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Il furto d’identità digitale

5 Giugno 2021 | Autore:
Il furto d’identità digitale

Cosa si rischia per appropriarsi delle credenziali di un altro e utilizzarle per trarne vantaggio o procurare un danno. Come avviene sui social?

Immagina di ricevere un giorno nella tua chat privata di Facebook un messaggio di qualcuno dei tuoi amici (quelli veri, non quelli che il social chiama «amici» ma non sai nemmeno dove abitino) che ti dice: «Ma come ti permetti? Questo da te non me l’aspettavo…». Come si suol dire, «caschi giù dal pero» e rispondi: «Ma a che cosa ti riferisci?». Silenzio: ormai ti ha bloccato. Cerchi di chiamarlo al telefono, ma ti accorgi che anche lì ti ha reso impossibile ogni chiamata e ti ha bloccato su WhatsApp. La scena si ripete con altri contatti che hai non solo su Facebook ma anche su Instagram o su Twitter. Ci pensi un attimo e ti viene l’atroce sospetto: probabile che ci sia stato il furto d’identità digitale.

Qualcuno, insomma, si è appropriato del tuo profilo, della tua foto, del tuo nome e ha cominciato a sparare a destra e a manca dei messaggi che tu non avresti mai scritto. Magari, ha anche minacciato pesantemente qualcuno. Ma questo è nulla in confronto ad altri problemi che ti può creare il furto di identità digitale: pensa a chi ti ruba l’account di Amazon e comincia a ordinare prodotti a tue spese che, tra l’altro, non ti arriveranno mai. Oppure chi riesce ad appropriarsi delle tue credenziali della posta elettronica aziendale e manda degli insulti ai colleghi o ai superiori: se non perdi il posto, puoi sentirti fortunato.

Che cosa dice la legge a proposito del furto di identità digitale? Com’è possibile denunciarlo e cosa rischia chi si appropria della vita degli altri senza tanti scrupoli? Vediamo.

Cosa si intende per identità digitale?

Volendo dare una definizione precisa di identità digitale, si può dire che stiamo parlando di quell’insieme di risorse digitali associate in maniera univoca ad una persona, ovvero la rappresentazione di un soggetto identificabile in chi crea e usa i dati in essa memorizzati. Quell’insieme di risorse identifica e rappresenta la volontà della persona a cui è associato durante la sua attività digitale.

In altre parole: quando apri un account su un social o su un negozio di e-commerce con un tuo nickname e una password, con o senza foto, oppure una casella di posta elettronica, hai creato una combinazione di dati che portano soltanto a te. Ecco perché rappresentano la tua volontà: se parte un ordine, un messaggio, un’e-mail da quell’account, sei tu il responsabile di ciò che è stato detto o acquistato. A meno che, appunto, ci sia stato un furto di identità digitale e qualcuno l’abbia fatto a nome e per conto tuo.

Furto d’identità digitale: quando avviene?

Il furto d’identità digitale avviene quando qualcuno:

  • ottiene delle informazioni personali di un altro;
  • interagisce grazie a queste informazioni personali, conservandole o vendendole a terzi;
  • utilizza le informazioni personali per commettere altri reati, come acquisti o minacce a nome della vittima.

Quindi, come abbiamo detto prima, il reato di furto identità digitale scatta nel momento in cui qualcuno si impossessa delle tue credenziali di accesso ad un tuo account e le utilizza a nome tuo per trarne un beneficio.

Attenzione, però: è illecito anche utilizzare l’identità di un’altra persona senza rubare le sue credenziali. Immagina, ad esempio, di essere al lavoro con il tuo computer acceso e con il tuo account di posta elettronica aperto. Un collega ti offre un caffè alla macchinetta e, visto che sono due ore e passa che non ti alzi dalla sedia, pensi sia arrivato il momento di una pausa. Mentre ti allontani nella stanza accanto per bere il caffè e scambiare due parole, un altro collega si rende conto che hai la posta elettronica aperta e manda un messaggio a tuo nome al tuo capo. Uno di quei messaggi, ovviamente, che mai ti sogneresti di inviare.

Per quanto il tuo collega non sia entrato in possesso delle tue credenziali e nemmeno le conosca, il fatto di avere utilizzato la tua casella di posta elettronica per inviare un’e-mail a nome tuo e a tua insaputa può far scattare il reato di furto di identità digitale.

Furto d’identità digitale: cosa si rischia?

Come abbiamo detto, il furto di identità digitale è un reato. Tuttavia, il Codice penale non contiene un solo articolo che preveda specificamente sia la configurazione del reato in sé sia la pena da applicare. Ciò non vuol dire che in Italia sia possibile commettere un delitto e passarla liscia.

Quello che il nostro ordinamento punisce è quello che deriva dal furto di identità digitale, non con uno ma con ben due articoli del Codice penale, ovvero il reato di sostituzione di persona [1] e quello di frode informatica [2].

La sostituzione di persona

Sulla sostituzione di persona, il Codice stabilisce che «chiunque, al fine di procurare a sé o agli altri un vantaggio o di recare agli altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o agli altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno».

Non è difficile capire quello che il Codice penale ci sta dicendo, ed è questo il modo in cui si manifesta il furto d’identità digitale: far credere a qualcuno che si sta approcciando con una determinata persona quando, in realtà, dietro l’identità di quella determinata persona si nasconde un’altra che vuole trarre un beneficio o procurare un danno con questo inganno, è un reato che si può configurare attraverso uno di questi quattro comportamenti:

  • sostituirsi ad un altro in modo illegittimo;
  • attribuirsi un falso nome;
  • attribuirsi un falso stato, una posizione civile o politica, la cittadinanza e la capacità di agire di un altro;
  • attribuirsi una qualità di un altro a cui la legge riconosce effetti giuridici.

La frode informatica

La normativa riconosce nel furto d’identità digitale un’aggravante della frode informatica. Succede quando un malintenzionato altera un sistema e si procura illecitamente delle informazioni per trarne vantaggio per sé o per altri a danno di qualcuno. L’aggravante del furto d’identità subentra quando lo fa a nome di qualcun altro. Il tipico caso della carta di credito clonata per fare degli acquisti a spese della vittima. La pena prevista è la reclusione da due a sei anni e la multa da 600 a 3.000 euro.

Furto d’identità digitale sui social

Più palese, e molto diffuso, il furto d’identità digitale sui social network. Lo compie chi utilizza il nome e la foto di un’altra persona per creare il proprio profilo ed interagire con gli utenti. A quale scopo? Qui si apre un mondo: c’è chi lo fa per spiare le abitudini di qualcuno, chi per scoprire se il partner tradisce, chi per cercare qualche relazione passeggera senza compromettersi troppo. E ancora: c’è chi ruba un’identità per chiedere dei soldi destinati a false campagne di beneficenza o per insultare e diffamare qualcuno senza esporsi in prima persona. Ma esistono anche dei casi peggiori, cioè quelli in cui qualcuno si crea un falso profilo per adescare qualche utente particolarmente ingenuo o ingenua, anche minorenni, a scopi pornografici o di estorsione (si guadagna la fiducia della vittima, chiede di scambiare qualche foto e poi pretende dei soldi per non pubblicarle).

Quando ci si accorge o soltanto si sospetta di essere in contatto con chi può avere commesso un furto d’identità, è opportuno segnalare l’abuso nell’apposita sezione del social. Quest’ultimo (Facebook, Instagram, Twitter, ecc.) dovrà provvedere al blocco del profilo incriminato.


note

[1] Art. 494 cod. pen.

[2] Art. 640 ter cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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