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Assegno mantenimento ridotto se il figlio sta con il padre

12 Febbraio 2021 | Autore:
Assegno mantenimento ridotto se il figlio sta con il padre

L’importo è diminuito quando cambiano le condizioni di visita, frequentazione e soggiorno dei minori con il genitore obbligato al pagamento.

Nella determinazione dell’importo dell’assegno di mantenimento per i figli sono molti i fattori che entrano in gioco. Innanzitutto si prende in considerazione il reddito dell’obbligato al versamento; poi si verifica la disparità economica con l’altro coniuge e quindi si esaminano i mezzi economici di cui dispone il genitore che convive con il figlio, se è minore o ancora non lavora.

Così se l’ex coniuge e i i figli sono privi di redditi propri la somma da versare sarà maggiore. Ma si tiene conto anche di altri fattori, come il contesto sociale e le esigenze di mantenimento, istruzione ed educazione (che aumentano quando i figli crescono).

Una famosa sentenza della Cassazione del 2018 ha stabilito che l’assegno di mantenimento divorzile ha «natura assistenziale, compensativa e perequativa», superando il precedente concetto del tenore di vita di cui le parti godevano durante il matrimonio, che resta però ancora valido durante la fase di separazione.

Rimane sempre ferma la necessità di mantenere economicamente la prole anche dopo la separazione o il divorzio in base alle proprie capacità economiche ed alle esigenze dei figli, ma se le condizioni mutano (ad esempio perché il coniuge tenuto a versare l’assegno perde il lavoro, o l’altro si arricchisce, anche instaurando una nuova convivenza) si può chiedere la revisione dell’assegno, in aumento o in diminuzione, a seconda dei casi.

Ora per la giurisprudenza conta molto anche il tempo in cui i figli vivono o soggiornano con il coniuge non affidatario: in questa prospettiva una nuova pronuncia della Cassazione ha affermato che l’assegno di mantenimento va ridotto se il figlio sta con il padre.

Il caso deciso riguardava un genitore che pagava un assegno mensile di 750/820 euro per il mantenimento delle tre figlie minori, collocate presso la madre. Nel corso del tempo il diritto di visita del padre era stato incrementato nella durata: il tempo di frequentazione e soggiorno delle figlie presso il genitore si era esteso a due pernottamenti nei weekend alternati ed alle vacanze estive, natalizie, pasquali e di carnevale.

L’uomo – il cui reddito era rimasto invariato – ha perciò chiesto ed ottenuto una riduzione che è arrivata quasi a dimezzare l’importo: ora deve pagare per il mantenimento ordinario solo 380 euro durante il periodo scolastico, anche perché le ragazze sono entrambe iscritte ad un convitto. Il padre provvederà al sostentamento diretto delle figlie nei periodi in cui esse soggiornano con lui.

La revisione dell’assegno di mantenimento

La legge [1] consente al genitore di chiedere «in ogni tempo» la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, comprese quelle relative alla misura e alle modalità di corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Perché la richiesta sia valida e accoglibile occorre che vi siano «giustificati motivi» e dunque che si siano verificati fatti nuovi, sopravvenuti rispetto al momento in cui era stato stabilito l’importo iniziale.

Le occasioni più ricorrenti della revisione dell’assegno di mantenimento sono il mutamento della situazione economica di uno degli ex coniugi, la costituzione di un nuovo nucleo familiare e l’incremento delle esigenze dei figli in crescita.

Quando l’assegno di mantenimento si può ridurre

Quando le condizioni economiche dell’obbligato al pagamento peggiorano, oppure migliorano quelle dell’ex coniuge presso il quale i figli sono collocati (che normalmente è l’ex moglie), si può chiedere, con ricorso al giudice o raggiungendo un accordo stragiudiziale con la controparte, la revisione al ribasso dell’assegno di mantenimento.

La riduzione dell’assegno di mantenimento per poter essere accolta dovrà tener conto della valutazione comparativa delle attuali condizioni reddituali e patrimoniali degli ex coniugi e delle esigenze dei figli, che potrebbero essere mutate nel corso del tempo; ma raramente accade che esse diminuiscano, tranne quando i ragazzi diventano adulti, trovano un lavoro e raggiungono l’indipendenza economica. Anzi, normalmente le esigenze di mantenimento si incrementano durante la crescita dei bambini, per la necessità di fronteggiare sempre maggiori spese, come quelle per l’istruzione e le attività sportive e ricreative dei ragazzi.

Ma può anche accadere che la richiesta di riduzione dell’assegno di mantenimento si agganci ad una modifica delle condizioni di affidamento o di frequentazione, ad esempio quando vengono estesi i periodi di visita e di soggiorno presso il genitore non collocatario. In questi casi può accadere che il padre provveda al mantenimento diretto dei figli durante il tempo che trascorrono con lui e allora il mantenimento può essere ridotto.

Ora una nuova pronuncia della Corte di Cassazione [2] ha ammesso proprio questa possibilità di modificare in diminuzione l’importo dell’assegno a carico dell’ex marito, in funzione del maggior tempo che le figlie trascorrevano con lui.

La modifica del diritto di visita

La Suprema Corte ha confermato e ritenuto legittima la decisione della Corte d’Appello che aveva ridotto il contributo fisso per le spese ordinarie non per una riduzione della capacità economica e reddituale del padre, ma per «l’ampliamento del diritto di visita» che, come abbiamo detto nell’introduzione si era notevolmente esteso, ed anche a motivo del «regime di mantenimento diretto della prole» durante questi periodi di soggiorno delle figlie presso il padre.

Inoltre, la Corte per arrivare all’abbattimento della somma in misura così consistente non ha «trascurato il fatto che le minori vivevano molte ore in un educandato» statale al quale erano iscritte in regime di convitto, frequentandolo nel periodo scolastico tutti i giorni dal lunedì al sabato.

Perciò è stata respinta l’opposizione della madre alla riduzione dell’importo dell’assegno: «sussisteva il pieno diritto del padre di chiedere, in considerazione anche delle diverse esigenze e necessità delle figlie conseguenti alla loro crescita, una modifica delle condizioni di frequentazione delle figlie minori e anche la modifica delle disposizioni relative alla misura del contributo al loro mantenimento». Così in definitiva «la richiesta è stata accolta tenuto conto della rimodulazione del diritto di visita e frequentazione delle minori da parte del padre e del relativo obbligo di mantenimento diretto durante i suddetti periodi».


note

[1] Art. 337 quinques Cod. civ.

[2] Cass. ord. n.3203 del 10 febbraio 2021.


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