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Vertenza sindacale: quando e come farla?

10 Giugno 2021
Vertenza sindacale: quando e come farla?

Il lavoratore può utilizzare vari strumenti per tutelare i suoi diritti nell’ambito del rapporto di lavoro.

Il tuo datore di lavoro non rispetta le norme di legge e del contratto collettivo nella gestione del rapporto di lavoro. Ti chiedi cosa puoi fare per tutelare i tuoi interessi.

La legge prevede una serie di diritti e di tutele per il lavoratore che non sono rinunciabili né derogabili dalle parti. Per poter ottenere un’adeguata tutela in caso di violazione, da parte del datore di lavoro, delle proprie prerogative è possibile fare una vertenza sindacale. In questo articolo vedremo quando e come farla. Ti anticipiamo che si tratta di una contestazione scritta inviata al datore di lavoro volta ad ottenere il rispetto di diritti previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Vertenza sindacale: cos’è?

Il lavoratore viene considerato, nel nostro ordinamento, la parte debole nel rapporto di lavoro. Per questo, la legge prevede una serie di diritti e di tutele inderogabili dalle parti. Non sempre, tuttavia, il datore di lavoro gestisce il rapporto di lavoro nel rispetto di quanto prescritto dalla legge e dalla contrattazione collettiva. In questi casi, sorge dunque l’esigenza, per il dipendente, di tutelare i suoi diritti.

La vertenza sindacale è uno strumento di tutela del lavoratore che può essere attivato quando l’azienda non rispetta le regole e viola i diritti inderogabili del dipendente previsti dalle norme. Si definisce vertenza sindacale perché, spesso, in prima battuta, per tutelare i suoi diritti, il lavoratore si rivolge al proprio sindacato di riferimento. Le organizzazioni sindacali, infatti, sono dotate di appositi uffici vertenze interni che si occupano di fornire consulenza legale ai lavoratori e di far valere i diritti degli stessi in ambito stragiudiziale.

La vertenza sindacale è, dunque, un contenzioso stragiudiziale che viene aperto dal lavoratore, per il tramite del proprio sindacato, nei confronti del datore di lavoro. Ovviamente, se la vertenza non porta ad alcun risultato tangibile, il lavoratore dovrà rivolgersi ad un avvocato per tutelare i propri diritti in sede giudiziaria.

Vertenza sindacale: quando farla?

La vertenza sindacale può essere attivata in ogni ipotesi di violazione, da parte del datore di lavoro, di diritti inderogabili del lavoratore previsti dalla legge, dal contratto collettivo di settore o dal contratto individuale di lavoro.

In particolare, possono determinare l’avvio di una vertenza sindacale le seguenti violazioni (tra le tante):

  • erogazione di un trattamento retributivo inferiore ai minimi salariali o a quanto pattuito nella lettera di assunzione;
  • mancata concessione delle ferie e dei permessi retribuiti;
  • ambiente di lavoro pericoloso per la salute e la sicurezza dei dipendenti;
  • demansionamento;
  • adibizione a mansioni superiori senza il riconoscimento della relativa retribuzione;
  • trasferimento illegittimo ad altra sede di lavoro;
  • mancato rispetto della disciplina dell’orario di lavoro;
  • somministrazione irregolare di manodopera;
  • appalto non genuino;
  • mancata consegna della busta paga;
  • mobbing o molestie sul lavoro;
  • discriminazioni di genere oppure legate all’età, all’orientamento sessuale, alla fede politica, all’affiliazione sindacale, etc.;
  • licenziamento;
  • mancata concessione diritti dei lavoratori disabili.

Vertenza sindacale: come funziona?

Per avviare la vertenza sindacale, il lavoratore deve recarsi all’ufficio vertenze del proprio sindacato di riferimento ed esporre la problematica. Molto probabilmente, il funzionario chiederà al dipendente di consegnare determinati documenti necessari allo studio della pratica. Il sindacato invierà, dunque, una lettera al datore di lavoro nella quale verrà fatta presente la problematica e richiesto un immediato intervento volto a ricondurre la gestione del rapporto di lavoro al rispetto delle norme.

Nella missiva, il sindacato specificherà che, in assenza di un riscontro o di un positivo esito della richiesta, il lavoratore si rivolgerà alle competenti autorità giudiziarie per tutelare i propri diritti. Spesso, viene anche dato un termine alla controparte per adempiere a quanto richiesto.

Decorso inutilmente il periodo di tempo assegnato, il lavoratore dovrà rivolgersi ad un legale per tutelare dinanzi ad un giudice la propria posizione.



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