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Alunno si fa male in gita scolastica: chi è responsabile?

6 febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2014



Differente il tipo di responsabilità degli insegnanti se l’alunno si fa male da solo o se fa male ad altri compagni.

Se in gita scolastica l’alunno cade e si fa male per propria colpa, la scuola è tenuta al risarcimento se il fatto era comunque prevedibile.

È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha chiarito la differenza del regime di responsabilità della scuola nel caso in cui l’alunno cagioni un danno a terzi e il caso diverso in cui l’alunno si “auto cagioni” un danno perché, per esempio, inciampa correndo.

Nella prima ipotesi, ossia quella del fatto illecito di un alunno che lede un altro alunno (per esempio: un bambino picchia il compagno di classe) la responsabilità è dell’insegnante – o meglio, per conto di questi, dell’istituto scolastico – per non aver adempiuto agli obblighi di sorveglianza sui soggetti a lui affidati. Tuttavia, se la scuola riesca a dimostrare che l’evento era imprevedibile ed inevitabile (il codice lo chiama “caso fortuito”), quest’ultima non sarà tenuta ad alcun risarcimento.

Facciamo qualche esempio. L’ipotesi del bambino che, durante l’uscita da scuola, corre in un corridoio velocemente, facendo cadere i compagni, è un caso di tipica responsabilità dei docenti che non hanno saputo mantenere l’ordine durante le operazioni di uscita dall’istituto.

Invece, nel caso in cui, durante una partita in palestra, un ragazzo tiri una gomitata sul mento del compagno, la scuola non è responsabile (leggi l’articolo “La scuola non è responsabile per il naso rotto in palestra”). Si tratta infatti di un evento improvviso che, anche con la massima supervisione dei docenti, è inevitabile.

Nella seconda ipotesi, cioè quella di autolesione dell’alunno, sussiste una vera e propria responsabilità contrattuale della scuola e degli insegnanti [2]: infatti, tra insegnante ed alunno nasce un contratto al momento dell’iscrizione scolastica. Tale rapporto comporta l’impegno dell’insegnante a eseguire diligentemente la propria prestazione professionale e il conseguente affidamento dell’alunno (e dei genitori) sulla corretta esecuzione della stessa. E ciò a prescindere da qualsiasi “caso fortuito”.

In virtù di tale contatto sociale, gli insegnanti sono tenuti a vigilare sull’incolumità degli alunni per tutto il tempo in cui usufruiscono dei servizi scolastici (non solo durante le ore di lezione, ma anche nell’intervallo, nelle gite scolastiche e in tutte le occasioni legate alla scuola).

Ne deriva che, indipendentemente dal fatto che l’alunno si sia fatto male per propria colpa o per caso fortuito, gli insegnanti sono tenuti a risarcirlo per inadempimento dell’obbligo contrattuale di sorveglianza. La loro responsabilità è esclusa nella sola ipotesi in cui essi riescano a provare che il fatto era inevitabile (per esempio, il terremoto che danneggi l’istituto).

Traduciamo tutto questo in termini pratici. Quando l’alunno è particolarmente vivace, è verosimile che questi ponga delle condotte imprudenti: pertanto, essendo il rischio prevedibile, nel caso in cui questi si faccia male, l’istituto è sempre responsabile.

Nel caso trattato dalla Cassazione, trattandosi di alunni tredicenni, notoriamente esuberanti, era prevedibile che uno di loro si potesse far male e gli insegnanti avrebbero dovuto vigilare affinché ciò non accadesse.

note

[1] Cass. sent. n. 2413 del 4.02.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 9346/2002.

Autore immagine: 123rf.com


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