Cashback, cosa cambia con la stretta contro i furbi

12 Febbraio 2021
Cashback, cosa cambia con la stretta contro i furbi

Il ministero dell’Economia ha avviato una serie di controlli: si attendono modifiche al programma Italia Cashless.

Il cashback va forte; talmente tanto che, come dice un vecchio adagio, «fatta la legge, trovato l’inganno». Si moltiplicano, ultimamente, le segnalazioni di «trucchetti» che consentono di massimizzare i rimborsi o, peggio, farsi restituire il 10% della spesa senza pagare affatto (per approfondire leggi qui: Cashback: come avere il rimborso gratis).

A fare gola sono i 1500 euro (al massimo) che si possono ottenere, in un anno, facendosi restituire parte di quanto speso pagando con moneta elettronica (bancomat, carta di credito, carta di debito e altre modalità).

Ma c’è anche il cosiddetto Super cashback, l’altra faccia dell’agevolazione voluta dal Governo Conte bis per combattere l’evasione fiscale: ossia un premio di tremila euro al massimo per i super utilizzatori di carte di credito e strumenti di moneta elettronica. Li otterranno i primi centomila italiani che totalizzeranno il maggior numero di pagamenti elettronici. A questo scopo valgono anche i micropagamenti, per esempio il caffè al bar.

Proprio su questo fronte si stanno concentrando le verifiche del ministero dell’Economia. Non è sfuggito, infatti, ai tecnici di via XX Settembre il cospicuo numero di «furbetti» che sta cercando in ogni modo di far risultare all’app Io più transazioni di quelle realmente eseguite.

Proprio per porre un freno a «trucchetti» e operazioni anomale, c’è da aspettarsi, a breve, un restringimento delle maglie del cashback, ossia l’introduzione di regole più stringenti e di alcuni limiti per ottenere i rimborsi. Cosa che – va detto – non è comunque facilissima già in partenza, per chi rispetta le regole: non tutti i pagamenti – specie quelli con il bancomat – vengono conteggiati tra le transazioni valide; non tutti gli esercizi sono abilitati, perché non tutti i circuiti sono convenzionati.

Insomma: accade di frequente anche il contrario, cioè che non si arrivi a raggiungere il numero minimo di transazioni necessarie per avere diritto al rimborso (per l’Extra cashback di Natale erano almeno dieci per il mese di dicembre; ora, sono almeno cinquanta a semestre).

L’obiettivo del ministero dell’Economia è quello di neutralizzare i furbi o comunque tutti coloro che hanno approfittato di alcuni bug dell’agevolazione.

Si parla, per esempio, di mettere un limite ai micropagamenti, tant’è che PagoPa, gestore dell’app Io che tiene il conto delle singole transazioni, sta passando al setaccio tutti i pagamenti di lieve entità compiuti nello stesso negozio nell’arco di poche ore.

Un’altra possibilità è quella di limitare ulteriormente le transazioni valide: al momento, lo sono potenzialmente tutte, a prescindere dall’importo, purché il metodo di pagamento sia accettato e purché si raggiunga il minimo di acquisti già indicato poche righe fa.

Potrebbe, ad esempio, accadere che non siano più conteggiabili, ai fini del cashback, le spese di importo inferiore a un euro, come avviene già per la Lotteria degli scontrini, l’altra parte del Piano Italia Cashless, dove si deve spendere almeno un euro per ottenere un biglietto virtuale della lotteria.

Ancora: è plausibile che si possa intervenire ponendo un numero massimo di transazioni eseguibili nello stesso negozio nell’arco di ventiquattr’ore. La stretta, insomma, sembrerebbe riguardare da vicino più i micropagamenti, che attualmente sono quelli più sotto la lente del ministero e di PagoPa.

Per ora, non sono previste sanzioni per i trasgressori. È invece più plausibile che chi verrà colto sul fatto, a violare le regole del cashback per massimizzare i profitti, sia escluso dall’agevolazione.



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