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Pensione di vecchiaia dipendenti

13 Settembre 2021 | Autore:
Pensione di vecchiaia dipendenti

A quale età possono pensionarsi i lavoratori subordinati ed in quali casi possono anticipare l’uscita dal lavoro?

I lavoratori dipendenti hanno diverse possibilità per pensionarsi: possono infatti scegliere di arrivare alla quiescenza con la pensione anticipata, la pensione di anzianità (ad oggi, sono infatti ancora in vigore diverse forme di pensionamento agevolate) o con la pensione di vecchiaia. Ma quali sono le differenze tra questi trattamenti?

La pensione di vecchiaia prevede un requisito anagrafico piuttosto severo, ma un requisito di contribuzione abbastanza leggero: al contrario, per la pensione anticipata e di anzianità è previsto normalmente un requisito anagrafico più elastico, ma un requisito di contribuzione piuttosto pesante (per la pensione anticipata ordinaria, ad esempio, non è prevista un’età minima, ma ci vogliono almeno 42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne).

Così come esistono varie tipologie di pensione anticipata, sussistono diverse forme di pensionamento per vecchiaia. Per quanto riguarda, nello specifico, la pensione di vecchiaia dipendenti, bisogna evidenziare che i lavoratori subordinati iscritti presso una delle gestioni amministrate dall’Inps hanno diverse possibilità di scelta: possono difatti uscire dal lavoro con la pensione di vecchiaia ordinaria, eventualmente ottenuta anche in regime di cumulo, con la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, con la pensione di vecchiaia con cinque anni di contributi ed infine con la pensione di vecchiaia anticipata per gli invalidi.

Per quanto riguarda il pensionamento per vecchiaia ordinario, è stata abolita, già da qualche anno, la differenza nel requisito anagrafico tra uomini e donne e tra lavoratori dipendenti ed autonomi: ad oggi, l’età pensionabile è fissata per tutti a 67 anni. Il requisito anagrafico resterà tale almeno sino al 31 dicembre 2022, in base agli attuali incrementi della speranza di vita, che influenzano il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia.

Dal 2023, qualora l’Istat riscontri un incremento della speranza di vita media (confrontando il biennio precedente al periodo di riferimento con quello ancora precedente) almeno pari ad un mese, il requisito di età per la pensione di vecchiaia dei dipendenti potrebbe aumentare. Qualora, invece, come è probabile a causa dell’attuale pandemia, si riscontri un decremento della speranza di vita media, l’età pensionabile non sarà abbassata ma resterà la stessa.

Ma procediamo con ordine ed osserviamo nel dettaglio tutti i requisiti per accedere alle diverse tipologie di pensione di vecchiaia.

Pensione di vecchiaia ordinaria dipendenti

I lavoratori dipendenti, così come la generalità degli iscritti alle gestioni amministrate dall’Inps, ottengono la pensione di vecchiaia ordinaria [1] con:

  • un’età minima pari a 67 anni;
  • un minimo di 20 anni di contribuzione;
  • la cessazione dell’attività lavorativa subordinata.

Per quanto riguarda quest’ultimo requisito, bisogna evidenziare che la normativa consente all’Inps di liquidare la pensione solo qualora si cessi l’attività lavorativa dipendente, in quanto deve verificarsi la condizione di bisogno che dà luogo all’erogazione della rendita (ne abbiamo parlato in: Dimissioni per pensione). In seguito, però, il lavoratore dipendente è libero di rioccuparsi, sia con un’attività subordinata, che mettendosi in proprio, o, ancora, con un’attività di collaborazione.

Sono caduti dal 2009 i limiti di cumulo tra il reddito di pensione diretta per vecchiaia ed i redditi derivanti dall’attività lavorativa: non bisogna dunque più applicare alcuna trattenuta a favore dell’Inps.

Pensione di vecchiaia per dipendenti soggetti al calcolo contributivo

I lavoratori subordinati che sono privi di versamenti alla data del 31 dicembre 1995, compresi eventuali contributi da riscatto, possono ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria con gli stessi requisiti osservati, ossia con 67 anni di età e 20 anni di contributi. Devono però raggiungere anche una soglia minima dell’assegno, che deve ammontare almeno ad 1,5 volte l’assegno sociale. Se non raggiungono questo limite minimo, la pensione non può essere liquidata, nonostante il possesso del requisito anagrafico e contributivo.

Questa regola particolarmente severa è stata prevista dalla legge Fornero [1], in quanto il sistema contributivo di calcolo della pensione è normalmente penalizzante: non essendo peraltro prevista alcuna integrazione al minimo della pensione, con questa disposizione si è voluto evitare di far pensionare dei lavoratori con diritto ad una rendita molto bassa. Qualcosa in futuro dovrebbe però cambiare, dato che i lavoratori assoggettati al calcolo integralmente contributivo saranno sempre di più e che, a causa della discontinuità nelle carriere, il potere d’acquisto delle pensioni sarà sempre più basso.

Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi per dipendenti

In ogni caso, i lavoratori subordinati privi di contribuzione antecedente al 1996, che non siano riusciti a raggiungere la pensione di vecchiaia ordinaria con 20 anni di contributi, possono ottenere il pensionamento per vecchiaia con soli 5 anni di contributi. In questo caso, però, il requisito anagrafico è molto più severo, difatti è fissato a 71 anni di età, sino al 31 dicembre 2022.

I cinque anni di versamenti devono essere effettivi. Non è prevista, in questo caso, alcuna soglia minima dell’assegno.

Pensione di vecchiaia in regime di cumulo dipendenti

I lavoratori subordinati che possiedono contributi anche in altre casse previdenziali, possono ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria attraverso lo strumento del cumulo [2]. In parole semplici, possono sommare gratis, ai fini del diritto alla pensione, i contributi presenti in tutte le gestioni di previdenza obbligatoria, purché non siano coincidenti (uno stesso periodo può essere contato cioè una volta sola). Ogni gestione liquida poi la propria quota di pensione secondo le regole del proprio ordinamento.

Facciamo un esempio.

Gigi ha 67 anni, possiede 15 anni di contributi presso la gestione Inps dipendenti pubblici ed altri 15 anni di contributi presso il fondo pensione dei lavoratori dipendenti. Grazie al cumulo, può ottenere la pensione di vecchiaia in quanto ha 30 anni di contributi complessivi. Senza il cumulo, non si sarebbe potuto pensionare in quanto non raggiunge i vent’anni di contribuzione presso alcuna gestione.

Pensione di vecchiaia in totalizzazione dipendenti

I lavoratori subordinati possono ottenere la pensione di vecchiaia, qualora possiedano contribuzione presso gestioni diverse, anche attraverso lo strumento della totalizzazione [3], con i seguenti requisiti:

  • 66 anni di età;
  • 20 anni di contributi complessivi;
  • una finestra mobile di attesa per la decorrenza del trattamento, a partire dalla maturazione dei requisiti, pari a 18 mesi;
  • le ulteriori condizioni specifiche previste dagli ordinamenti di appartenenza.

A differenza di quanto riscontrato nel cumulo, con la totalizzazione ogni gestione liquida la propria quota di pensione con il sistema di calcolo interamente contributivo, a meno che presso l’Inps non sia ottenuto autonomo diritto alla pensione, o presso le casse professionali non si raggiunga la contribuzione minima per la pensione di vecchiaia.

Pensione di vecchiaia anticipata dipendenti

I soli lavoratori subordinati del settore privato, iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria o presso determinati fondi sostitutivi, possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata con:

  • un minimo di 61 anni di età se uomini, 56 anni se donne;
  • un minimo di 20 anni di contributi;
  • una finestra di attesa pari a 12 mesi;
  • il riconoscimento dell’invalidità pensionabile in misura almeno pari all’80%.

Attenzione: per il riconoscimento dell’invalidità pensionabile non basta che il lavoratore sia in possesso del verbale con cui è riscontrata un’invalidità civile pari o superiore all’80%. Devono essere invece effettuati appositi accertamenti dalla commissione medica Inps, accertamenti che si richiedono contestualmente alla domanda di pensione.

Pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi

Abbiamo osservato che il requisito anagrafico normalmente previsto per la pensione di vecchiaia è pari a 20 anni. In casi specifici, però, il lavoratore può aver diritto ad ottenere il pensionamento per vecchiaia con soli 15 anni di contributi anziché 20.

Possono tenere questo speciale beneficio i destinatari delle cosiddette deroghe Amato, ossia coloro che hanno almeno 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992, che possiedono l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari entro la stessa data oppure che, avendo almeno 15 anni di contribuzione da lavoro dipendente e 25 anni di anzianità di iscrizione, hanno svolto per almeno 10 anni lavoro discontinua (più precisamente, devono figurare almeno 10 anni non integralmente contribuiti).

Per approfondire, leggi: Pensione con 15 anni di contributi.



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