Diritto e Fisco | Articoli

Se l’assegno a garanzia è portato all’incasso scatta il reato di appropriazione indebita

9 febbraio 2014


Se l’assegno a garanzia è portato all’incasso scatta il reato di appropriazione indebita

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 febbraio 2014



Non sussiste appropriazione indebita se l’assegno è utilizzato come strumento di garanzia delle obbligazioni.

Spesso, alla stipula di un contratto, le parti si accordano nel rilasciare al creditore uno o più assegni (in genere, postdatati) a garanzia dell’esatto adempimento dell’obbligazione pattuita. Infatti la giurisprudenza ha sempre ritenuto lecito utilizzare gli assegni, anziché nella loro tipica funzione di titoli di credito, come semplici strumenti di garanzia.

Ma che succede se, in caso di inadempimento del debitore, il prenditore – in questo caso, cioè, il creditore – trattiene gli assegni o, peggio, li porta all’incasso per cercare di “recuperare il recuperabile”? Si può configurare il reato di “appropriazione indebita[1]?

A dare una risposta a questo interrogativo è stata la Cassazione con una recente sentenza [2].

La Corte parte da un presupposto fondamentale. Il titolo di credito può essere utilizzato anche con funzione di garanzia, oltre a quella ordinaria come strumento di pagamento. Pertanto, ciò posto, la ritenzione dello stesso, da parte del creditore, nel caso in cui il debitore sia stato inadempiente, non fa scattare alcun reato. In pratica, se il creditore trattiene gli assegni, a titolo di garanzia, in attesa che la controparte gli dia la prestazione, non compie alcun illecito.

Il reato invece scatta se il creditore, in assenza di un apposito patto siglato in anticipo col debitore, porta all’incasso gli assegni con lo scopo (cosciente e volontario) di appropriarsi del denaro altrui, sapendo di agire senza averne diritto, ed al fine di trarre una qualsiasi illegittima utilità [3]. In tale caso scatta il reato di appropriazione indebita.

Infine – sottolinea la Corte – nessun reato si può configurare se, invece, il creditore usa i titoli quale prova scritta del proprio credito ed agisce in tribunale per richiedere un decreto ingiuntivo nei confronti del debitore. Il fatto di non aver restituito gli assegni, per procurarsi la prova del proprio credito, non costituisce alcun illecito, né di carattere penale, né di carattere civile.

note

[1] Art. 646 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 5643/14 del 5.02.2014.

[3] Cass. sent. n. 27023/2012.

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. A fronte di un prestito concesso ad una snc, tramite una scrittura privata tra le parti, ho accettato un assegno in garanzia. Nel contratto non viene specificata alcuna clausola circa il mancato pagamento delle rate che, attualmente ammontano a 4. Il mio avv. mi aveva consigliato di far protestare il titolo per poi avviare l’azione legale. Rientrerei anch’io nel reato di appropriazione indebita pur avendo inviato alla societá un perentorio legale richiedente il rimborso immediato della somma? Che probabilitá ho di recuperare i miei soldi e, sopratutto, in quanto tempo ? Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI