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Spese legali: sono coperte dall’assicurazione Rc?

12 Febbraio 2021 | Autore:
Spese legali: sono coperte dall’assicurazione Rc?

I costi a carico della compagnia assicuratrice per la difesa giudiziaria dell’assicurato chiamato a risarcire i danni: limiti, massimali, condizioni di polizza.

Se hai una polizza di assicurazione per i rischi della responsabilità civile verso terzi ti interesserà sapere che anche le spese legali che devi sostenere se sei citato in giudizio sono a carico della compagnia assicuratrice. Questo perché i costi di difesa legale e giudiziaria sono collegati ad un evento di danno coperto dalla tua polizza.

Ma per alcuni tipi di spese processuali ci sono dei limiti stabiliti dalla legge ed altri ancora potrebbero essere contenuti nel contratto di assicurazione, in clausole di efficacia limitativa della copertura. Quindi, la compagnia potrebbe opporsi al loro pagamento o alla refusione in tuo favore, sostenendo che determinate voci sono escluse dalle garanzie offerte dalla polizza assicurativa.

Siccome le cause risarcitorie hanno solitamente un valore elevato e possono costare anche parecchie migliaia di euro, è bene sapere esattamente quali spese legali sono coperte dall’assicurazione Rc in modo da regolarsi nelle varie evenienze, come nel caso in cui tu sia stato citato in giudizio dal danneggiato e debba nominare un avvocato difensore e magari svolgere costose perizie per ricostruire la dinamica del fatto dannoso di cui sei chiamato a rispondere.

Vedremo in quali casi opera la polizza che tiene indenne l’assicurato dalle spese legali sostenute per le varie azioni giudiziarie o stragiudiziali, come funziona la gestione delle vertenze, cosa succede se ci sono clausole che limitano la responsabilità della compagnia, quando opera il massimale oltre il quale l’assicuratore non rimborsa più e quali spese rischiano di restare fuori dalla copertura.

L’assicurazione della responsabilità civile (Rc)

L’assicurazione della responsabilità civile è un contratto con il quale l’assicurazione si impegna a tenere indenne il patrimonio dell’assicurato che è chiamato a risarcire i danni arrecati a terzi durante il periodo di vigenza della polizza assicurativa.

Il fenomeno più diffuso e ricorrente è quello della Rc auto, che è obbligatoria per i veicoli a motore e copre i danni arrecati a terzi, come nel caso di incidente stradale; ma vi sono molti altri tipi di assicurazioni della responsabilità civile, come quella a copertura dei rischi derivanti dall’esercizio di imprese o attività professionali (ad esempio, medici e avvocati) o quella sul fabbricato condominiale.

Le spese legali

Le spese legali comprendono le spese processuali ma vanno oltre quelle relative alla difesa in corso di causa quando riguardano le attività poste in essere in sede stragiudiziale. Ai fini della responsabilità civile assicurata, possono distinguersi in tre tipi principali:

  • le spese di soccombenza, che vengono liquidate dal giudice in sentenza e condannano chi ha perso la lite a rimborsare i costi di difesa sostenuti dalla controparte vittoriosa;
  • le spese di resistenza, che sono quelle sostenute per opporsi, e dunque resistere, alla domanda risarcitoria proposta dal danneggiato; esse comprendono gli onorari dell’avvocato e i costi di eventuali perizie;
  • le spese di chiamata in causa dell’assicuratore, quando l’assicurato, che è stato convenuto nel processo, lo introduce in giudizio per mantenere il suo patrimonio indenne dal risarcimento dei danni che potrebbe essere condannato a pagare nel caso in cui la responsabilità civile fosse riconosciuta.

Nell’assicurazione della responsabilità civile, la legge [1] stabilisce come criterio generale che «l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto».

Sono però esclusi i danni derivanti da fatti dolosi: in virtù del principio di autoresponsabilità delle proprie azioni, non ci si può assicurare per la responsabilità civile derivante da atti dannosi compiuti volontariamente e intenzionalmente. Perciò, la manleva dell’assicurazione opera solo nelle ipotesi in cui il danno sia arrecato colpevolmente.

Quando l’assicurazione paga direttamente il danneggiato

A questo punto, subentra una facoltà: l’assicuratore può pagare il risarcimento direttamente al danneggiato, dandone comunicazione all’assicurato; ed anzi, la legge [2] dispone che «l’assicuratore è obbligato al pagamento diretto se l’assicurato lo richiede».

Anche questa norma tende a sollevare l’assicurato dagli incombenti risarcitori. Rimane, però, il problema essenziale della quantificazione dell’entità dei danni da liquidare; spesso, per arrivare a stabilire questo ammontare, è necessario percorrere la via contenziosa, instaurando una causa dove il danneggiato reclamerà i danni patiti e il danneggiato e l’assicurazione che lo rappresenta in giudizio si opporranno.

Le spese di soccombenza

Fin qui, abbiamo illustrato il meccanismo di instaurazione e di funzionamento del primo tipo di spese legali, quelle di soccombenza. È evidente che esse rappresentano una conseguenza ineludibile del fatto avvenuto, per il quale ci si è assicurati, e che abbia provocato un danno da risarcire [3].

L’assicurato potrà perciò pretendere che queste spese legali siano pagate dall’assicurazione che lo copre oppure avrà diritto ad essere rimborsato nel caso in cui le abbia versate lui alla controparte danneggiata. Su questi aspetti, normalmente, non si crea un contenzioso tra l’assicurato e la compagnia perché è pacifico che essa è tenuta a sostenerle o a rifonderle.

Le spese di resistenza: limiti e massimali

Per gli altri due tipi di spese legali, invece, cioè quelle sostenute per resistere all’azione e per chiamare in causa l’assicuratore, la situazione è un po’ più complessa.

Ma a fare chiarezza è arrivata una pronuncia della Cassazione [4] che, decidendo un caso di polizza di protezione “multirischio” per responsabilità civile professionale di un operatore sanitario (si trattava di un medico chirurgo che aveva eseguito in maniera errata un intervento di bypass coronarico), ha fissato i criteri da seguire.

L’ordinanza della Suprema Corte richiama la norma di legge [5] in base alla quale: «Le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato contro l’assicurato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata».

Opera, quindi, un preciso massimale, che però in concreto è variabile in quanto dipende dall’entità del valore coperto dall’assicurazione (ad esempio, se si è assicurati per un milione di euro questo limite sarà di 250mila euro; se la copertura è di 100mila euro, il limite scenderà a soli 25mila euro).

Ma la stessa disposizione legislativa prevede che «nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse».

In base a questo criterio, quindi, la garanzia fornita dall’assicuratore potrebbe estendersi, nella copertura delle spese legali di soccombenza e di chiamata in causa (la norma non richiama le spese di resistenza) anche oltre il limite del massimale, se si tratta di spese sostenute per tenere indenne l’assicurato dalle pretese risarcitorie avanzate dal danneggiato.

Infatti, nell’ordinanza che abbiamo citato, gli Ermellini, estendendo ancora di più la portata del dettato normativo, affermano che la compagnia assicuratrice è tenuta a sopportare anche le spese di resistenza in giudizio, che così non dovranno essere pagate dall’assicurato (nel caso deciso, si trattava del medico che era stato citato in giudizio dal danneggiato che chiedeva il risarcimento).

L’efficacia delle clausole limitative

I giudici di piazza Cavour hanno sottolineato che le eventuali clausole limitative del rischio contenute nella polizza stipulata sono inefficaci e inopponibili all’assicurato che chiede la rifusione delle spese di resistenza sostenute per difendersi in giudizio.

L’ordinanza della Suprema Corte afferma che «il contratto di assicurazione della responsabilità civile ha per effetto di obbligare l’assicuratore a tenere indenne l’assicurato dalle spese di resistenza. Tale obbligo, in quanto espressamente previsto dalla legge, costituisce un effetto naturale del contratto [6] ed è inderogabile dalle parti, se non in senso più favorevole all’assicurato [7], l’obbligo dell’assicuratore della responsabilità civile di rivalere l’assicurato delle spese di resistenza».

Nel ragionamento della Cassazione, quest’obbligo di evitare all’assicurato il pagamento delle spese di resistenza, o di rifondergli quelle già sostenute, «ha la medesima estensione dell’obbligo di tenere indenne l’assicurato delle conseguenze patrimoniali dei fatti illeciti da lui commessi. Il primo di tali obblighi, pertanto, si estenderà o ridurrà a seconda del crescere o ridursi del secondo».

Pertanto – prosegue il Collegio – «se la medesima polizza copre contemporaneamente sia il rischio di responsabilità civile sia quello di tutela legale, le spese sostenute dall’assicurato per resistere alla domanda risarcitoria contro di lui proposta dal terzo danneggiato rientrano nella prima copertura e non nella seconda, fino al limite del 25% del massimale. Ne consegue che eventuali clausole limitative del rischio contrattualmente previste per la sola assicurazione di tutela legale sono inopponibili all’assicurato che domandi la rifusione delle spese di resistenza».

Perciò, l’assicurazione è contrattualmente tenuta a pagare questi esborsi relativi alla tutela legale, e, quanto alle spese di resistenza, non potrà opporre clausole limitative al cliente che le abbia sostenute e ne chieda la rifusione.


note

[1] Art. 1917, comma 1, Cod. civ.

[2] Art. 1917, comma 2, Cod. civ.

[3] Art. 1905 Cod. civ.

[4] Cass. ord. n. 3011/21 del 9 febbraio 2021.

[5] Art. 1917, comma 3, Cod. civ.

[6] Art. 1374 Cod. civ.

[7] Art. 1932 Cod. civ.


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