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Risoluzione locazione: quando ricorrono i gravi motivi?

27 Febbraio 2021
Risoluzione locazione: quando ricorrono i gravi motivi?

La mia inquilina dopo due anni di locazione mi ha telefonato a fine gennaio 2021 comunicandomi che ha acquistato un appartamento pertanto vuole avvalersi del recesso anticipato. Lei mi ha comunicato che mi invierà la lettera con 6 mesi di preavviso. Nel caso che lei non adduca nella lettera a nessun grave motivo come mi devo comportare? Posso dirle che lei non può andare via o sono costretta e devo accettare il suo recesso?

Il recesso che vorrebbe esercitare la Sua inquilina non rientra tra quelli “per gravi motivi”, così come indicati in contratto e previsti dalla legge.

Infatti, come già sentenziato dalla Cassazione, in tema di recesso del conduttore, sia per le locazioni abitative che per le non abitative, le ragioni che consentono al conduttore di liberarsi del vicolo contrattuale devono essere determinate da avvenimenti sopravvenuti alla costituzione del rapporto, estranei alla sua volontà ed imprevedibili, tali da rendere oltremodo gravosa per il conduttore la sua prosecuzione.

La gravosità della prosecuzione deve avere una connotazione oggettiva, non potendo risolversi nella unilaterale valutazione effettuata dal conduttore in ordine alla convenienza o meno di continuare il rapporto locativo (Cassazione civile, sez. III, 05/04/2016, n. 6553).

Pertanto, in questi casi, il recesso non può dipendere da una soggettiva ed unilaterale valutazione effettuata dallo stesso conduttore in ordine all’opportunità o meno di continuare ad occupare l’immobile locato, poiché, in tal caso, si ipotizzerebbe la sussistenza di un recesso ingiustificato.

I gravi motivi devono, quindi, sostanziarsi in fatti involontari, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto ed, inoltre, devono essere tali da rendere oltremodo gravosa per lo stesso conduttore, sotto il profilo economico, la prosecuzione del rapporto locativo.

Pare ovvio che l’acquisto di un immobile non rientri tra i casi imprevedibili e involontari, tali da giustificare il recesso contrattuale.

Il fatto che Lei abbia scritto che “non può andare via prima di maggio” potrebbe avere valore legale nella parte in cui, in caso di controversia giudiziale, la Sua ex inquilina dovesse sostenere che, per il mese successivo a maggio, Lei avrebbe fatto intendere di essere d’accordo nel rilascio dell’immobile.

Formalmente, ad oggi, non è stato comunicato un vero e proprio recesso e, quindi, quella Sua risposta non dovrebbe assumere alcuna valenza legale.

Concludendo, se la lettera di recesso dovesse essere giustificata sul fatto che l’inquilina abbia acquistato un appartamento, Lei sarà libera di accettare o meno tale decisione, con la conseguenza che, non accettandolo, la signora sarà costretta a pagare il canone locatizio fino alla fine del contratto o, eventualmente, fino a quando Lei non dovesse trovare altro inquilino.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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