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Quando conviene fare testamento

14 Febbraio 2021
Quando conviene fare testamento

Successione: il testamento può essere utile soprattutto quando si voglia attribuire un bene specifico a un erede. Tutte le ipotesi in cui conviene fare testamento. 

Non esiste un’età per fare il testamento: lo potrebbe redigere un trentenne senza che il documento abbia meno valore di quello fatto da un ottantenne. Il problema si pone ovviamente nella conservazione del documento tutte le volte in cui questo non venga affidato a un notaio, il quale invece ha il compito di registrarlo e custodirlo segretamente.

Non tutti fanno testamento. Anzi, sono solo poche le persone che ci pensano. Quattro quinti della popolazione italiana muore senza aver fatto un testamento. Le ragioni sono, il più delle volte, dettate dalla volontà di dividere il proprio patrimonio prima della morte al fine di evitare successive contestazioni. Spesso, però, il timore che la successione tramite testamento sia meno conveniente di una ripartizione del patrimonio effettuata tramite donazioni è il frutto di luoghi comuni e di scarsa conoscenza della legge. 

Qui di seguito, cercheremo quindi di comprendere quando conviene fare testamento in modo che non si abbiano più dubbi in merito a tale atto. 

Perché non si fa testamento?

Non si fa testamento a volte perché si muore all’improvviso, senza aver mai preso seriamente in considerazione la necessità di provvedere alla propria successione. Non a tutti piace pensare alla morte, specie se ciò avviene in modo serio e formale come quando si stila un testamento. Così si rinvia questo adempimento a un’età molto avanzata, confidando in una vita longeva. 

C’è poi chi non scrive un testamento perché crede che, così facendo, lascerà sugli eredi un pesante fardello fiscale. E così, per dribblare le tasse sulla successione, opta per atti di donazione fatti in vita. Si tratta però di un errore: le imposte sulla successione sono le stesse che si versano allo Stato in caso di donazione.

C’è poi chi non fa testamento perché teme che gli eredi possano litigare alla propria morte e così preferisce anticipare la divisione del patrimonio tramite atti di donazione. Anche in questo caso, però, si ignora che le donazioni possono essere comunque contestate e impugnate, entro 10 anni dal decesso del donante, tutte le volte in cui queste ledono le quote di eredità spettanti ai parenti più stretti (i cosiddetti legittimari, ossia il coniuge e i figli o, in loro assenza, i genitori).

Infine, c’è chi non fa testamento perché già sa che, con o senza di esso, i propri beni finiranno sempre alle stesse persone. Difatti, in assenza di testamento, è la legge a stabilire come si ripartisce il patrimonio del defunto. Si prenda il caso di un uomo con una moglie e due figli che vuol lasciare a costoro tutti i propri beni. Se anche questi non dovesse fare testamento, sarebbe la legge a ripartire il patrimonio per un terzo alla moglie e due terzi ai due figli. Insomma, il testamento non cambierebbe le carte in tavola.

Conviene fare testamento?

Il testamento può essere un atto completamente gratuito. Infatti, oltre al testamento innanzi al notaio (il cosiddetto «testamento pubblico») che, oltre alle imposte, richiede il pagamento del compenso al professionista, esiste anche il testamento olografo, quello cioè fatto di proprio pugno e custodito privatamente (a casa, in cassaforte, nelle mani di un erede, ecc.). Quest’ultimo è completamente gratuito. Gli eredi dovranno poi versare le imposte all’atto della dichiarazione di successione (un adempimento di carattere fiscale che va effettuato entro 1 anno dal decesso, innanzi all’Agenzia delle Entrate) e con la voltura degli immobili (adempimento invece che deve essere eseguito al catasto). 

Insomma, come si vede, non è sempre il testamento a determinare un aumento di costi per il testatore e per i suoi eredi.

Quando conviene fare testamento?

Quando non c’è un testamento, l’intero patrimonio del defunto viene diviso in quote ideali tra tutti gli eredi. Ciascun erede, dunque, non avrà la proprietà di uno specifico bene ma una percentuale di proprietà su tutti i beni. Ad esempio, in presenza di due case e di un terreno, tre figli avranno diritto a un terzo di ciascuno di tali immobili e non uno a testa. 

L’utilità del testamento è soprattutto quella di istituire dei cosiddetti legati. Il legato si verifica quando la proprietà di uno specifico bene viene lasciata a una determinata persona. Si pensi al padre che voglia lasciare alla figlia più piccola la casa in campagna, nominando poi come eredi, per il restante patrimonio, la moglie e l’altro figlio in pari quote. Il testamento consente quindi di attribuire l’intera proprietà dell’immobile alla figlia; in assenza di testamento, quest’ultima avrebbe ereditato, insieme al fratello e alla madre, delle quote ideali sull’intero patrimonio del genitore. 

Un secondo caso in cui conviene fare testamento è quando si voglia fare della beneficienza, lasciando ad esempio determinati beni ad enti e associazioni che, altrimenti, non erediterebbero mai in assenza di testamento.

Conviene poi fare testamento quando si voglia attribuire a un erede legittimo una quota di eredità superiore agli altri. La legge, infatti, in assenza di testamento, prevede delle quote prestabilite. Queste possono invece essere “personalizzate” solo con il testamento. 

Si pensi al padre che ha 100mila euro sul conto corrente, che voglia lasciare alla figlia disoccupata una quota superiore rispetto a quella dei suoi fratelli che già hanno un lavoro.

Attenzione però: la libertà del testatore di attribuire più beni a un erede piuttosto che a un altro trova un limite nella cosiddetta legittima: come detto sopra, infatti, il coniuge, i figli e i genitori hanno sempre diritto a una percentuale del patrimonio del defunto, anche in contrasto alla volontà di quest’ultimo. Leggi “Quali sono le quote degli eredi legittimari“.



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