Diritto e Fisco | Articoli

Cosa fare se il bambino dei vicini piange e fa rumori?

20 Febbraio 2021
Cosa fare se il bambino dei vicini piange e fa rumori?

Come posso tutelarmi se il bambino dei vicini disturba il mio sonno e le mie occupazioni quotidiane con urla, pianti e rumori vari? 

Nelle condizioni da lei descritte, è possibile:

  • verificare innanzitutto se esiste un regolamento condominiale che contenga il divieto di arrecare disturbo alle ordinarie occupazioni dei condomini e al loro riposo, anche notturno; se esistesse un divieto del genere, l’amministratore del condominio è obbligato, a fronte delle rimostranze dei condomini, ad intervenire contestando al condomino trasgressore l’infrazione e richiamandolo al rispetto delle norme del regolamento ed anche, sempre se fosse previsto nel regolamento, a convocare l’assemblea per irrogare le sanzioni in esso contemplate per le infrazioni commesse dai condomini (che possono prevedere il pagamento di una somma fino ad euro 200,00 e, in caso di recidiva, fino ad euro 800,00);
  • sporgere denuncia (presso una stazione dei Carabinieri o un commissariato di Polizia) contro i genitori del bambino per il reato di cui all’articolo 659 del Codice penale (“Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”). Perché vi sia questo reato, occorre che il disturbo venga arrecato ad un numero indeterminato di persone (sarebbe perciò preferibile verificare che altre persone, oltre lei, siano disposte o a sottoscrivere insieme a voi la denuncia, oppure a testimoniare di subire anch’essi il disturbo prodotto dai rumori generati dalla vivacità del bimbo);
  • avviare una causa civile ai sensi dell’articolo 844 del Codice civile per far cessare le immissioni intollerabili di rumori provenienti dalla proprietà confinante; una causa di questo tipo (da iniziare se la diffida inviata preventivamente da legale di fiducia non sortisse alcun effetto) necessita che si abbiano a disposizione le prove necessarie e sufficienti per dimostrare al giudice non solo l’esistenza dei rumori, ma anche che gli stessi superino la normale tollerabilità (la prova può essere fornita attraverso perizie audiometriche oppure anche attraverso testimoni che confermino l’entità del fastidio e la sua intollerabilità rispetto al riposo notturno e/o alle normali attività quotidiane); una volta che sia stata fornita al giudice la prova dell’esistenza e della intollerabilità dei rumori, il giudice adotta tutti i provvedimenti necessari a farli cessare (ad esempio ordinando l’insonorizzazione degli ambienti) e può anche condannare al risarcimento dei danni subiti se viene fornita prova del danno sopportato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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