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La polizia può filmare controlli e operazioni?

14 Febbraio 2021
La polizia può filmare controlli e operazioni?

Il potere di poliziotti e carabinieri di fare riprese video e condividerle sui social o in chat trova un limite nel rispetto della privacy.

Grazie a uno smartphone e ad una connessione a internet chiunque può trasformarsi in un reporter, filmando e poi condividendo immagini e scene di vita quotidiana. Tra i racconti che la rete apprezza di più ci sono quelli concernenti le operazioni di polizia. Ma è lecito riprendere gli agenti impegnati in un controllo? E, al contrario, può un poliziotto filmare le attività svolte nei confronti di un cittadino immortalando la sua faccia? In altri termini, la polizia può filmare controlli e operazioni?

Se, come abbiamo visto in un precedente articolo, è lecito fotografare o filmare la polizia e gli altri pubblici ufficiali, trattandosi di attività della Pubblica Amministrazione soggette al principio di trasparenza, non è altrettanto certo che possa avvenire l’opposto. E questo perché, da un lato, c’è una normativa sulla privacy che va sempre rispettata e, dall’altro, esiste la presunzione di innocenza secondo cui nessuno può essere ritenuto colpevole – come succederebbe, nell’immaginario collettivo, in caso di condivisione di un file video – sino a sentenza definitiva.

Proprio di recente, si è verificato un caso balzato agli onori della cronaca giuridica. Un uomo, arrestato dalla polizia e condotto in commissariato, era andato su tutte le furie, tant’è che gli agenti sono dovuti intervenire per sedarlo. Un poliziotto aveva ripreso tutta la scena con il proprio smartphone, condividendo il file video su WhatsApp. Video divenuto subito viale. L’interessato, venuto al corrente di ciò, si è rivolto subito al Garante per ottenere giustizia. L’Authority ha così condannato il ministero dell’Interno per violazione delle norme sulla riservatezza.

Riprendere operazioni critiche di polizia e condividerle in chat costituisce una violazione di legge, anche se a farlo sono i poliziotti medesimi. A prescindere dalle responsabilità penale di chi ha condiviso il video su internet o sulle chat (responsabilità che è sempre personale), il risarcimento dei danni dovuto per l’illecito trattamento dei dati di polizia spetta al titolare del trattamento dei dati ossia al Comune, qualora si tratti della polizia municipale, o al ministero dell’Interno qualora si tratti della polizia di Stato. È questa la sintesi del recente provvedimento emesso dal Garante privacy che ha sanzionato il Viminale [1]. 

Nella materia, attualmente regolata dalla direttiva Ue 2016/680, recepita in Italia con il D. Lgs 51/2018, il principio fondamentale è quello della responsabilizzazione del titolare del trattamento. Spetta all’organizzazione infatti adottare tutte le misure idonee a salvaguardare la correttezza del trattamento dei dati, nel rispetto dei principi fondamentali che sono stati introdotti anche con il Gdpr, ossia salvaguardare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini che non possono subire un danno reputazionale con un video girato all’interno di un comando di polizia. Anche se la divulgazione del filmato fosse avvenuta per iniziativa privata dell’operatore in divisa, prosegue il provvedimento, resta piena ed evidente la responsabilità del titolare del trattamento cioè il ministero che non si è dotato delle necessarie misure tecniche ed organizzative necessarie per prevenire questo tipo di trattamento illecito. In particolare, è mancata la formazione «di una piena ed effettiva conoscenza e consapevolezza da parte degli operatori di polizia dei rischi derivanti agli interessati dai trattamenti per finalità di polizia».

Questo, in sintesi, significa che la polizia può eseguire filmati solo per finalità istituzionali – ad esempio, conservare traccia degli interrogatori, osservare con maggiore attenzione le reazioni dei soggetti indagati, acquisire le prove di un delitto – ma giammai per finalità diverse come la semplice curiosità. Tanto più non può condividere tali video sui social: dell’eventuale violazione del diritto alla privacy risponde penalmente l’agente che ha immortalato la scena e civilmente – ai fini cioè del risarcimento del danno – il ministero degli Interni.


note

[1] Garante Privacy, provvedimento 236/2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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2 Commenti

  1. Io ricordo di un caso che ha fatto il giro di social in cui le forze dell’ordine avevano beccato in un parco una coppia intenta ad avere rapporti sessuali e si trattava di due amanti che tranquillamente alla luce del sole stavano a fare i comodi loro. Poi, un poliziotto li ha filmati e da quello che ricordo ha inoltrato il video a dei colleghi facendo poi un giro assurdo. Che vergogna!

  2. Se la polizia può filmare allora anche il semplice cittadino che viene fermato per dei controlli può fare un video e denunciare eventuali anomalie nei controlli e nelle modalità di lavoro di alcuni agenti che abusano della divisa e si permettono di andare oltre le loro competenze.

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