono la piena applicabilità della norma per le iniziative ispettive ed accertatorie, che siano posteriori alla sua entrata in vigore, ma relative a periodi d’imposta anteriori.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. XI, 27/04/2018, n.2723

L’autorizzazione prevista dall’art. 51 del D.P.R. n. 633/1972, se non motivata, non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento

In tema di accertamento dell’imposta sul valore aggiunto, l’autorizzazione prescritta dall’art. 51, comma 2, n. 7, del D.P.R. n. 633/1972, ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie, esplica una funzione organizzativa, incidente nei rapporti tra uffici, e non richiede alcuna motivazione, sicché la sua mancata allegazione ed esibizione all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite, che può derivare solo dalla sua materiale assenza e sempre che ne sia derivato un concreto pregiudizio per il contribuente.

Comm. trib. reg. Napoli, (Campania) sez. X, 07/03/2018, n.2185

La legittimità delle indagini bancarie è subordinata al provvedimento di autorizzazione

La legittimità delle indagini bancarie è subordinata alla sola esistenza dell’autorizzazione e non anche dell’esibizione della stessa all’interessato. A tal proposito, dagli artt. 6 e 12 Legge n. 212/2000 emerge che i risultati delle indagini bancarie, in caso di mancata esibizione dell’autorizzazione al contribuente, non possono considerarsi nulli. Pertanto, affinché l’erario possa utilizzare il risultato di accertamenti bancari effettuati nei confronti del contribuente è necessario che tali accertamenti siano stati debitamente autorizzati, ma non anche che il provvedimento di autorizzazione venga esibito al contribuente.

Inoltre, la legge non dispone alcun obbligo di motivazione, a differenza di quanto invece stabilito per gli accessi e le perquisizioni domiciliari, dagli artt. 33 D.P.R. n. 600/1973 e 52 D.P.R. n. 633/1972 che per tale autorizzazione, nonostante il nomen iuris utilizzato, esplicando una funzione organizzativa, incidente esclusivamente sui rapporti tra uffici e avendo natura di atto meramente preparatorio, inserito nella fase di iniziativa del procedimento amministrativo di accertamento, non è qualificabile come provvedimento o atto impositivo, tipologie di atti per le quali, rispettivamente, l’art. 3, comma 1, Legge n. 241/1990 e l’art. 7 Legge n. 212/2000, prevedono l’obbligo di motivazione.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. XIII, 28/09/2017, n.5626

L’insussistenza dell’obbligo di autorizzazione per la legittimità dell’accertamento in tema di indagini bancarie

Nell’ambito delle indagini bancarie l’autorizzazione prevista dall’attuale normativa fa esclusivamente riferimento ai rapporti interni all’Amministrazione finanziaria. L’eventuale carenza della stessa non va ad inficiare la legittimità dell’avviso di accertamento fondato sugli elementi rinvenuti tramite le prodromiche indagine bancarie.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXV, 20/04/2017, n.1819

Indagini bancarie: non è necessario allegare l’atto di autorizzazione, la cui inesistenza può essere fatta valere solo con querela di falso

Per quanto concerne l’accertamento tributario, le indagini bancarie previste dall’art. 32, n. 6-bis, del D.P.R. n. 600/1973 e dall’art. 51, n. 7, D.P.R. n. 633/1972 rientrano tra i poteri attribuiti all’ufficio per il controllo delle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA, che per essere esercitati non richiedono particolari motivazioni, ma necessitano solo dell’autorizzazione del direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate o del direttore regionale della stessa, ovvero, per il Corpo della Guardia di Finanza, del comandante regionale. La mancata allegazione all’avviso di accertamento dell’autorizzazione alle indagini finanziarie non configura un’ipotesi di carenza di motivazione dell’atto stesso, in quanto non vi è alcun controllo da effettuare sulle ragioni che hanno generato le indagini bancarie. Sotto il profilo probatorio, l’eventuale inesistenza dell’autorizzazione, della quale, invece, nel p.v.c., ne viene affermata l’esistenza, può essere fatta valere solo mediante querela di falso, in quanto la predetta affermazione è assistita dall’efficacia di cui all’art. 2700 c.c..

Comm. trib. reg. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 16/03/2017, n.214

In tema di accertamento dell’Iva, l’autorizzazione prescritta dall’art. 51, comma 2, n. 7, del d.P.R. n. 633 del 1972 (nel testo applicabile “ratione temporis”), ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie, esplica una funzione organizzativa, incidente nei rapporti tra uffici, e non richiede alcuna motivazione, sicché la sua mancata allegazione ed esibizione all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite, che può derivare solo dalla sua materiale assenza e sempre che ne sia derivato un concreto pregiudizio per il contribuente.

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2017, n.3628

In tema di accertamento delle imposte, l’autorizzazione, richiesta dall’art. 32, primo comma, n. 7, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (ovvero, in materia di IVA, dall’art. 51, secondo comma, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633), per l’espletamento di indagini bancarie, non è necessaria qualora la documentazione (nella specie, copie di assegni, matrici di libretti ed estratti contabili) sia stata rinvenuta (ovvero, sia stata esibita dal contribuente) nei locali destinati all’esercizio dell’attività d’impresa, poiché, in tal caso, l’acquisizione della stessa è riconducibile ai poteri di accesso e di ispezione, attribuiti ai verificatori dall’art. 33 del d.P.R. n. 600 cit. (che, a sua volta, rinvia all’art. 52 del d.P.R. n. 633 cit.), che si estendono a tutti i documenti ivi rinvenuti, a prescindere dalla natura o dal contenuto degli stessi.

Cassazione civile sez. trib., 17/04/2015, n.7870



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