Diritto e Fisco | Articoli

Contratto d’opera: cos’è?

7 Giugno 2021
Contratto d’opera: cos’è?

Come affidare ad un soggetto qualificato la realizzazione di un servizio o di un lavoro?

Vuoi affidare ad un artigiano il compito di realizzare un tavolo per la tua cucina? Hai intenzione di richiedere una consulenza ad un esperto di privacy? In tutti questi casi, lo strumento contrattuale che può essere utilizzato è il contratto d’opera. Ma cos’è questa tipologia contrattuale? Con questo strumento, a differenza di un contratto di lavoro subordinato, le parti non intendono avviare una collaborazione duratura ma affidare un singolo lavoro o uno specifico servizio da compiere in totale autonomia da parte del prestatore d’opera.

Contratto d’opera: cos’è?

Il contratto d’opera è una forma contrattuale molto utilizzata nell’ambito del lavoro autonomo e professionale. Con questo strumento, infatti, una parte (committente) affida ad un’altra (prestatore d’opera) il compito di realizzare un’opera o un servizio, entro il termine fissato nel contratto stesso, previo pagamento di un corrispettivo in denaro [1].

La caratteristica principale del contratto d’opera è l’assoluta autonomia del prestatore d’opera nella determinazione delle modalità di svolgimento della prestazione oggetto dell’accordo contrattuale. Il lavoratore, infatti, assume un’obbligazione di risultato, ossia la consegna del bene o l’erogazione del servizio, ma resta libero di organizzare a propria discrezione il lavoro.

L’autonomia è il tratto che distingue tale forma contrattuale dal contratto di lavoro subordinato [2] nel quale, invece, il lavoratore si impegna a conformare la propria prestazione di lavoro alle direttive e agli ordini del datore di lavoro.

Contratto d’opera: cosa succede in caso di inadempimento?

Può accadere che l’opera o il servizio che è stato reso dal lavoratore non soddisfi il committente e non sia all’altezza degli standard previsti dal contratto. La legge [3] prevede espressamente che, quando il prestatore d’opera non procede all’esecuzione dell’opera secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine, entro il quale il prestatore d’opera deve conformarsi a tali condizioni.​ Se questo termine trascorre inutilmente, il committente può recedere dal contratto, salvo il diritto al risarcimento dei danni.

Contratto d’opera: il recesso

Per quanto concerne il recesso, la legge [4] prevede una disciplina diversa a seconda che ad esercitare tale facoltà sia il committente o il prestatore d’opera. In particolare:

  • il committente può recedere dal contratto ma deve rimborsare al prestatore d’opera le spese sostenute e pagare il compenso per l’opera svolta;
  • il prestatore d’opera, invece, può recedere dal contratto per giusta causa, ovvero, solo se si verifica un grave inadempimento da parte del committente che non consente la prosecuzione del rapporto contrattuale. In questo caso, egli ha diritto al rimborso delle spese sostenute e al compenso per l’opera svolta, da determinarsi con riguardo al risultato utile che ne sia derivato al cliente. In ogni caso, il recesso del prestatore d’opera deve essere esercitato in modo da evitare il pregiudizio al committente.

La legge non prescrive, dunque, un preavviso nel caso di recesso da parte del committente. Tuttavia, il Jobs Act degli autonomi [5] afferma che devono considerarsi abusive le clausole che attribuiscono al committente:

  • la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
  • nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, la facoltà di recedere dal contratto senza congruo preavviso.

Se ne deve dedurre l’obbligo di prevedere un congruo preavviso di recesso quando il contratto d’opera ha ad oggetto una prestazione resa con continuità da una persona fisica.

Contratto d’opera: si devono pagare i contributi?

In linea generale, il contratto d’opera non prevede, da parte del committente, il pagamento dei contributi previdenziali del lavoratore. Quest’ultimo, infatti, ottiene il pagamento del corrispettivo lordo e procede autonomamente, sulla base del proprio regime fiscale e della propria cassa previdenziale di appartenenza, a versare le tasse ed i contributi sul proprio reddito.

Sono soggetti ad un regime diverso, invece, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. In questo caso, infatti, è il committente a fare da sostituto di imposta per conto del prestatore d’opera sia sotto il profilo fiscale che contributivo.

Il cliente dovrà, dunque, erogare alla gestione separata Inps i contributi previdenziali dovuti ripartiti come segue:

  • 2/3 a carico committente;
  • 1/3 a carico lavoratore.

Il collaboratore coordinato e continuativo non dovrà emettere fattura al committente.


note

[1] Art. 2222 cod. civ.

[2] Art. 2094 cod. civ.

[4] Art. 2224 cod. civ.

[5] Art. 2237 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube