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Trasferimento residenza per assistere disabile: come fare

20 Febbraio 2021
Trasferimento residenza per assistere disabile: come fare

Vorrei trasferire la residenza da una zia ( vedova senza figli, con casa di proprietà), invalida con pensione di invalidità e accompagno, al fine di poter beneficiare del congedo biennale retribuito ai sensi del D.lgs. 151 del 26/03/2001 e modificato dalla circolare Inps n. 159 del 15/11/2013), per poterla assistere. Vorrei conoscere le eventuali conseguenze e implicazioni fiscali sia a mio carico e, eventualmente a carico di mia zia, che possano derivare dal mio cambio di residenza.

Preliminarmente, preciso che, ai fini del congedo straordinario per assistenza al familiare disabile, non è necessario il trasferimento della residenza, ben potendo essere sufficiente la dimora temporanea (cioè l’scrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art.32 D.P.R. n. 223/89). Ovviamente ciò è possibile solo quando dipendente e disabile risiedono in Comuni diversi. Se il lettore e la zia risiedono già nello stesso Comune, non è possibile optare per la dimora temporanea, ma occorre il vero e proprio trasferimento della residenza.

In ogni caso, non è assolutamente possibile fare in modo che i nuclei familiari restino distinti, posto che, per legge, a prescindere dal diritto in base al quale si vive sotto lo stesso tetto di un familiare (proprietà dell’immobile, locazione o abitazione gratuita), è il legame familiare ad imporre che i conviventi siano considerati nel medesimo nucleo familiare. In altri termini, se il lettore non avesse alcun rapporto di parentela con la zia, non vi sarebbe alcun problema nel dichiarare al Comune l’esistenza di nuclei familiari diversi. Invece, la convivenza tra persone legate da un vincolo di parentela impone di considerare un unico nucleo familiare.

La riconducibilità ad un unico nucleo familiare comporta il cumulo dei redditi ai fini Isee e, quindi, con rilevanza per l’accesso a misure agevolative e bonus fiscali.

Nessuna incidenza si avrebbe sulla pensione della zia, posto che, ai fini dell’assegno di invalidità, si considerano esclusivamente i redditi del disabile.

Diverse sono le conseguenze sul piano delle imposte locali. Difatti, se il lettore trasferisse la residenza presso altro immobile, perderebbe le agevolazioni Imu come abitazione principale della sua attuale casa.

Come noto, l’esenzione Imu si applica solo per l’abitazione principale, cioè al luogo in cui il soggetto e il nucleo familiare hanno la propria residenza e dimora abituale. Più precisamente, per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

È possibile che, una volta che il lettore si trasferisca presso la casa della zia, la moglie mantenga la residenza presso la casa coniugale. In tale ipotesi, la legge prevede che:

  • se i coniugi risiedono in due diversi immobili che si trovano nello stesso Comune: solo uno dei coniugi può beneficiare dell’esenzione Imu e Tasi. Se così non fosse, sarebbe facilmente eludibile la normativa fiscale, bastando fissare la residenza della moglie presso un indirizzo e quella del marito presso un altro;
  • se, invece, due immobili si trovano in Comuni diversi: l’esenzione Imu è possibile per entrambi i coniugi, purchè la distinta residenza dei coniugi non abbia finalità elusiva ma sia dettata da un’effettiva necessità (per esempio per motivi di lavoro).

Dunque, al fine di continuare a beneficiare, tramite il coniuge, dell’esenzione Imu sull’attuale prima casa, nonostante il trasferimento di residenza del elettore, occorre verificare se i due immobili si trovino nello stesso Comune.

Per quanto concerne la tassa rifiuti, può esservi un aumento della parte variabile in ragione dell’aggiunta di un componente al nucleo familiare, come pure un’agevolazione per famiglie numerose o persone anziane (sul punto occorre guardare alle agevolazioni previste dal regolamento comunale).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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