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La parola del lavoratore è sufficiente per accertare il lavoro nero?

12 Giugno 2021
La parola del lavoratore è sufficiente per accertare il lavoro nero?

Chi intende agire in giudizio per essere riconosciuto come dipendente di una azienda deve provare il proprio effettivo inserimento nell’organizzazione aziendale.

Sono anni che lavori per una società senza, tuttavia, un contratto regolare. Dopo tante promesse non mantenute, hai deciso di tutelare i tuoi diritti e di fare causa. Ti chiedi cosa devi dimostrare nel giudizio.

Nel nostro ordinamento, i rapporti di lavoro subordinato devono essere obbligatoriamente comunicati agli enti competenti, al fine di procedere alla loro regolarizzazione e al pagamento delle tasse e dei contributi sociali. Ma cosa succede se il lavoratore viene messo a lavorare senza contratto? La parola del lavoratore è sufficiente per accertare il lavoro nero? In questi casi, il prestatore di lavoro può agire in giudizio e chiedere che venga accertata la sussistenza di un lavoro subordinato. Tuttavia, incombe su di lui l’onere della prova.

Contratto di lavoro subordinato: cos’è?

Il contratto di lavoro subordinato [1] è la tipologia contrattuale maggiormente diffusa per l’assunzione del personale alle dipendenze del datore di lavoro. Con questo contratto il lavoratore si obbliga ad erogare la propria prestazione di lavoro a favore del datore di lavoro e a rispettare le sue direttive ed istruzioni sulle modalità di svolgimento del lavoro da compiere.

Il contratto di lavoro subordinato è considerato la forma comune di assunzione [2] perché garantisce al dipendente stabilità occupazionale nel tempo e l’accesso alle prestazioni di sicurezza sociale previste per i lavoratori (malattia, infortunio, gravidanza, tutela contro il licenziamento, disoccupazione, etc.).

Contratto di lavoro subordinato: tasse e contributi previdenziali

Quando le parti instaurano un rapporto di lavoro subordinato, il datore di lavoro deve obbligatoriamente comunicare l’assunzione agli enti competenti (centro per l’impiego). La comunicazione di assunzione viene automaticamente trasmessa all’Inps e all’Inail. L’instaurazione del rapporto di lavoro, infatti, determina automaticamente anche l’obbligo di versare i contributi previdenziali all’Inps e i contributi assistenziali all’Inail per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali. Se il datore di lavoro non effettua la comunicazione obbligatoria incorre in una sanzione amministrativa.

Inoltre, il datore di lavoro svolge anche la funzione di sostituto di imposta nel rapporto di lavoro. Ogni mese, infatti, l’azienda trattiene dal reddito lordo del lavoratore le tasse da erogare allo Stato (Irpef) e provvede a versarle all’Agenzia delle Entrate.

Lavoro nero: cos’è?

Con l’espressione lavoro nero o lavoro irregolare ci si riferisce alla prestazione lavorativa senza il rispetto degli obblighi di comunicazione del rapporto agli enti competenti e degli obblighi contributivi e fiscali. Il lavoratore in nero è un soggetto che svolge una prestazione di lavoro subordinato a favore del datore di lavoro senza che tale rapporto di lavoro sia conosciuto dagli enti pubblici.

Ne deriva l’omissione di una serie di obblighi gravanti sulle parti e, in particolare:

  • non vengono versati i contributi previdenziali all’Inps;
  • non vengono versati i contributi di assistenza all’Inail;
  • non vengono versate le tasse al fisco.

Inoltre, spesso, nell’ambito del lavoro in nero, il datore di lavoro non rispetta nemmeno i diritti inderogabili del lavoratore previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

In particolare, nelle ipotesi di lavoro irregolare, vengono sovente disattese le norme in materia di:

  • minimi salariali previsti dal Ccnl di settore;
  • ferie e permessi retribuiti;
  • tredicesima e quattordicesima;
  • trattamento di fine rapporto;
  • malattia, infortunio, gravidanza;
  • licenziamento.

Lavoro nero: cosa fare per tutelare i propri diritti?

Il lavoratore in nero può agire per tutelare la propria situazione in due modi diversi:

  1. può inviare una denuncia all’Ispettorato territoriale del lavoro (Itl);
  2. può agire in giudizio e chiedere al Giudice che venga accertata la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato.

In ogni caso, la parola del lavoratore non è sufficiente per accertare il lavoro nero. Nel caso della denuncia all’Itl, infatti, saranno gli ispettori del lavoro ad effettuare un accesso ispettivo presso l’azienda ed a constatare di persona la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato non regolarizzato.

Nel caso della causa in giudizio, invece, il lavoratore dovrà dimostrare, attraverso documenti e prove testimoniali, la sussistenza di un rapporto di lavoro e la sua soggezione al potere direttivo del datore di lavoro.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 1 D. Lgs. 81/2015.


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