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Chi soffre di depressione ha diritto all’invalidità?

12 Febbraio 2021
Chi soffre di depressione ha diritto all’invalidità?

Come ottenere invalidità per sindrome ansioso-depressiva: dal certificato medico alla visita dell’Asl, per finire al ricorso. 

Chi soffre di depressione ha diritto all’invalidità, ma deve dimostrare tale patologia e, a tal fine, non è sufficiente il certificato del medico privato. A dare maggiori dettagli su come ottenere l’invalidità per sindrome ansioso-depressiva è una recente ordinanza della Cassazione [1]. La Corte ha rigettato la richiesta avanzata da una donna che, a fronte della domanda di revisione e aggravamento della malattia, non aveva però fornito sufficienti prove di ciò.

Percentuale invalidità sindrome ansioso-depressiva

La depressione rientra tra le patologie presenti nelle tabelle ministeriali che danno diritto all’invalidità civile. Pertanto, chi soffre di depressione ha diritto all’invalidità. A seconda della gravità della malattia è riconosciuto un diverso grado di percentuale e invalidità. Le tabelle ministeriali prevedono dei limiti minimi e massimi o una percentuale fissa a seconda del tipo di patologia e della sua entità. 

In particolare, al codice n. 1203 della tabella di invalidità civile è prevista la voce nevrosi fobica ossessiva grave, per la quale è riconosciuto un punteggio di invalidità variabile tra il 41% e il 50%. Invece, per quella lieve (codice n. 1202) è prevista solo un’invalidità fissa del 10%.

Esiste poi, al codice n. 1201, la nevrosi fobica ossessiva e/o ipocondriaca di media entità con un’invalidità variabile tra il 21 e il 30%.

Al n. 1204 è prevista la psicosi ossessiva con una invalidità variabile tra il 71% e l’80%.

Viene poi previsto, ai nn. 2204 e 2205 della tabella di invalidità, la sindrome depressiva endoreattiva lieve e media per le quali viene riconosciuto rispettivamente un punteggio di invalidità fissa del 10% e del 25%.

Infine, esiste, al n. 2206, la sindrome depressiva endoreattiva grave con un’invalidità variabile tra il 31% e il 40%.

Come ottenere l’invalidità per depressione

Per ottenere l’invalidità per depressione è necessario innanzitutto sottoporsi a visita dal proprio medico curante il quale invierà un certificato telematico all’Inps (cosiddetto «certificato introduttivo»). L’Inps comunicherà all’interessato la data in cui sarà sottoposto a visita da parte della commissione medica dell’Asl integrata da un medico Inps. Potrebbero passare anche diversi mesi prima della visita.

In quella sede il richiedente dovrà presentarsi munito di tutta la documentazione medica che certifica il proprio stato di invalidità.  

Se, all’esito del controllo medico, il malato non dovesse essere soddisfatto delle conclusioni dedotte dalla commissione medica, potrà sempre fare ricorso in tribunale attraverso il proprio avvocato. In quella sede, il giudice potrà nominare un Ctu, ossia un consulente tecnico d’ufficio, che accerti la sussistenza e la gravità della malattia.

Certificato medico per depressione

Come chiarito dalla Cassazione nella sentenza in commento, la richiesta di inabilità per una sindrome ansioso-depressiva deve essere motivata in maniera ufficiale e non producendo solo documenti privati. In caso contrario, fa fede quanto stabilito dal Ctu.

Nel caso di specie, la ricorrente sosteneva di soffrire di nevrosi ansiosa con fobie e insonnie (e chiedeva pertanto che le venisse applicato il codice n. 1203 delle tabelle di invalidità civile che prevedono una percentuale di invalidità pari al 50%), mentre il Ctu le aveva riconosciuto la sola sindrome depressiva. Il motivo di ricorso però è stato ritenuto inammissibile in quanto carente delle allegazioni necessarie ad offrire la prova della sussistenza dei requisiti della invalidità. Dunque, le sole attestazioni del medico privato non sono sufficienti a ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile. Sarà necessaria anche la documentazione medica ufficiale come quella rilasciata dall’Azienda ospedaliera e/o dall’Asl. 

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti, leggi:


note

[1] Cass. ord. n. 3370/21.

Autore immagine: depositphotos.com


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