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Mancata comunicazione dati conducente: giustificazioni

14 Febbraio 2021
Mancata comunicazione dati conducente: giustificazioni

Si può scegliere di non comunicare chi era alla guida pagando una seconda multa? Come evitare la sanzione per l’omessa comunicazione dei dati del conducente?

Torniamo a parlare di Codice della strada e, in particolare, di mancata comunicazione dei dati del conducente. Quando la polizia eleva una multa nei confronti di un automobilista che non è stato possibile identificare al momento – come succede, ad esempio, con l’autovelox o il tutor – invia il verbale a casa del proprietario del veicolo. A questi, oltre a intimare il pagamento della sanzione, dà sessanta giorni di tempo per comunicare i dati dell’effettivo conducente al fine della decurtazione dei punti dalla patente. Non è infatti detto che il proprietario del mezzo sia anche il trasgressore.

Se la comunicazione non viene fornita «senza giustificato motivo», scatta un’ulteriore sanzione da 282 a 1.142 euro. Di qui, la domanda che comunemente si suole fare: quali sono le giustificazioni per la mancata comunicazione dei dati del conducente? Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo dal principio.

Si può scegliere di non comunicare chi era alla guida pagando una multa?

Come anticipato, l’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente discende dalla necessità di sottrarre solo a quest’ultimo i punti dalla patente e non al proprietario dell’auto che potrebbe non aver commesso la violazione del Codice della strada. Tuttavia, il mancato adempimento a tale invito costituisce un autonomo illecito punito con una sanzione amministrativa da 282 a 1.142 euro. 

L’obbligo di comunicare i dati del conducente scatta anche quando questi è lo stesso titolare del mezzo che, in tal caso, dovrà “autodenunciarsi”, diversamente subendo l’ulteriore multa.

Questo, in buona sostanza, significa che il proprietario dell’auto è posto nella condizione di scegliere tra:

  • il comunicare i dati del conducente – ossia eventualmente la propria identità – in tal modo subendo la decurtazione dei punti;
  • o non comunicare nulla, in tal modo ricevendo la seconda sanzione.

Chiunque quindi può “barattare” la conservazione dei punti sulla propria patente pagando un ulteriore importo rispetto all’originaria sanzione.

Come conservare i punti e non pagare la seconda multa

Come abbiamo già spiegato nell’importante articolo “Mancata comunicazione dati conducente: come evitare la seconda multa“, la Corte di Cassazione [1] ha detto che non c’è l’obbligo di comunicare i dati dell’effettivo conducente se il vuoto di memoria è sorretto da una valida ragione. In buona sostanza, non è sempre obbligatorio ricordare a chi si è prestata l’auto.

In presenza di un giustificato motivo, il titolare dell’auto che non indica i dati del conducente è esentato dalla seconda multa, ma a tal fine è necessario:

  • che vi sia un valido motivo che impedisca di ricordare chi fosse alla guida;
  • che tale motivo possa essere provato, meglio se con documentazione scritta;
  • che comunque si risponda all’invito della polizia nel termine di 60 giorni, indicando tuttavia di non essere nella condizione di ricordare chi fosse alla guida dell’auto.

Quindi, chi riceve la multa con l’invito a comunicare i dati del conducente deve sempre rispondere, ma nella risposta potrà dire di non ricordare, dando di ciò le adeguate giustificazioni.

Mancata comunicazione dati conducente: quali giustificazioni dare?

Vediamo allora quali possono essere le giustificazioni da dare nel caso in cui si comunichi alla polizia di non ricordare l’effettivo conducente. Né la legge, né tantomeno la Cassazione lo dicono, ma con uno sforzo di fantasia è possibile ricostruire qualche ipotesi.

Il caso tipico è quello della famiglia numerosa che abbia una sola automobile. Si pensi a un nucleo composto di cinque persone con un’unica macchina, utilizzata da tutti i componenti indifferentemente. Sarebbe assurdo – e peraltro in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione che sancisce il principio di uguaglianza – imporre di tenere un registro sull’uso del veicolo quando non è richiesto da alcuna norma. 

Un’altra ipotesi è quella della persona anziana, che soffre di memoria per via dell’età, tuttavia titolare di un’auto che dà in prestito a turno ai propri figli al fine di svolgere commissioni in proprio favore. 

Si pensi ancora all’auto intestata ad un’azienda, utilizzata saltuariamente dai dipendenti per svolgere attività lavorative. 

In tutti questi casi, bisognerà sempre rispondere alla polizia all’invito di fornire i dati dell’effettivo conducente, indicando di non essere in grado di ricordare a chi si è prestata l’auto e dando prova di ciò con dei documenti.

 


note

[1] Cass. sent. n. 9555/18.

Autore immagine: depositphotos.com


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