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Regioni: divieto di spostamenti più corto del previsto

12 Febbraio 2021
Regioni: divieto di spostamenti più corto del previsto

L’ipotesi più probabile è che il blocco della mobilità duri fino al 5 marzo, cioè fino alla naturale scadenza del Dpcm attualmente in vigore.

Tra una decina di giorni, si tornerà di nuovo a parlare di stop agli spostamenti regionali: prorogarlo? Oppure mettere fine al divieto e consentire nuovamente agli italiani di muoversi tra una regione e l’altra?

Per il momento, si è optato per la proroga, come da giorni, ormai, si vociferava. Ma il blocco della mobilità regionale ha un’estensione più corta del previsto. Durerà, infatti, fino al 25 febbraio. La decisione del Consiglio dei ministri è arrivata oggi. Così ha voluto il Governo uscente presieduto da Giuseppe Conte, contrariamente a quelle che sembravano le ipotesi più accreditate, almeno fino a ieri.

La prima era quella di allungare il divieto di spostamento regionale fino al 5 marzo, giorno in cui scadranno le misure di mitigazione del contagio da Coronavirus contenute nell’ultimo decreto del presidente del Consiglio, varato in epoca Conte bis. Questo avrebbe permesso di «uniformare le scadenze dei divieti».

L’altra opzione era ancor più a breve termine (e si avvicinava alla data effettiva): proroga fino al 22 febbraio con un decreto ponte.

Adesso, invece, la palla passerà al nuovo Governo Draghi, in via di composizione, che dovrà decidere cosa fare ben prima del 5 marzo. Ci sono una decina di giorni a disposizione per valutare l’andamento della curva dei contagi e regolarsi di conseguenza.

Per ora, dunque, nessuno si può muovere dalla propria regione fino al 25 febbraio. Non sono ammesse gite fuori porta o ragioni di spostamento che non siano equiparabili a urgenze. Gli unici motivi ammessi sono le esigenze canoniche di lavoro, salute, necessità, rientro alla propria residenza, abitazione o domicilio da attestare con il modulo di autocertificazione.

Nei rientri sono comprese anche le seconde case. «Dal 16 gennaio 2021 le disposizioni in vigore consentono di fare rientro alla propria residenza domicilio o abitazione senza prevedere più alcuna limitazione rispetto alle cosiddette seconde case – aveva precisato il Governo all’atto del varo dell’ultimo Dpcm -. Pertanto proprio perché si tratta di una possibilità limitata al rientro è possibile raggiungere le seconde case anche in un’altra regione o provincia autonoma, anche da o verso le zone arancione o rossa, solo a coloro che possono comprovare di aver effettivamente avuto titolo per recarsi nello stesso immobile anteriormente all’entrata in vigore del decreto legge 14 gennaio 2021».

Il 15 febbraio non era solo il giorno della scadenza del divieto di spostarsi tra una regione e l’altra: era anche il termine ultimo per la riapertura degli impianti sciistici. Qui, nessuna proroga: lunedì, cioè il 15, si potrà tornare sulla neve a sciare, ma solo nelle zone gialle a minor livello di rischio, come disposto per sicurezza dal Comitato tecnico scientifico (Cts) (per approfondire leggi qui: Piste da sci: la decisione sulle riaperture).

Questo vuol dire che, secondo i dati del nuovo report di oggi, stilato come sempre a quattro mani dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del ministero della Salute, le piste da sci resteranno chiuse nelle regioni arancioni e rosse e, dunque, in Abruzzo, Liguria, Trentino Aldo Adige (la Provincia autonoma di Trento diventa arancione, aggiungendosi alla Provincia autonoma di Bolzano) e Umbria. Queste ultime sono le regioni che si coloreranno di arancione a partire dal 15 febbraio (Umbria e Provincia autonoma di Bolzano lo erano già).

Come sempre la scansione è la seguente: oggi, il report – che arriva ogni venerdì -, domenica l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza e da lunedì l’entrata in vigore (per approfondire i dati del report di oggi, leggi qui: Covid, la situazione peggiora: i nuovi colori delle Regioni).



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