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Chi fa le domande al testimone?

12 Febbraio 2021
Chi fa le domande al testimone?

Testimonianza nel processo civile e penale: come si svolge e che succede se sono gli avvocati a interrogare il teste.

Hai ricevuto una comunicazione, da parte di un avvocato, con cui vieni “invitato” a testimoniare in una causa. Ora, dovrai presentarti davanti al giudice per deporre e raccontare tutto ciò che sai in merito alla vicenda. 

Sei stato messo al corrente che non puoi rifiutarti di testimoniare: la testimonianza è un obbligo civile e, se non ti recherai in tribunale, sarai multato.

La lettera dell’avvocato non indica però quali saranno le domande che ti verranno poste. Ciò ti suscita non poca preoccupazione: sei emotivo e temi di contraddirti dinanzi alla figura imponente ed autoritaria del magistrato. Così ti chiedi: chi fa le domande al testimone? La tua speranza è che siano gli stessi legali a interrogarti, evitandoti così quel senso di timore che si prova dinanzi al giudice. 

Se queste sono le tue preoccupazioni, qui di seguito troverai la risposta ai tuoi dubbi sia che si tratti di processo civile che penale. Ma procediamo con ordine.

Come si fa la testimonianza?

Nel processo civile, sono gli avvocati delle contrapposte parti che chiedono al giudice, attraverso gli scritti difensivi, di interrogare i testimoni, indicandone le generalità e specificando le singole domande che ad essi dovranno essere poste. 

Nel processo penale, la richiesta di prova testimoniale viene fatta, oltreché dall’avvocato della difesa, anche dal pubblico ministero che porta avanti l’accusa. 

Un testimone non può sapere, prima del processo, quali saranno le domande che gli verranno poste, ma non per questo non può chiedere all’avvocato che lo ha citato maggiori ragguagli in merito alla lite in corso, anche al fine di “raccogliere” i propri ricordi e non arrivare completamente impreparato dinanzi al giudice.

Nella lettera di convocazione, il testimone riceve ogni indicazione circa il giorno, l’aula e il magistrato innanzi al quale dovrà presentarsi per deporre. 

Come abbiamo anticipato, il testimone non può rifiutarsi di deporre, trattandosi di un obbligo sancito dal nostro ordinamento. Tutt’al più, può riferire di non ricordare, nel qual caso non gli potrà essere elevata alcun tipo di sanzione. 

Come vengono interrogati i testimoni?

A norma dell’articolo 251 del Codice di procedura civile, i testimoni sono esaminati separatamente. Quando parla un testimone, pertanto, gli altri eventualmente citati per lo stesso processo non possono sentire e devono attendere il proprio turno al di fuori dell’aula giudiziaria.

Prima di iniziare a deporre, il testimone riceve un ammonimento da parte del giudice con cui viene avvisato sulle conseguenze penali delle dichiarazioni false o reticenti e legge la seguente formula: 

«Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».

Il giudice richiede al testimone il nome, il cognome, la paternità, l’età e la professione, lo invita a dichiarare se ha rapporti di parentela, affinità, affiliazione o dipendenza con una delle parti, oppure interesse nella causa.

A questo punto, vengono lette al testimone, a una a una, tutte le domande che sono state in precedenza presentate dagli avvocati al giudice. Solo in questo momento il testimone (anche detto teste) ne prende conoscenza. Ad esse dovrà rispondere secondo quanto ricorda, non cercando di forzare o di dire qualcosa in più o in meno solo per compiacere le parti.

Le risposte del testimone vengono verbalizzate, ossia riportate per iscritto sul verbale d’udienza che è un atto pubblico e, chiaramente, resta agli atti del processo. Su tali deposizioni il giudice poi potrà basare la propria decisione.

Chi fa le domande al testimone?

Nel processo penale, a fare le domande al testimone è sempre il giudice. 

Nel processo civile, l’articolo 253 del Codice di procedura civile stabilisce che sia il giudice istruttore a interrogare il testimone sui fatti intorno ai quali è chiamato a deporre. Può altresì rivolgergli, d’ufficio o su istanza di parte, tutte le domande che ritiene utili a chiarire i fatti medesimi. Quindi, non è detto che le domande che gli verranno poste siano solo quelle richieste dagli avvocati nelle proprie difese. 

Lo stesso articolo appena citato vieta alle parti e al pubblico ministero di interrogare direttamente i testimoni.

Tuttavia, nella prassi del processo civile, avviene non poche volte che a porre le domande ai testimoni siano gli stessi avvocati, previa autorizzazione da parte del giudice. Ciò avviene soprattutto quando vi sono numerose cause da gestire nel corso dell’udienza e il magistrato è particolarmente oberato di lavoro. 

Il testimone viene così invitato a prestare subito il giuramento dinanzi al giudice. Dopodiché, in disparte, viene interrogato dagli avvocati che, muniti del verbale, riportano per iscritto su di esso tutte le risposte a loro fornite nel corso della deposizione. 

In buona sostanza, il testimone risponde alle domande direttamente agli avvocati, limitandosi poi, al termine di tali attività, a presentarsi nuovamente davanti al giudice per firmare il verbale. 

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