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Come si dividono i soldi sul conto in caso di separazione?

14 Febbraio 2021
Come si dividono i soldi sul conto in caso di separazione?

Far sparire soldi dal conto corrente prima della separazione è un valido stratagemma per non dividerli con l’ex?

Come si dividono i soldi sul conto in caso di separazione? A cosa va incontro chi fa sparire i soldi prima della separazione per non dividerli con il coniuge? Immaginiamo che marito e moglie, sposati in regime di comunione dei beni, inizino a litigare tanto da far ritenere ad entrambi che la soluzione migliore sia separarsi e divorziare. L’uomo, però, che negli anni ha accumulato in banca diverse migliaia di euro, inizia a spenderli in vario modo, sicché sul conto rimane pressoché niente. La moglie lo viene a sapere ed esige la restituzione di quei soldi. Può farlo?

Cerchiamo di comprendere cosa succede in casi di questo tipo.

Oggetto della comunione 

Prima di comprendere come si dividono i soldi sul conto in caso di separazione, rispolveriamo le regole sulla comunione dei beni tra coniugi.

Come dice l’articolo 177 del Codice civile, tra i beni che finiscono nella comunione legale, ci sono innanzitutto gli acquisti compiuti dai coniugi – insieme o separatamente – durante il matrimonio, esclusi quelli per i beni personali; vi rientrano, inoltre, i proventi dell’attività lavorativa di ciascun coniuge se, al momento della separazione, non sono stati consumati. 

Questo significa che, nel momento in cui la coppia si separa, i soldi depositati in banca che ancora non sono stati spesi vanno divisi, a prescindere dal fatto che il conto sia intestato all’uno o all’altro coniuge o ancora sia cointestato. Di qui, il comune detto che, per non dividere i soldi con l’ex coniuge, conviene spenderli tutti prima. È vero infatti che anche i beni acquistati entrano in comunione, ma non tutti: quelli personali (vestiti, oggettistica) e quelli per attività lavorativa non si dividono mai e non entrano in comunione.

Sono perciò esclusi dalla comunione legale «i proventi dell’attività separata svolta da ciascuno dei coniugi e consumati, anche per fini personali, in epoca precedente allo scioglimento della comunione». Il percettore, infatti, una volta assolto il dovere di contribuire ai bisogni della famiglia, ne può disporre liberamente [1]. 

Come si dividono i soldi in caso di separazione?

Se la coppia è in regime di separazione dei beni, il denaro residuo sui rispettivi conti correnti non deve essere diviso. Ciascuno quindi rimane proprietario dei propri risparmi.

Se invece la coppia è in regime di comunione dei beni, valgono altre regole: in questo caso, bisogna distinguere tra denaro personale e denaro personalissimo.

Denaro personale nella coppia in comunione dei beni

Il denaro personale è quello derivante dall’attività lavorativa. È in buona sostanza lo stipendio o il reddito di lavoro autonomo. 

Finché la coppia è sposata, ciascun coniuge può spendere tale denaro per come meglio crede, anche per i propri interessi personali, senza dover chiedere l’autorizzazione al coniuge. 

Così, ad esempio, il marito potrebbe prelevare dalla banca cinquemila euro per comprare un orologio d’oro senza che la moglie possa contestare la spesa. E viceversa.

Resta sempre il dovere di provvedere alle necessità della famiglia e dei figli in proporzione alle proprie capacità economiche.

Nel momento in cui la coppia decide di separarsi ed in cui pertanto si scioglie la comunione, il denaro personale, se non consumato, va diviso in parti uguali tra i coniugi, sia che provenga dall’attività di un solo coniuge, che dalle singole attività dei due coniugi, anche se in misura diversa per ciascuno di essi.

Quanto al denaro che costituisce provento dell’attività separata, esso è tale al netto delle imposte sui redditi. Pertanto, se il coniuge è un lavoratore autonomo, deve tenersi conto che il saldo di conto corrente, anche quando gli introiti da attività lavorativa sono perfettamente individuabili, non corrisponde necessariamente ai proventi dell’attività separata, poiché dagli stessi devono essere dedotte le imposte da pagare.

Denaro personalissimo nella coppia in comunione dei beni

Non cade invece nella comunione dei beni – e pertanto non deve essere diviso neanche in caso di separazione – il cosiddetto denaro personalissimo. 

Si considera denaro personalissimo:

  • quello di cui il coniuge è proprietario sin da prima del matrimonio (si pensi ai risparmi in banca); 
  • quello ricevuto anche dopo il matrimonio a titolo di donazione o di successione ereditaria (ad esempio, i regali dei genitori); 
  • quello ricevuto a titolo di risarcimento del danno;
  • la pensione per la perdita totale o parziale della capacità lavorativa;
  • quello ricavato come prezzo di vendita di beni personali di ciascun coniuge.

Il coniuge deve però provare la proprietà esclusiva delle somme, ad esempio presentando documenti che provino l’ordine di accreditamento sul conto (ad esempio, in caso di pensione o in caso di denaro proveniente da una successione per causa di morte); oppure provando che il denaro ottenuto dalla vendita di un bene personale è stato depositato sul conto corrente comune.


note

[1] Cass. ord. n. 3767/21 del 12.02.2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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