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Cosa sono i Dsa?

12 Giugno 2021 | Autore:
Cosa sono i Dsa?

Disturbi specifici dell’apprendimento: come riconoscerli, come diagnosticarli e come intervenire a casa e a scuola. La Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 e il ricorso agli strumenti compensativi e dispensativi. 

Con l’acronimo Dsa indichiamo i cosiddetti Disturbi specifici dell’apprendimento, disturbi che interessano in modo significativo e circoscritto uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale del bambino o dell’adulto (qualora la diagnosi sia tardiva). Le abilità a cui faccio riferimento riguardano la scrittura, la lettura ed il calcolo. Quindi, se ti accorgi che il tuo bambino oppure uno dei tuoi alunni riscontra delle difficoltà in questi ambiti (ad esempio, non riesce a stare al passo dei suoi coetanei durante un esercizio di dettatura, legge molto lentamente, non ricorda le tabelline a memoria, fa numerosi errori ortografici e di calcolo), allora è consigliabile rivolgersi ad uno specialista, in particolare ad un neuropsichiatra infantile.

È importante precisare che queste carenze possono manifestarsi singolarmente o tutte insieme contemporaneamente; pertanto, è fondamentale una tempestiva diagnosi affinché il bambino possa essere guidato e seguito da specialisti nel suo percorso formativo. Una diagnosi tardiva può determinare lo sviluppo di altri disturbi come ansia e depressione a seguito degli insuccessi scolastici e della scarsa valutazione di sé dovuta al manifestarsi di queste difficoltà e ad eventuali “accuse” di pigrizia, negligenza e incompetenza da parte di genitori e insegnanti.

Quindi, come intervenire? Come aiutare i bambini con Dsa a casa e a scuola? Prima di spiegare in cosa consiste il trattamento, partiamo proprio dalle definizioni e spieghiamo cosa sono i Dsa. Quando parliamo di Disturbi specifici dell’apprendimento ci riferiamo alla dislessia, alla disortografia, alla discalculia e alla disgrafia.

La Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 precisa che per dislessia si intende un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura. La discalculia indica la difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.

Con il termine disgrafia si fa riferimento ad un disturbo specifico di scrittura che comporta una difficoltà della realizzazione grafica. Infine, la disortografia consiste nella difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.

Per avere maggiori informazioni sui Dsa abbiamo intervistato la dr.ssa Cristiana Varuzza, psicologa e psicoterapeuta. Dopo l‘intervista, ti parlerò delle raccomandazioni del Miur e del ricorso agli strumenti compensativi e dispensativi per i bambini con Dsa.

Cosa sono i Disturbi specifici dell’apprendimento?

Il Disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) si manifesta come un deficit nelle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo. Nel linguaggio comune, è più facile sentir parlare di dislessia per riferirsi alla compromissione nell’area della lettura, di disortografia nell’area della scrittura e di discalculia per la compromissione nell’area del calcolo.

I bambini con Dsa hanno un’intelligenza nella norma, non hanno problematiche di tipo neurologico né di tipo sensoriale (ad esempio, problemi alla vista e all’udito), hanno un’adeguata conoscenza della lingua e hanno una scolarità regolare per la loro età.

Quando si manifestano i Dsa?

La diagnosi di Dsa nella lettura e scrittura può essere effettuata dalla fine del secondo anno della scuola primaria, mentre le difficoltà di calcolo possono essere diagnosticate alla fine della terza classe di scuola primaria. Tuttavia, già in epoca prescolare e/o in classe prima della scuola primaria, è possibile individuare campanelli di allarme che meritano attenzione.

Quali sono questi campanelli d’allarme? Come riconoscere i Dsa?

In genere, il bambino con difficoltà nella lettura legge lentamente, si affatica, commette svariati errori (ad esempio, sostituisce alcune lettere), salta parole e righe e può avere difficoltà nel comprendere quello che legge.

Le difficoltà nella scrittura si manifestano con errori di ortografia, sostituzione di suoni simili, difficoltà nel produrre un testo scritto che può risultare sintetico, poco strutturato a livello grammaticale e con scarso uso della punteggiatura.

Il bambino con una compromissione nell’area del calcolo può avere difficoltà nell’associare il numero alla quantità, nell’utilizzo dei simboli, fatica a memorizzare le tabelline e a svolgere i calcoli a mente. Può, infine, non riuscire a memorizzare le formule e le definizioni.

Queste difficoltà possono comportare poca o scarsa autonomia nello svolgimento dei compiti; pertanto, il bambino con Dsa ha bisogno dell’aiuto dei genitori per svolgere i compiti a casa.

Cosa succede se i bambini con Dsa non vengono riconosciuti tempestivamente?  

La diagnosi tardiva può comportare svariate conseguenze. Il bambino con Dsa non riconosciuto accederà ai contenuti scolastici con strumenti e criteri che non rispettano la sua caratteristica di Dsa, questo influenza innanzitutto il suo livello di apprendimento e di didattica ma anche il suo sviluppo emotivo e psicologico. Infatti, spesso, i bambini e ragazzi con Dsa si sentono “non intelligenti” o “incapaci” e questo andrà a influire in modo rilevante sull’immagine di sé, sull’autostima e sulla motivazione.

A chi rivolgersi per la diagnosi di Dsa? 

Se la famiglia o la scuola individua le difficoltà di apprendimento è importante rivolgersi a un’equipe specialistica per una valutazione.

In cosa consiste la diagnosi di Dsa?

La valutazione consiste in una raccolta anamnestica e in una serie di test che definiscono innanzitutto il livello intellettivo e, poi, le sue abilità di lettura, di scrittura e di calcolo. Un criterio fondamentale per la diagnosi è che le difficoltà influiscano sull’apprendimento scolastico e sulle attività di vita quotidiana che richiedono la lettura, la scrittura e il calcolo.

Chi sono i bambini con Bes e qual è la differenza con i Dsa?

L’acronimo Bes sta per Bisogni educativi speciali e fa riferimento a una circolare inserita nel 2012 indirizzata a coloro che “per motivi fisici, biologici, psicologici, sociali” presentano difficoltà nell’approcciarsi ai contenuti scolastici per periodi più o meno lunghi. Pertanto, rientrano in questa categoria alunni con disabilità, con disturbi evolutivi specifici tra cui il Dsa e alunni con svantaggio sociale, culturale e linguistico.

Come valutare gli alunni con Dsa?

La valutazione didattica di un bambino con Dsa è centrata sul bambino stesso e tiene conto del punto di partenza e dei suoi progressi. La valutazione non può non considerare le difficoltà del bambino con Dsa pertanto la votazione non potrà basarsi sulla qualità della lettura, sulla presenza di errori ortografici o sulla velocità di risposta ad esempio alla gara delle tabelline.

L’insegnante ha a disposizione delle strategie alternative di valutazione come ad esempio valutare il contenuto di un testo e non la forma oppure valutare il ragionamento nel corso dello svolgimento di un problema e non la velocità di calcolo.

Cosa sono gli strumenti dispensativi e compensativi?

La legge 170 del 2010 stabilisce l’applicazione di strumenti compensativi e dispensativi per i bambini con Dsa nel contesto scolastico. I primi consentono di compensare le carenze funzionali determinate dal disturbo (ad esempio, il computer, la tavola pitagorica, la calcolatrice), mentre quelli dispensativi consistono nell’evitare compiti poco utili dal punto di vista funzionale (ad esempio, la lettura ad alta voce, la scrittura in corsivo, tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio).

La scuola redige un Piano didattico personalizzato (Pdp) dove evidenzia gli strumenti compensativi e dispensativi che verranno applicati a scuola per lo studente con Dsa.

Come si fa a capire cos’è più funzionale per un alunno con Dsa?

Sicuramente, le informazioni più importanti le ricaviamo dalla valutazione neuropsicologica che ci permette di individuare le aree di forza del bambino su cui far leva per compensare quelle di debolezza. Inoltre, prima di stilare il Pdp, dopo aver visionato la valutazione diagnostica, la scuola fa un’osservazione dell’alunno con l’obiettivo di favorire una progettualità che risponda in modo mirato alle esigenze degli studenti con Dsa.

Come aiutare il bambino con Dsa a casa?

Il momento di maggiore difficoltà a casa per un bambino con Dsa e per i suoi genitori è quello dello svolgimento dei compiti che spesso suscita tensione e disarmonia nel contesto familiare. A tal proposito, viene spesso consigliato alle famiglie di far affiancare il bambino da un tutor specializzato.

Quali sono i compiti del tutor?

Non si tratta di un’insegnante che “fa le ripetizioni”. Il tutor supporta lo studente con Dsa a sviluppare un metodo di studio che tenga conto delle sue difficoltà, gli consenta di rispondere adeguatamente alle richieste didattiche della scuola e di diventare autonomo nella gestione a casa dei compiti.

Qual è l’errore più frequente dei genitori e degli insegnanti?

L’errore più frequente è quello di sottovalutare le difficoltà del bambino attribuendo il tutto allo scarso impegno, alla pigrizia e alla demotivazione. Questo comporta diagnosi tardive, possibili abbandoni scolastici e conseguenze sugli aspetti emotivi.

In cosa consiste l’intervento riabilitativo e terapeutico personalizzato?

Sulla base delle caratteristiche neuropsicologiche del bambino emerse nella valutazione, può essere necessario svolgere un intervento abilitativo e/o terapeutico personalizzato. Le difficoltà di apprendimento non migliorano e non si risolvono con l’esercizio, al contrario di quanto si creda nell’opinione comune.

Il  trattamento deve essere il più precoce possibile, programmato con obiettivi a breve e lungo termine sulla base delle caratteristiche neuropsicologiche del bambino. È fondamentale che l’intervento sia basato su un modello chiaro, incentrato su evidenze scientifiche e regolato dall’effettiva efficacia dimostrabile.

Il trattamento viene interrotto quando non modifica ulteriormente l’efficienza del processo di lettura, scrittura e calcolo. Anche l’applicazione degli strumenti compensativi e dispensativi a scuola e l’inserimento del tutoraggio per i compiti a casa sono parte integrante dell’intervento.

Misure compensative e dispensative

Dopo aver analizzato cosa sono i Dsa nell’intervista alla dr.ssa Cristiana Varuzza, a seguire ti parlerò della Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010, delle raccomandazioni del Miur e degli strumenti compensativi e dispensativi. Ma procediamo con ordine.

Partiamo dalla Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 che riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come disturbi specifici di apprendimento. Disturbi che si manifestano in presenza di «capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana».

Il diritto allo studio degli alunni con Disturbi specifici dell’apprendimento è garantito dal Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) attraverso numerose iniziative e grazie alla realizzazione di percorsi individualizzati nell’ambito scolastico.

In che modo i bambini possono superare le loro difficoltà a casa e a scuola? Attraverso gli strumenti compensativi, l’alunno con Dsa riesce a compensare le carenze funzionali determinate dal disturbo e a concentrarsi sui compiti cognitivi oltre che avere importanti ripercussioni sulla velocità e sulla correttezza delle diverse attività scolastiche.

Tra questi strumenti, a seconda della materia, troviamo:

  • la tabella delle misure e delle formule geometriche;
  • la retta ordinata dei numeri;
  • la tavola pitagorica;
  • la linea del tempo;
  • la calcolatrice;
  • la tabella dell’alfabeto;
  • i formulari, le sintesi, gli schemi, le mappe concettuali delle unità di apprendimento;
  • i computer dotati di un programma di videoscrittura, di correttore ortografico e di sintesi vocale;
  • il registratore;
  • alcune risorse audio come: sintesi vocale, audiolibri, libri digitali;
  • software didattici specifici.

Ma quando ricorrere agli strumenti compensativi? Dopo un’attenta valutazione clinica, è importante adottare queste misure in presenza di un’importante limitazione dell’autonomia rispetto alle esigenze personali e alle richieste ambientali, specialmente quelle scolastiche; quando vi è una compromissione significativa nelle abilità numeriche e/o di calcolo; quando non sono sufficienti alcuni adattamenti didattici consistenti, ad esempio, nel fornire più tempo all’alunno per espletare le verifiche scritte; in presenza di un accordo specifico tra familiari ed insegnanti per l’uso di questi strumenti a casa e in classe; quando l’uso di questi strumenti non viene percepito dal bambino con Dsa come uno stigma.

L’introduzione degli strumenti compensativi può integrare anche altri interventi.

Passiamo ora all’analisi degli strumenti dispensativi.

L’alunno con Dsa è dispensato da alcune prestazioni non essenziali ai fini dell’apprendimento, come:

  • dalla lettura ad alta voce;
  • dalla scrittura sotto dettatura;
  • dal prendere appunti;
  • dal copiare dalla lavagna;
  • dalla memorizzazione delle tabelline;
  • dall’uso contemporaneo dello stampatello maiuscolo, dello stampatello minuscolo, del corsivo minuscolo del corsivo maiuscolo;
  • dallo studio della lingua straniera in forma scritta;
  • dal rispetto della tempistica per la consegna dei compiti scritti.

Il ricorso alle misure dispensative è indicato nel momento in cui quelle compensative non consentono all’alunno una sufficiente autonomia e non favoriscono il conseguimento di risultati scolastici compatibili con le potenzialità di apprendimento e con l’impegno nello studio rispetto alle richieste ambientali (pensa alla sostituzione delle verifiche scritte con quelle orali, alla valutazione del contenuto e del ragionamento piuttosto che della correttezza ortografica dell’elaborato scritto, alla scelta del carattere grafico più leggibile in caso di disgrafia e così via).



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5 Commenti

  1. Bisogna continuare a puntare l’attenzione a questi temi, perché più se ne parla come fate voi e meglio è. Purtroppo, ci sono famiglie che non intendono riconoscere la presenza di certi disturbi nei figli e quando glielo fai notare ti attaccano come se l’avessi insultato, quando invece lo scopo è proprio quello di aiutare il piccolo e la famiglia a trovare delle soluzioni terapeutiche che possano sostenerlo per una crescita e una formazione consapevole usufruendo degli strumenti dispensativi e compensativi previsti, di cui avete parlato

  2. Ci sono bambini che sono additati da genitori e insegnanti come svogliati, pigri, negligenti…E invece hanno delle difficoltà nell’apprendimento e sono trattati come degli stupidi, come dei bambini cattivi, disobbedienti. Questo non fa altro che ledere fortemente la loro autostima e incidere sulla crescita e sul benessere psicofisico. Aprite gli occhi e cercare di studiare e capire le ragioni di un determinato comportamento piuttosto che puntare il dito

  3. I casi di bambini con Disa, discalculia, dislessia, disortografia, sono molto frequenti. Mi stupisco di come ad oggi non si riesca ancora a comprendere l’importanza di una diagnosi precoce e un riconoscimento. L’ignoranza è contagiosa!

  4. A mio figlio non è stato riconosciuto il disturbo specifico d’apprendimento da piccolo, sebbene lo avessi portato controllo. La maestra delle elementari lo umiliava costantemente, ma questo lui me l’ha confessato solo alle scuole medie, dopo essersi sorbito accuse e insulti. Se l’avessi saputo prima avrei fatto reclamo alla preside e poi mi sarei rivolta a chi di competenza. Insomma, poi, non appena mi ha spiegato chiaramente le sue difficoltà, su consiglio di un’insegnante delle medie, l’ho portato da un professionista e abbiamo trovato insieme a lui e alla scuola delle soluzioni efficaci per aiutarlo nell’apprendimento. Così ha riacquistato fiducia in sé stesso

  5. Nella famiglia del mio ex marito, erano tutti Dsa. L’ho capito quando leggevo i loro messaggi e dopo una prima correzione, ripetevano gli stessi errori. Oltre a lui, anche la nonna, la mamma e così ho pensato di portare mio figlio a visita per un controllo per assicurarmi che almeno nostro figlio venisse seguito da uno specialista e non riscontrasse le stesse difficoltà che negli anni, ai loro tempi, non sono state ravvisate da chi di competenza. Fortunatamente, nostro figlio non ha avuto alcuna difficoltà e non è stato diagnosticato nessun disturbo specifico di apprendimento. Però credo che occorra sempre fare degli accertamenti, lo consiglio a tutte le famiglie. I piccoli non riconosciuti come Dsa, secondo molte storie che ho sentito, da grandi rischiano di cadere in depressione o soffrire di ansia perché sono frustrati, riscontrano delle difficoltà che ritengono insuperabili (non avendo giustamente i mezzi a disposizione per affrontarle), si sentono fuori posto, incapaci e incompresi. Quindi, è bene stare sempre vicino ai propri figli e appurare l’eventuale presenza di un disturbo e non accusarli di pigrizia o svogliatezza

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