Scuola: chiesta chiusura o didattica a distanza a richiesta

12 Febbraio 2021 | Autore:
Scuola: chiesta chiusura o didattica a distanza a richiesta

Inviata alle istituzioni una lettera firmata da 12mila tra insegnanti, genitori, alunni e personale Ata: «Aule chiuse finché non sapremo la verità sui contagi».

Basta brancolare nel buio: o si chiude immediatamente la scuola, o si dà la possibilità ad alunni, docenti e personale Ata di decidere liberamente se fare la didattica a distanza su richiesta. Questa volta non è un politico dell’opposizione o uno scienziato ad avanzare una proposta del genere ma i diretti interessati, ovvero genitori, studenti, insegnanti ed ausiliari in una lettera aperta alle quattro più alte cariche dello Stato, compreso il premier incaricato Mario Draghi. Lettera che è stata firmata in pochi giorni da 12mila persone in oltre 250 città italiane.

Misure estreme a mali estremi, che devono essere adottate subito e durare – dicono i firmatari – «fino alla pubblicazione da parte del ministero dell’Istruzione dei dati reali del contagio Covid nelle scuole, tra bambini, ragazzi e studenti in genere, insegnanti, Ata nonché i dati sul numero di morti in queste categorie».

Il Comitato Dad per tutti, nell’annunciare il deposito dell’istanza, rivolgendosi a Mario Draghi, afferma: «Noi chiediamo che le scuole vengano chiuse immediatamente», a tutela della salute di tutti «finché permanga il pericolo del contagio, o che si rifletta sull’opportunità di adottare la didattica a distanza a richiesta, come avviene in altri Paesi, lasciando l’opzione anche agli insegnanti di aderire in piena libertà, a tutela della loro salute».

Nella petizione, si osserva che «la seconda ondata non è ancora passata e la terza ondata del virus si avvicina. Già si affacciano in Italia, come in tutta Europa le varianti inglese, sudafricana e brasiliana che potrebbero provocare moltissimi morti e contagiati. Autorevoli scienziati, virologi, epidemiologi ogni giorno, ci consigliano di tenere le scuole chiuse, perché potrebbero essere veicolo di propagazione del contagio».

Tra le argomentazioni, uno studio partito dall’Università di Edimburgo e pubblicato su Lancet che «ha analizzato i dati reali raccolti in oltre 130 Paesi del mondo e ha dimostrato che la chiusura delle scuole è la seconda misura più efficace per contenere il virus e far diminuire la curva del contagio (dopo il divieto di assembramenti). Inoltre, lo stesso studio dimostra che la riapertura delle scuole è la misura che più favorisce la ripresa del contagio, al termine di un lockdown».

Il Comitato si sofferma poi sulle classi pollaio ospitanti «30 soggetti in un locale chiuso a parlare per 5 ore al giorno» e la propagazione del virus con «aerosol che emesso parlando arriva anche ad oltre 2 metri di distanza». Quindi, tocca la questione mense: «Nei ristoranti non si può mangiare, ma a scuola è consentito?». Denuncia gli assembramenti nei mezzi pubblici: «All’ingresso e all’uscita da scuola si muovono circa nove milioni di persone al giorno». Quindi, domanda: «Dall’apertura delle scuole a settembre si sono verificati in Italia oltre 52mila nuovi decessi ed oltre due milioni di nuovi contagi. Quanti sarebbero stati in meno se le scuole fossero rimaste chiuse?».

Infine, l’appello a Draghi: «Noi confidiamo che Lei esaminerà queste nostre richieste con il massimo scrupolo, nell’interesse del diritto alla tutela della salute e della vita, che in una società civile come la nostra, deve essere considerato come il diritto fondamentale, prevalente su ogni altro diritto ed interesse».



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5 Commenti

  1. MI sembra una barzelletta questa storia di apertura a singhiozzi e richiesta di chiusura delle scuole. Ma vi rendete conto che i ragazzi non studiano allo stesso modo da casa? Certo, magari ci sono i diligenti che continueranno a studiare, ma vogliamo considerare coloro che hanno anche disturbi di attenzione e di iperattività? Come credete che possano stare fermi per ore davanti ad uno schermo a seguire le lezioni? Già il classe è una fatica trattenerli e far seguire il programma, immaginate agli sforzi che fanno i genitori da casa che magari lavorano in smart working e devono seguire le lezioni con i loro bambini.

  2. Ma in tutti questi mesi cosa diamine hanno fatto? Le classi devono essere frammentate e il numero di alunni per aula si deve ridurre. Ci voleva il Covid-19 per farvelo capire? E’ impossibile seguire una classe di 30 ragazzi in maniera efficace e garantire un certo livello di studio e spiegazione per fare in modo che tutti possano stare al passo con le lezioni e che il programma non resti in una fase di stallo

  3. A mio parere è impensabile proseguire con la didattica a distanza, soprattutto con i ragazzi più piccoli e con coloro che hanno iniziato le superiori. Gli adolescenti devono confrontarsi fra loro, devono potersi mettere in gioco non solo a livello scolastico ma anche umano ed il confronto con i compagni di classe e con gli insegnanti è importante. Poi, ci sono ragazzini che vivono anche situazioni difficili in casa e la scuola è una boccata d’aria fresca rispetto alla quotidianità soffocante che possono vivere talvolta a casa, pensiamo ai figli di genitori che stanno pensando di separarsi o a quelle famiglie in cui ci sono genitori con dipendenze (alcol, droghe) o genitori violenti. Anche dalla scuola si possono captare certe situazioni e possono emergere casi in cui queste vicende vengono segnalate a chi di competenza

  4. La didattica a distanza è comoda per chi abita in un paesino e per chi paura del Covid. Ora, mio padre lavora in ospedale e ne vede di ogni e capisco che non vuole che io che sono suo figlio possa rischiare di beccarmi il covid. Il rischio di contagio c’è anche a scuola ma soprattutto nell’uso dei mezzi di trasporto.

  5. Allora, visto che leggo di tante persone che sono contrarie alla didattica a distanza vi dico quello che è successo nel mio paese. Hanno riaperto le scuole e un’insegnate ha contagiato altre maestre e un’intera classe di alunni. Come la mettiamo? Questa insegnante ha anche portato il contagio nella sua famiglia. Ora, può succedere che uno non lo sappia, abbia sintomi, ecc. Ma nessuno vuole condannare il poveretto o la poveretta che contagia tutti però non possiamo negare l’evidenza cioè che il pericolo è sotto gli occhi di tutti e inutile che diciamo che si prendono precauzioni perché molte strutture scolastiche non sono attrezzate per garantire la sicurezza

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