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Sposarsi in Comune: i tempi

12 Giugno 2021
Sposarsi in Comune: i tempi

Quali sono le tempistiche per celebrare un matrimonio con rito civile?

Tu e il tuo fidanzato avete deciso di sposarvi con rito civile. Entrambi volete una cerimonia intima, con pochi invitati e per niente sfarzosa. Si tratta del giorno più importante della tua vita e vuoi che tutto sia perfetto. Tuttavia, non hai assolutamente idea di quanto ci vuole per celebrare un matrimonio del genere.

In questo articolo parleremo delle coppie che hanno intenzione di sposarsi in Comune: i tempi, i documenti necessari e l’iter burocratico da rispettare come, ad esempio, la richiesta delle pubblicazioni da esporre sull’albo pretorio online per otto giorni. Si tratta di un adempimento indispensabile per far sapere alla comunità che di lì a poco si celebreranno le nozze. Pertanto, se tutto fila liscio, entro sei mesi si viene dichiarati marito e moglie. Ma procediamo con ordine.

Sposarsi in Comune: cosa vuol dire?

Sono molte le coppie che scelgono di sposarsi in Comune dinanzi all’ufficiale di Stato civile. Si tratta di una tipologia di matrimonio che non ha alcuna validità per la Chiesa, ma produce effetti solo per lo Stato.

Coloro che intendono scegliere il rito civile devono:

  • aver compiuto 18 anni;
  • essere capaci di intendere e di volere;
  • godere della libertà di stato: questo significa che il matrimonio non è ammesso per coloro che risultano già sposati con altre persone;
  • essere eterosessuali: nel nostro ordinamento, infatti, il matrimonio civile o religioso vale solo per le coppie formate da un uomo e una donna. Gli omosessuali, invece, possono formalizzare il proprio legame con l’unione civile;

Inoltre, la legge richiede che:

  • tra gli sposi non ci sia alcun vincolo di parentela, affinità, adozione o affiliazione;
  • nessuno dei nubendi abbia riportato una condanna penale per omicidio anche solo tentato a danno del coniuge dell’altro.

Sposarsi in Comune: i tempi

A questo punto, vediamo quali sono le tempistiche per sposarsi con il rito civile. Prima di tutto, gli sposi devono presentare una richiesta di pubblicazioni all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza di uno dei due. Si tratta di uno step obbligatorio finalizzato a rendere nota la volontà della coppia di unirsi in matrimonio.

Naturalmente, per ottenere le pubblicazioni è necessario presentare una serie di documenti (come, ad esempio, la carta d’identità, l’atto di nascita, il certificato di residenza, ecc.) e pagare una marca da bollo da 16 euro.

Se l’ufficiale di Stato civile riscontra la presenza di un impedimento alle nozze (ad esempio, uno dei nubendi è infermo di mente oppure è già sposato) deve rilasciare agli sposi un certificato con i motivi di rifiuto oppure richiedere chiarimenti ed ulteriore documentazione.

A partire dal 2011, le pubblicazioni non sono più cartacee, ma vengono esposte sull’albo pretorio online per 8 giorni (anche se il tribunale, in presenza di gravi motivi, può ridurre il termine o addirittura dispensare gli sposi dalle pubblicazioni). Una volta effettuato tale adempimento, la coppia ha 180 giorni di tempo per contrarre il matrimonio in Comune altrimenti deve ripetere tutto da capo.

Può capitare, però, che qualcuno (ad esempio, i genitori degli sposi, i parenti, il pubblico ministero, ecc.) sia a conoscenza di un impedimento e depositi un ricorso in tribunale. In questa ipotesi, il giudice può sospendere la celebrazione fino a quando l’opposizione non venga rimossa con la conseguenza che i tempi si allunghino notevolmente.

Sposarsi in Comune: come funziona?

Come ti ho già anticipato poc’anzi, il matrimonio civile viene celebrato in Comune (oppure presso una sala istituzionale appartenente al Comune) dinanzi ad un ufficiale di Stato civile, individuato dalla legge nella persona del sindaco del luogo di residenza dei nubendi. Tuttavia, possono svolgere tale funzione, su delega del sindaco, anche i dipendenti del Comune, i consiglieri comunali, il segretario comunale oppure i cittadini in possesso dei requisiti previsti.

Durante la cerimonia, alla presenza dei testimoni, l’ufficiale di Stato civile dà lettura agli sposi degli articoli del Codice civile [1] dedicati ai diritti e doveri dei coniugi. A questo punto, il sindaco (o un suo delegato) riceve dai nubendi la dichiarazione che essi vogliono prendersi come marito e moglie.

Infine, viene compilato l’atto di matrimonio dove gli sposi possono indicare la scelta del regime di separazione dei beni oppure il riconoscimento di un figlio nato al di fuori del matrimonio. Tale documento sarà poi custodito presso l’ufficio registri dello Stato civile.

Altre tipologie di matrimonio

Forse, non sai che la legge prevede altre tipologie di matrimonio oltre a quello civile. Le coppie, infatti, possono decidere di sposarsi con il rito:

  • concordatario: celebrato in chiesa dinanzi al sacerdote. Tale atto produce effetti civili solo se trascritto nell’apposito registro;
  • canonico: celebrato in forma religiosa e valido solo per la Chiesa cattolica, ma non per lo Stato;
  • acattolico: celebrato da un ministro di culto diverso da quello cattolico (pensa, ad esempio, al ministro della Tavola Valdese). Anche questo matrimonio, come quello concordatario, produce effetti nel nostro ordinamento a condizione che venga trascritto nel registro di Stato civile.

note

[1] Artt. 143,144,147 cod.civ.

Autore immagine: pixabay.com


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