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Reati fiscali: omesso versamento IVA e ritenute anche sui processi in corso

28 Dicembre 2014
Reati fiscali: omesso versamento IVA e ritenute anche sui processi in corso

L’innalzamento della soglia di punibilità da 50 a 150 mila euro varrà, retroattivamente, anche per i procedimenti pendenti: fascicoli archiviati anche se avviati prima della riforma.

L’innalzamento della soglia di punibilità per omesso versamento dell’Iva e delle ritenute (che, per effetto di un provvedimento ormai in dirittura di approvazione definitiva, passerà dai 50 mila euro attuali a 150mila) farà archiviare circa un terzo dei procedimenti pendenti nelle procure della Repubblica italiane. Non importa se i fascicoli sono stati aperti prima dell’approvazione della nuova legge e si riferiscono a periodi d’imposta passati. Se la norma sarà approvata in questi termini, del colpo di spugna beneficeranno tutti gli indagati e gli imputati non ancora definitivamente condannati. È questo l’effetto di un principio contenuto nel nostro codice penale (detto “favor rei”), secondo cui si applica, con effetto retroattivo, la norma successiva più favorevole al colpevole.

Ieri abbiamo parlato della riforma che le Camere si apprestano ad approvare in attuazione della delega fiscale, che triplicherà il limite minimo per far scattare il procedimento penale nel caso in cui l’imprenditore non versi all’erario l’IVA o le ritenute d’acconto (leggi l’articolo: “Omesso versamento di IVA e ritenute: reato solo oltre i 150mila euro”). La previsione di soglie di punibilità più elevate è volta ad allentare la presa sulle violazioni più strettamente legate alla crisi economica. Ma del provvedimento non beneficeranno solo le aziende, ma anche le aule dei tribunali, sgravate da un’enorme mole di lavoro.

Attualmente, il procedimento penale viene aperto se la somma non versata dall’impresa supera i 50mila euro. In pratica, la legge [1] sanziona con la reclusione da sei mesi a due anni, chi alla data di scadenza dell’acconto Iva dell’anno successivo non versi l’imposta dell’anno precedente per importi superiori a 50mila. Invece, se il testo esaminato dal Governo (e inviato alle commissioni parlamentari per i pareri) verrà confermato, la soglia per il penale salirà a 150mila euro. Per le violazioni sotto questo importo si applicherà solo la sanzione amministrativa. Come detto, oltre che sulle violazioni future, l’effetto si farà sentire sui fascicoli relativi agli anni scorsi e già al vaglio delle Procure: questo perché le disposizioni penali più favorevoli valgono anche per il passato. Si calcola che un fascicolo su tre verrà archiviato.

Per far uscire dalle Procure i fascicoli con le violazioni più contenute, inoltre, la bozza di decreto legislativo esaminato dal Governo esclude il reato in tutti i casi in cui l’importo delle imposte – sui redditi e Iva – evase non supera il 3% di quelle dichiarate.

La nuova soglia del reato di omesso versamento Iva potrà avere effetti anche sul versamento dell’acconto di domani. Il 29 dicembre scade infatti il termine per versare l’acconto Iva che dovrà poi essere scomputato dall’eventuale debito risultante dalla liquidazione dell’ultimo trimestre o ultimo mese 2014. Chi non paga rischia una sanzione del 30%,  salva la possibilità del contribuente di regolarizzare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso.


note

[1] Art. 10-ter del decreto legislativo 74/2000.

Autore immagine: 123rf com


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