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Scatola nera: come prova i falsi incidenti

12 Febbraio 2021 | Autore:
Scatola nera: come prova i falsi incidenti

Qual è l’utilizzabilità dei rilievi della black box nei processi civili e penali; come la localizzazione Gps dei veicoli scopre le truffe e frodi assicurative.

I falsi incidenti possono costare cari. Se l’assicurazione li scopre si rischia un’incriminazione penale per frode assicurativa, un reato che prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni ed è perseguibile a querela sporta dalla compagnia assicuratrice.

Le società di assicurazione sono ben attrezzate per individuare questo genere di eventi, tramite i propri servizi ispettivi e investigativi, e ora anche la sempre più diffusa scatola nera prova i falsi incidenti anche quando i conducenti dei veicoli coinvolti si sono messi d’accordo e hanno costruito bene la dinamica del sinistro, compilando anche a regola d’arte il Cid fasullo.

Adesso le compagnie dispongono di uno strumento tecnologico antifrode in più rispetto al passato: oggi molti autoveicoli – dalle autovetture ai tir – sono dotati della “scatola nera”, un dispositivo elettronico dotato di sistema di rilevazione satellitare Gps, che tra le varie funzioni permette anche di seguire il mezzo nel suo percorso e di localizzarlo a distanza registrandone i movimenti.

Così se si denuncia un sinistro stradale avvenuto in un certo luogo e con determinate modalità, verificando le informazioni della scatola nera è facile scoprire che quanto dichiarato è falso, se i veicoli si trovavano da tutt’altra parte o la dinamica non corrisponde.

Vediamo dunque come la scatola nera prova i falsi incidenti e che valore ha nei processi. I risultati forniti dalla black box possono avere più valore delle dichiarazioni dei conducenti dei veicoli coinvolti, di eventuali testimoni, di fotografie e rilievi o delle perizie che ricostruiscono le modalità di verificazione dell’incidente? E potrebbero essere contestati e smentiti anche da un punto di vista tecnico, magari eccependo l’inaffidabilità dell’apparecchio?

Per rispondere a queste domande dobbiamo stabilire se la scatola nera ha valore di prova dei falsi incidenti. La risposta della giurisprudenza è sì, ma con alcuni limiti. C’è infatti una profonda differenza di regime tra i processi civili e quelli penali.

Bisogna poi vedere come l’assicurazione deve introdurre in giudizio i risultati dei report (che sono costituiti da tabulati di informazioni codificate in dati di coordinate satellitari e temporali) e come il giudice può utilizzarli per fondare la sua decisione. Per trasformare un documento in prova, infatti, occorre rispettare determinati requisiti processuali che impongono modi e termini. Inoltre, l’interpretazione dei dati può essere soggetta alle contestazioni delle parti in causa.

La scatola nera: cos’è e come funziona

La scatola nera, detta anche con terminologia inglese “black box“, è un dispositivo elettronico installato sull’autoveicolo che registra i movimenti del mezzo grazie ad un localizzatore satellitare Gps.

Il sistema di connettività consente di rilevare e tracciare con continuità ed esattezza qualsiasi spostamento e posizione: i margini di precisione sono notevoli e gli errori di approssimazione sono molto ridotti. Inoltre l’apparecchio interagisce con i dispositivi di bordo ed i meccanismi elettronici del veicolo ed è così in grado di calcolare anche la velocità e le accelerazioni.

I modelli più evoluti monitorano anche la condotta di guida del conducente e dunque riescono a tenere traccia delle manovre e delle azioni compiute durante il percorso, come una frenata o una sterzata, ed anche delle azioni subìte dal mezzo, come gli scontri e gli impatti di qualsiasi tipo, contro altri veicoli o ostacoli fissi.

Per maggiori dettagli sul funzionamento della black box puoi leggere il nostro articolo specifico: “Cosa registra la scatola nera della macchina“.

Il valore probatorio della scatola nera

Il Codice delle Assicurazioni private, come modificato dal Decreto Legge “Concorrenza” [1], dispone che quando un veicolo coinvolto in un incidente è dotato di una scatola nera conforme ai requisiti normativi [2] «le risultanze del dispositivo formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti a cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del predetto dispositivo».

La prova della scatola nera nei processi civili

Dunque il valore di piena prova della scatola nera c’è, ma è circoscritto ai soli processi civili, come quelli per stabilire la spettanza al risarcimento dei danni e quantificarne l’ammontare.

Qui le risultanze della scatola nera hanno il rango di prova legale precostituita (in quanto esiste prima del processo e viene veicolata in esso mediante la produzione del documento che la contiene), cioè hanno efficacia piena, riconosciuta direttamente dalla legge: il giudice dovrà riconoscerle ed accettarle, salvo il caso in cui la controparte eccepisca e dimostri il malfunzionamento o la manomissione del dispositivo.

Non sono mancate però perplessità sull’affidabilità di questi strumenti, specialmente quando le rilevazioni della scatola sono lacunose e devono essere integrate con altri elementi. Allora il significato probatorio della scatola nera si riduce.

Un’autovettura investe un pedone. La scatola nera rileva correttamente la posizione e la velocità del veicolo al momento dell’impatto, ma non può registrare i movimenti del pedone e la distanza dalla quale il conducente avrebbe potuto avvistarlo. Queste informazioni sono importanti per stabilire il grado di responsabilità e dovranno essere ottenute con altri mezzi di prova, come le dichiarazioni della vittima e di eventuali testimoni, le immagini di una dash cam a bordo, i filmati di telecamere presenti in zona ed i rilievi della polizia.

La prova della scatola nera nei processi penali

Nei processi penali, invece, la scatola nera non ha valore di prova legale, ma costituisce un elemento che può essere introdotto come mezzo di prova ed essere valutato dal giudice ai fini dell’affermazione della responsabilità dell’imputato per il reato di frode assicurativa.

Questa fattispecie delittuosa, comunemente detta “truffa assicurazione auto“, si realizza denunciando alla compagnia assicuratrice un sinistro che in realtà non è mai accaduto o si è verificato con modalità diverse da quelle descritte, in modo che la dinamica di verificazione e la conseguente responsabilità di chi lo ha provocato risultino alterate; tutto ciò al fine di ottenere fraudolentemente un indennizzo non spettante.

A tal proposito la Cassazione penale in una recentissima sentenza [3] ha affermato che le risultanze della scatola nera sono utilizzabili nel processo penale come prova documentale. Questo comporta che i tabulati ottenuti e gli altri rilievi estrapolati dal dispositivo possono essere acquisiti al fascicolo del dibattimento in quanto rappresentano a norma di legge [4] «fatti, persone o cose» riprodotti nella loro consistenza, posizione e azioni con un mezzo riconosciuto come valido anche se si è formato prima dell’incriminazione e fuori dal processo, alla pari delle fotografie e dei video.

Come la scatola nera prova la truffa all’assicurazione

Così per far confluire legittimamente i dati della scatola nera nel processo è sufficiente che il pubblico ministero, o l’assicurazione che si è costituita parte civile, li introducano mediante la produzione documentale da depositare (se non già contenuta nel fascicolo del Pm) entro la chiusura dell’udienza preliminare e comunque prima dell’inizio dell’istruzione dibattimentale [5].

A quel punto le risultanze offerte dalla scatola nera (ove occorra interpretate e chiarite da una descrittiva tecnica di chi le ha estrapolate o di altro personale specializzato ed esperto di tali sistemi, che dovrà essere escusso nel primo caso come testimone e nel secondo caso come consulente tecnico) potranno acquisire una sicura rilevanza probatoria ed essere utilizzate dal giudice per fondare l’affermazione di penale responsabilità dell’imputato per il delitto di truffa all’assicurazione.

Giovanni è imputato di truffa in danno dell’assicurazione per aver dichiarato un falso incidente stradale. La compagnia produce nel processo i rilevamenti della posizione e dei movimenti della sua auto ottenuti della scatola nera, che dimostrano come essa, nel momento in cui il sinistro sarebbe avvenuto, si trovava in realtà in un luogo molto diverso e distante da quel punto. Il sinistro è sicuramente fasullo, la frode all’assicurazione per ottenere il risarcimento è evidente. Il giudice pronuncia sentenza di condanna.


note

[1] Art. 145 bis D.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, introdotto dalla Legge n. 124/2017.

[2] Presenta le caratteristiche tecniche e funzionali stabilite ai sensi dell’art. 132-ter, co. 1, lett. b) e c) del D.Lgs. n. 209/2005 e indicate nei Decreti attuativi del Mit.

[3] Cass. Sez. 2° Penale, sent. n. 5415/21 del 11 febbraio 2021.

[4] Art. 234 Cod. proc. pen.

[5] Art. 431 Cod. proc. pen.


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