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Lo sai che? Inquilini: come recuperare le somme in esubero pagate al padrone di casa

Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 febbraio 2014

Nel contratto di locazione, il conduttore ha sei mesi di tempo dalla cessazione della locazione per il recupero delle somme non dovute; dopo tale termine, può comunque agire, ma solo per quelle somme che non si sono ancora prescritte.

Come fare se, durate il rapporto di locazione, l’inquilino paga al padrone di casa delle somme invece non dovutegli e di ciò se ne accorge solo dopo molto tempo? Può ancora agire per la restituzione degli esuberi, anche a distanza di molti anni? Fin quando può iniziare la causa?

La nostra legge offre all’inquilino una tutela privilegiata perché ritenuto “parte debole” del contratto. Il che gli consente di iniziare un giudizio anche dopo molto tempo. I termini di ciò ci vengono spiegati da una recente sentenza della Cassazione [1].

Se anche il rapporto di locazione è durato diversi anni (per esempio un ventennio), l’inquilino può fare causa al padrone di casa per ottenere la restituzione delle somme eventualmente corrispostegli negli anni senza doverlo (per esempio: un incremento Istat superiore rispetto al dovuto, degli oneri condominiali che, invece, doveva pagare il locatore, ecc.). Ciò però a una sola condizione: che il giudizio inizi entro sei mesi dallo scioglimento del contratto di locazione [2].

In parole molto semplici, il conduttore può intentare una causa contro il padrone di casa per questioni risalenti a diversi decenni prima, purché essa venga avviata entro sei mesi dalla fine della locazione.

Lo scopo della norma è proprio quello di consentire al conduttore di ottenere quanto indebitamente corrisposto senza però temere possibili ritorsioni da parte del locatore che si tradurrebbero senza dubbio nel mancato rinnovo del contratto alla sua legale scadenza.

Da qui la scelta del legislatore di consentirgli di fare valere i suoi diritti anche dopo il rilascio dell’immobile, quando cioè più nulla si ha da temere dal locatore in ordine alla prosecuzione del rapporto di locazione. Infatti, terminata la locazione, non essendoci più quel timore reverenziale, tutto può essere messo in discussione, anche se risalente a molto tempo prima, e il conduttore può recuperare quanto indebitamente da lui corrisposto sino al momento del rilascio dell’immobile. Dicevamo: la condizione perché ciò si verifichi è che l’atto giudiziale venga notificato alla controparte entro sei mesi dalla fine dell’affitto.

Che succede se questi sei mesi passano invano, senza aver intrapreso il giudizio?

Se il conduttore lascia decorrere i sei mesi dall’avvenuto rilascio dell’immobile prima di richiedere la restituzione delle maggiori somme rispetto a quelle dovute non perde affatto ogni suo diritto di ripetere gli indebiti suoi pagamenti, ma solo quelli già colpiti dalla prescrizione pari (in questo caso) a dieci anni. In pratica, egli potrà ugualmente agire, ma solo per ottenere la restituzione delle somme indebitamente corrisposte negli ultimi dieci anni (perdendo, quindi, quelle più anteriori).

 

Per esempio: se la locazione è durata 20 anni e l’inquilino ha corrisposto, ogni mese, 1 euro in più del dovuto, se agisce contro il locatore entro 6 mesi dalla fine della locazione, può ottenere la restituzione di tutte le somme pagate in esubero. Se, invece, egli inizia la causa dopo tali sei mesi, può chiedere la restituzione solo degli esuberi pagati negli ultimi dieci anni.

Il termine semestrale per l’azione di ripetizione delle somme illegalmente corrisposte decorre dalla data in cui l’immobile viene posto concretamente nella effettiva disponibilità del locatore, anche se tale data non coincide con quella eventualmente stabilita tra le parti per il rilascio.

La consegna delle chiavi rappresenta il momento in cui il locatore riottiene la piena disponibilità dell’immobile. Il concetto di riconsegna deve naturalmente essere interpretato alla stregua del buon senso ed espressione di reciproca tolleranza.

Sotto tale profilo, non vale a salvare il termine semestrale il fatto che nell’immobile, una volta avvenuto il trasloco da parte del conduttore, siano rimasti “alcuni vasi o altri non meglio precisati suppellettili” (così precisa la citata sentenza), trattandosi di dettagli che per nulla implicano la mancata riconsegna dell’appartamento.

Ma, anche in tali casi, non tutto però è perduto: nonostante il decorso del termine semestrale dal rilascio dell’immobile, l’inquilino può comunque agire, ma solo per i crediti non prescritti.

note

[1] Cass. sent. n. 2829 del 7.02.2014.

[2] Art. 79 L. 392/1978.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Io ho pagato sempre Regolare da 6 anni ultimamente e Venuto fuori Che la ditta mi ha lescensiato ainzi che egli Caso Che fallira Sono in desocupazione e la padrona di casa Vuole farmi lo sfratto per mancanza di mesi di decembre

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