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Quando si passa da indagato a imputato?

14 Febbraio 2021 | Autore:
Quando si passa da indagato a imputato?

Indagini preliminari e iscrizione nel registro delle notizie di reato. Esercizio dell’azione penale e richiesta di rinvio a giudizio. I diritti dell’indagato.

Il procedimento penale è un lungo percorso scandito da diverse tappe. Nella prima di esse, la persona oggetto di investigazioni da parte della Procura della Repubblica assume la veste di indagato mentre, successivamente, se gli inquirenti ritengono di aver raccolto sufficiente materiale per sostenere l’accusa in giudizio, la stessa persona acquista lo status di imputato. Insomma: a differenza dell’indagato, l’imputato riveste una posizione più complessa in quanto contro di lui la Procura ritiene di avere elementi forti di colpevolezza.

Quando si passa da indagato a imputato? Qual è il momento preciso in cui avviene il cambio di qualità? È la legge stessa a darci la risposta al quesito. Sin d’ora, ti basti sapere che la legge attribuisce praticamente i medesimi diritti sia all’indagato che all’imputato: il primo, come il secondo, può farsi sin da subito assistere da un avvocato di fiducia, fermo restando tuttavia il divieto di prendere visione degli atti d’indagine che sussiste durante tutta la fase delle indagini preliminari e fino all’avviso di conclusione delle stesse. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando si passa da indagato a imputato.

Indagato: chi è?

L’indagato è la persona sottoposta alle indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica.

Si acquista formalmente la qualità di indagato nel momento in cui il proprio nominativo è iscritto all’interno del registro delle notizie di reato conservato presso gli uffici della Procura. Poiché le investigazioni del pubblico ministero sono coperte dal segreto istruttorio, potrebbe anche darsi che l’indagato non sappia nemmeno di aver acquistato tale qualità e che venga a sapere di essere sotto la lente degli inquirenti solamente al compimento del primo atto d’indagine maggiormente invasivo, tipo la perquisizione della propria abitazione.

Avviso di garanzia: cos’è?

Di norma, si viene a conoscenza della propria qualità di indagato con la notifica dell’avviso di garanzia [1].

L’informazione (o avviso) di garanzia è l’atto che la Procura della Repubblica notifica alla persona sottoposta a indagini. All’interno del documento, sono indicati i principali diritti dell’indagato, tra cui spicca quello alla nomina di un difensore di fiducia.

Detto in altre parole, l’avviso di garanzia non è altro che un documento che viene consegnato alla persona sottoposta alle indagini preliminari della Procura della Repubblica. Il suo scopo principale è quello di informare l’indagato della sua qualità, del reato per cui si sta investigando e del diritto dello stesso a procedere alla nomina di un avvocato di fiducia.

Imputato: chi è?

L’imputato è la persona contro la quale il magistrato del pubblico ministero ha formalmente esercitato l’azione penale chiedendo al giudice il rinvio a giudizio.

L’azione penale diventa obbligatoria quando la notizia di reato è fondata e, in generale, quando gli elementi raccolti durante la fase delle indagini preliminari sono sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

In pratica, l’imputato è colui che dovrà affrontare il processo penale vero e proprio, all’interno del quale dovrà difendersi dalle accuse della Procura della Repubblica.

Quando da indagato si diventa imputato?

È la legge a dirci quando si passa da indagato ad imputato: assume la qualità di imputato la persona alla quale è attribuito il reato nella richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di patteggiamento, nel decreto di citazione diretta a giudizio e nel giudizio direttissimo [2].

Dunque, si diventa imputato, perdendo la qualità di indagato, nel momento in cui il pubblico ministero esercita formalmente l’azione penale chiedendo che il soggetto sia giudicato in merito alle proprie responsabilità.

Imputato: fino a quando si resta tale?

Secondo la legge, si conserva la qualità di imputato fino a quando non sopraggiunge una sentenza definitiva di innocenza oppure di colpevolezza. In quest’ultimo caso, da imputati si diventa condannati.

Per la precisione, secondo la legge, la qualità di imputato si conserva in ogni stato e grado del processo, sino a che non sia più soggetta a impugnazione la sentenza di non luogo a procedere, sia divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di condanna o sia divenuto esecutivo il decreto penale di condanna.

Indagato e imputato: quali differenze?

Al di là dell’aspetto terminologico, tra indagato e imputato non sussistono sostanziali differenze: secondo la legge, i diritti e le garanzie dell’imputato si estendono alla persona indagata; alla stessa, inoltre, si estende ogni altra disposizione relativa all’imputato, salvo che sia diversamente stabilito [3]. Di conseguenza, possiamo tranquillamente dire che l’indagato è tutelato quanto l’imputato, e viceversa.

Un’importante differenza tra imputato e indagato è quella concernente il certificato dei carichi pendenti, nel quale sono iscritti solamente i procedimenti penali in corso a carico di un soggetto e gli eventuali relativi giudizi di impugnazione, mentre non è fatta alcuna menzione delle indagini in atto.


note

[1] Art. 369 cod. proc. pen.

[2] Art. 60 cod. proc. pen.

[3] Art. 61 cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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